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IVA: documenti fiscali, ricevuta, scontrino e sistemi di controllo

6 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 6 agosto 2015



IVA: ricevuta fiscale, scontrino, contrassegni, etichette, documenti di trasporto (ddt).

Il legislatore, nel tentativo di dare attuazione ad un complesso disegno per reprimere l’evasione d’imposta, ha introdotto — oltre agli obblighi contabili previsti in materia di IVA e imposte dirette — una serie di sistemi ulteriori di controllo:

a) ricevuta fiscale per i soggetti che svolgono attività di commercio al minuto e assimilate. Praticamente si tratta di tutte quelle categorie di soggetti passivi IVA che pongono in essere operazioni imponibili per le quali non è obbligatoria l’emissione dlla fattura (art. 8 L. 249/76).

La ricevuta fiscale deve contenere la data, il numero progressivo, l’indicazione della ditta emittente, la qualità e la quantità dei servizi prestati ed infine l’ammontare del corrispettivo.

Sono obbligati al rilascio della ricevuta fiscale tra le altre le seguenti categorie di commercianti: albergatori e ristoratori, pellicciai, gioiellieri, venditori di elettrodomestici, meccanici e carrozzieri di automobili e moto, artigiani.

L’emissione della ricevuta fiscale è stata equiparata all’emissione dello scontrino fiscale dal D.P.R. 696/96 per cui la scelta tra l’emissione dell’uno o dell’altro documento non è più subordinata all’opzione.

L’art. 2 del D.P.R. 696/96, individua una serie di soggetti esenti dall’obbligo di certificazione, quali le imprese di grande distribuzione e servizi che optano per la trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dell’ammontare complessivo dei corrispettivi giornalieri. Resta ovviamente fermo l’obbligo di emissione della fattura su richiesta del cliente.

La ricevuta fiscale deve generalmente essere emessa in duplice esemplare al momento della consegna del bene o al momento dell’ultimazione della prestazione;

b) scontrino fiscale. Deve essere rilasciato — in base alla L. 26-1-1983, n. 18 — utilizzando speciali registratori di cassa o terminali elettronici oppure bilance elettroniche munite di stampanti.

Si parla di scontrino fiscale «parlante» con riferimento allo scontrino integrato dall’indicazione del codice fiscale del cliente. Tale scontrino è idoneo a documentare le spese ai fini delle imposte dirette e sostituire il documento di trasporto ai fini della fatturazione differita.

Sono tenuti a tale adempimento i commercianti al minuto ed i contribuenti ad essi assimilati che effettuino:

cessioni di beni in locali aperti al pubblico o in spacci interni, per le quali non è dovuta la fattura;

somministrazioni in pubblici esercizi di alimenti e bevande, per le quali non è obbligatoria l’emissione della fattura.

Gli ambulanti emettono lo scontrino fiscale mediante l’uso di apparecchi misuratori fiscali differenti da quelli previsti per i commercianti in sede fissa.

Tuttavia se effettuano un numero ridotto di operazioni (inferiore a 4.000 nell’arco di un anno) possono emettere uno scontrino manuale o prestampato a tagli fissi;

c) contrassegni di Stato. Previsti per determinate categorie di beni contenuti in recipienti, imballaggi e simili per la vendita al consumo sono stati eliminati dal D.P.R. 48/2000;

d) etichette e contrassegni (art. 73bis D.P.R. 633/72). Possono essere apposti su taluni prodotti individuati con decreto ministeriale tra i seguenti beni:

prodotti tessili di cui alla L. 883/73, nonché indumenti in pelle o pellicce, anche artificiali;

apparecchi riceventi per la radiodiffusione e per la televisione, apparecchi per la registrazione del suono e delle immagini etc.;

dischi, nastri ed altri analoghi supporti fonografici;

e) documento di trasporto (D.D.T.). Con il D.P.R. 472/96, è stata abolita la bolla di accompagnamento, che resta comunque in vita per alcune categorie merceologiche quali tabacchi, fiammiferi, prodotti soggetti ed accise e imposte di consumo, prodotti soggetti a vigilanza fiscale.

Il documento di trasporto è il documento di consegna che interessa i soggetti IVA che intendono avvalersi della fatturazione differita.

Esso non deve obbligatoriamente accompagnare i beni ceduti, ma può essere anche spedito o inviato per corriere o via fax oppure emesso sotto forma di documento informatico.

Secondo quanto disposto dall’art. 1, co. 3, del D.P.R. 472/96, il documento di trasporto deve indicare essenzialmente: la data del trasporto, le generalità del cedente, del cessionario e dell’eventuale incaricato del trasporto, la descrizione della natura, della quantità e della qualità dei beni ceduti.

Tuttavia, in relazione ad operazioni per cui ci si è avvalsi della facoltà della fatturazione differita, ulteriore elemento da indicare obbligatoriamente nel documento di trasporto è il numero progressivo: infatti la fattura differita deve richiamare il numero e la data del documento di trasporto cui fa riferimento.

L’obbligo di numerazione progressiva del D.D.T. sussiste anche per vincere la presunzione di acquisto ai fini IVA ex art. 3 del D.P.R. 441/97 nell’ipotesi in cui la causale del documento non abbia effetti traslativi sulla proprietà.

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1 Commento

  1. Buongiorno, in merito a “La ricevuta fiscale deve generalmente essere emessa in duplice esemplare al momento della consegna del bene o al momento dell’ultimazione della prestazione” vorrei dire che la stessa, ricevuta fiscale, deve essere rilasciata dall’esercente al momento del ricevimento di denaro. Questa è l’interpretazione della G.d.F. Avendo una lavanderia e preso in consegna un bene da lavorare, con pagamento anticipato, ho rilasciato una ricevuta non fiscale e sono stato sanzionato. A nulla è valso dire che avrei emesso la ric. fisc. alla riconsegna del bene, che sarebbe avvenuta in data differita ( 1 mese, lavaggio piumone ). Chiedo il pagamento anticipato in quanto il ritiro del bene lavorato non avviene nella data stabilita o non avviene affatto. Vi leggo da diverso tempo ed apprezzo molto il Vs. operato.

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