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Dichiarazione IVA e rimborsi

6 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 6 agosto 2015



IVA e dichiarazione: trasmissione, presentazione, dichiarazione IVA annuale e autonoma, termini, esoneri, modelli, rimborsi.

Il nuovo regolamento sulla semplificazione (D.P.R. 435/2001) ha apportato sostanziali modifiche in tema di dichiarazioni IVA. Le novità più significative riguardano:

— l’obbligo di trasmissione telematica per tutti i contribuenti;

— i termini di presentazione della dichiarazione annuale;

— la soppressione delle dichiarazioni periodiche e l’introduzione di un nuovo adempimento consistente nella comunicazione dei dati IVA.

La dichiarazione annuale

A seguito dell’introduzione della dichiarazione unificata, la dichiarazione annuale IVA è rimasta in vita per poche categorie di contribuenti. Questi ultimi devono ogni anno presentare la dichiarazione relativa all’imposta dovuta per l’anno precedente.

A decorrere dal periodo d’imposta 2016 (quindi per le dichiarazioni da presentare nel 2017) viene eliminato l’obbligo di presentare la dichiarazione in forma unificata (art. 1, co. 641, L. 190/2014 come modificato dal D.L. 192/2014, conv. in L. 11/2015).

Dalla dichiarazione, da redigersi in conformità al modello approvato ogni anno con provvedimento pubblicato on line sul sito dell’Agenzia delle entrate, devono risultare (art. 8, co. 2, D.P.R. 322/98) dati ed elementi idonei:

— all’individuazione del contribuente;

— a determinare l’ammontare delle operazioni e dell’imposta;

— a porre in essere i controlli.

Il contribuente, inoltre, deve fornire gli altri elementi richiesti nel modello di dichiarazione eccetto quelli acquisibili direttamente dall’amministrazione finanziaria.

In base all’art. 3 del D.P.R. 322/98 tutte le dichiarazioni, per cui anche la dichiarazione annuale IVA, devono essere presentate per via telematica all’Agenzia delle entrate, direttamente o per il tramite degli appositi intermediari abilitati, di una banca convenzionata o di un ufficio postale.

Dichiarazione autonoma

L’obbligo di presentare la dichiarazione IVA in via autonoma è attualmente rimasto per i contribuenti quali:

a) le società di capitali e gli enti soggetti ad IRES nonché le società di persone, con l’esercizio non coincidente con l’anno solare;

b) le società controllanti e controllate, che effettuano la liquidazione dell’IVA di gruppo ai sensi dell’art. 73;

c) i curatori fallimentari e i commissari liquidatori, per le dichiarazioni da questi presentate per conto dei soggetti falliti o sottoposti a procedura di liquidazione coatta amministrativa;

d) i soggetti risultanti da operazioni straordinarie o da altre trasformazioni sostanziali soggettive in relazione alla dichiarazione annuale dei soggetti incorporati o fusi;

e) i rappresentanti fiscali dei soggetti non residenti e senza stabile organizzazione in Italia, per le dichiarazioni presentate per conto dei loro rappresentanti;

f) i soggetti non residenti identificati direttamente ai sensi dell’art. 35ter;

g) i venditori porta a porta, se non titolari di altri redditi, e/o sostituti d’imposta.

La dichiarazione IVA deve essere presentata, telematicamente, tra il 1° febbraio e il 30 settembre dell’anno successivo a quello cui la dichiarazione si riferisce (art. 8, co. 1, D.P.R. 322/98).

La dichiarazione annuale IVA, con l’eliminazione della dichiarazione unificata, andrà presentata entro il mese di febbraio (art. 1, co. 641, L. 190/2014 come modificato dal D.L. 192/2014, conv. in L. 11/2015).

Termini particolari sono poi fissati per le dichiarazioni presentate dai curatori fallimentari e commissari liquidatori.

Sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti dall’imposta di cui all’art. 10 del D.P.R. 633/72 salvo che siano tenuti alle rettifiche delle detrazioni o abbiano registrato operazioni intracomunitarie, nonché i contribuenti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative.

Le comunicazioni IVA

Entro il mese di febbraio di ciascun anno, i contribuenti devono presentare una comunicazione dei dati IVA riferita all’anno precedente.

In sostanza è stato introdotto un nuovo obbligo di contenuto equipollente al precedente, volto ad ottemperare gli obblighi comunitari che prevedono che il termine per la presentazione della dichiarazione IVA, stabilito dai singoli Stati, non può superare di due mesi la scadenza di ogni periodo fiscale.

Obbligati alla suddetta comunicazione sono tutti i soggetti titolari di partita IVA tenuti alla presentazione della dichiarazione IVA, anche se nell’anno non hanno effettuato operazioni imponibili o non siano tenuti ad effettuare le liquidazioni periodiche.

Ai sensi dell’art. 8bis del D.P.R. 322/98 sono invece esonerati:

—  i contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, salvo che abbiano registrato operazioni intracomunitarie;

—  i contribuenti esonerati dall’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA annuale, da specifiche norme (es. produttori agricoli che nell’anno solare precedente hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 2.582,28 euro);

—  gli organi ed amministrazioni dello Stato, i Comuni e i consorzi tra enti locali, le associazioni e gli enti gestori dei demani collettivi, le comunità montane, le Province e le Regioni;

—  i soggetti sottoposti a procedure concorsuali;

—  le persone fisiche che hanno realizzato nel periodo di riferimento un volume d’affari inferiore o uguale a 25.000 euro;

—  i contribuenti che presentano la dichiarazione annuale entro il mese di febbraio.

La comunicazione IVA deve essere presentata, tramite un apposito modello, approvato con provvedimento dell’Agenzia delle entrate, esclusivamente per via telematica. La trasmissione telematica, della comunicazione come per la dichiarazione, può essere effettuata direttamente dal contribuente o per il tramite di intermediari abilitati.

Entro cinque giorni lavorativi successivi all’invio della comunicazione IVA, l’Agenzia delle entrate trasmette all’utente, sempre telematicamente, un’apposita comunicazione di ricezione, che attesta l’avvenuta presentazione.

I contribuenti che esercitano più attività per le quali hanno tenuto contabilità separata, devono presentare un unico modello di comunicazione riepilogativo di tali attività. Nel caso in cui tra le varie attività ne figuri una per la quale è previsto l’esonero dalla dichiarazione IVA, i dati di questa ultima non devono essere ricompresi nella comunicazione.

In tale comunicazione il contribuente deve indicare:

— l’ammontare delle operazioni attive e passive al netto dell’IVA;

— l’ammontare delle operazioni intracomunitarie;

— l’ammontare delle operazioni esenti e non imponibili;

— l’imponibile;

— l’imposta relativa alle operazioni in oro e argento effettuate senza il pagamento dell’IVA;

— l’imposta esigibile e l’imposta detratta, risultanti dalle liquidazioni periodiche.

Tale comunicazione non ha, pertanto, effetto dichiarativo, in quanto il contribuente non procede all’autodeterminazione dell’imposta che avverrà, invece, per il tramite della dichiarazione annuale.

La comunicazione dati IVA è stata abrogata a decorrere dal periodo d’imposta 2016. Non dovrà, pertanto, essere presentata nel 2017 (art. 1, co. 641, L. 190/2014, come modificato dal D.L. 192/2014, conv. in L. 11/2015).

Dal 1° gennaio 2012 per tutte le operazioni rilevanti ai fini IVA soggette all’obbligo di fatturazione, gli operatori devono comunicare all’Agenzia delle entrate, telematicamente, l’importo complessivo delle operazioni attive e/o passive svolte nei confronti di un cliente o fornitore per le quali sussiste l’obbligo di fatturazione. Per le operazioni per le quali non è previsto tale obbligo è dovuta la comunicazione telematica solo se di importo superiore a 3.600 euro, al netto dell’IVA.

Pertanto l’emissione di una fattura, in sostituzione di altro documento fiscale fa scattare comunque l’obbligo di comunicare l’operazione anche se di importo inferiore ai 3.600 euro.

La comunicazione, da trasmettere esclusivamente per via telematica, deve essere effettuata annualmente attraverso il modello di comunicazione polivalente.

I modelli IVA

La dichiarazione annuale IVA si compone di un modello comprensivo di un frontespizio, destinato ad accogliere i dati identificativi del contribuente nonché il riepilogo dei versamenti periodici e di un modulo formato, invece, da una serie di quadri in cui vanno inseriti dati e informazioni attinenti all’attività esercitata, alle operazioni effettuate e a quant’altro.

Modelli particolari sono previsti:

— per la dichiarazione presentata dal curatore fallimentare (modello IVA 74bis);

— per la liquidazione dell’IVA di gruppo (modello IVA 26).

Nell’ipotesi in cui invece il contribuente è tenuto alla presentazione del modello unico, dovrà ricorrere sempre al modello principale utilizzando però il frontespizio del modello unico. Pertanto gli altri quadri saranno gli stessi e anche le modalità di compilazione.

Il versamento di conguaglio o l’eventuale rimborso dell’eccedenza

Ai sensi dell’art. 30, co. 1, del D.P.R. 633/72, la differenza fra l’ammontare dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale e l’ammontare dei versamenti effettuati nel corso dell’anno precedente, deve essere versata in unica soluzione entro il 16 marzo di ciascun anno ovvero entro il termine previsto per il pagamento delle somme dovute in base alla dichiarazione unificata annuale, maggiorando le somme da versare degli interessi in ragione dello 0,40 per cento per ogni mese o frazione di mese successivo a tale data.

Se dalla dichiarazione annuale risulta che l’ammontare detraibile, aumentato dei versamenti effettuati, è superiore a quello dell’imposta relativa alle operazioni imponibili, il contribuente ha diritto a computare in detrazione il relativo importo nell’anno successivo o a compensarlo con altre imposte dovute in base a dichiarazione unificata o a versamenti periodici.

Tuttavia lo stesso contribuente potrà chiedere il rimborso dell’eccedenza di imposta versata, in caso di cessazione di attività e, se l’ammontare supera i 2.582,28 euro, nelle ipotesi contemplate nel co. 3 dell’art. 30 del D.P.R. 633/72 (v. anche parte I, titolo II, cap. XI, parr. 6 e 7).

Anche fuori dai casi sopra richiamati il contribuente può chiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile, risultante dalla dichiarazione annuale, se dalle dichiarazioni dei due anni precedenti risultano eccedenze detraibili; in tal caso il rimborso può essere richiesto per un ammontare comunque non superiore al minore degli importi delle predette eccedenze (art. 30, co. 4, D.P.R. 633/72).

Si ricorda infine che l’IVA risultante dalla dichiarazione annuale non è dovuta o, se il saldo è negativo, non è rimborsabile se i relativi importi non superano 10,33 euro (10 euro per effetto degli arrotondamenti effettuati in dichiarazione).

Modalità di richiesta ed esecuzione dei rimborsi

L’art. 13 del D.Lgs. 175/2014 (decreto semplificazioni fiscali) riscrive completamente l’art. 38bis del D.P.R. 633/72 ridefinendo le soglie per la presentazione delle garanzie nonchè le modalità per l’effettuazione dei rimborsi.

La logica perseguita è quella di creare un rapporto di maggior fiducia tra fisco e contribuenti alleggerendo gli adempimenti e snellendo le procedure.

Le nuove disposizioni aumentano, in primo luogo, l’ammontare dei rimborsi eseguibili senza la prestazione della garanzia da 5.000 a 15.000 euro e stabiliscono che anche quelli di importi superiori a 15.000 euro possano essere eseguiti senza alcuna prestazione di garanzia per i contribuenti non a rischio che presentano la dichiarazione o l’istanza da cui emerge il credito recante il visto di conformità o la dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

In buona sostanza i rimborsi fino a 15.000 euro sono eseguiti semplicemente in base alla presentazione della dichiarazione senza la necessità di alcun altro adempimento da parte del contribuente.

Per rimborsi superiori a 15.000 euro erogabili senza la presentazione della garanzia i contribuenti devono:

— farne richiesta nella dichiarazione annuale, da cui emerge che il credito è superiore a 15.000 euro, recante il visto di conformità;

— presentare la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti che il patrimonio netto non è diminuito rispetto all’ultimo periodo d’imposta di oltre il 40% e che non risultano cedute azioni o quote della società stessa per un ammontare superiore al 50% del capitale sociale.

Il contribuente, ovviamente, può decidere di presentare la garanzia in luogo del visto di conformità.

Infine i rimborsi superiori a 15.000 euro erogabili previa presentazione della garanzia sono quelli richiesti da:

– soggetti passivi che esercitano un’attività di impresa da meno di due anni diversi dalle imprese start up innovative;

– soggetti passivi ai quali, nei due anni antecedenti la richiesta di rimborso, sono stati notificati avvisi di accertamento o di rettifica da cui risulti per ciascun anno, una differenza tra gli importi accertati e quelli dell’imposta dovuta;

– soggetti passivi che presentano la dichiarazione o l’istanza priva del visto di conformità o non presentano la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà;

– soggetti passivi che richiedono il rimborso dell’eccedenza detraibile risultante dall’atto di cessazione dell’attività.

Infine chi è intestatario di conto fiscale può ricorrere ad una procedura semplificata presentando un istanza di rimborso all’agente della riscossione. Tale procedura, applicabile per importi massimi di 700.000 euro, segue per il resto, ossia per quanto riguarda gli adempimenti, le stesse regole della procedura ordinaria.

Rimborsi IVA infrannuali

È tuttora consentito il rimborso dell’IVA relativa a periodi di imposta inferiori all’anno (trimestrale) (art. 38bis, co. 2, D.P.R. 633/72). È necessario, in ogni caso, che il credito maturato sia superiore a 2.582,28 euro e che si verifichi uno dei seguenti casi:

– che il contribuente svolga, esclusivamente o prevalentemente, attività che comporti l’effettuazione di operazioni soggette ad imposta con aliquota inferiore rispetto a quella pagata per gli acquisti e le importazioni;

– che il contribuente effettui operazioni non imponibili per un ammontare superiore al 25% dell’ammontare complessivo di tutte le operazioni effettuate;

– che il contribuente sia non residente e senza stabile organizzazione nel territorio dello Stato e operi in Italia tramite rappresentante fiscale;

– che il contribuente effettui acquisti ed importazioni di beni ammortizzabili per un ammontare superiore ai 2/3 dell’ammontare complessivo degli acquisti e delle importazioni di beni e servizi imponibili ai fini IVA limitatamente all’imposta relativa all’acquisto o all’importazione di beni ammortizzabili;

– che il contribuente effettui prevalentemente operazioni non soggette all’imposta per mancanza del requisito della territorialità e che effettui, nei confronti di soggetti passivi esteri, per un importo superiore al 50% dell’ammontare di tutte le operazioni effettuate, prestazioni di lavoro relative a beni o servizi accessori ovvero prestazioni di servizio esenti nei confronti di soggetti stabiliti al di fuori della UE.

In base all’art. 8, co. 2, del D.P.R. 542/99 il rimborso infrannuale deve essere richiesto presentando all’Ufficio competente apposita istanza, esclusivamente per via telematica, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.

In alternativa al rimborso, ai sensi dell’art. 8, co. 3, del D.P.R. 542/99, i contribuenti possono effettuare la compensazione, per l’ammontare massimo corrispondente all’eccedenza detraibile del trimestre di riferimento, presentando all’Ufficio competente apposita istanza, per via telematica, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento.

La compensazione, tuttavia, può essere richiesta solo successivamente alla presentazione dell’istanza di rimborso. Inoltre il superamento del limite di 5.000 euro annui, riferito all’ammontare complessivo dei crediti trimestrali maturati nell’anno di imposta, comporta l’obbligo di utilizzare in compensazione i predetti crediti a partire dal giorno sedici del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza.

Rimborsi per l’IVA assolta in altro Stato membro

Ai sensi dell’articolo 38bis1 del D.P.R. 633/72 i soggetti passivi stabiliti nel territorio dello Stato che hanno assolto l’imposta in un altro Stato membro in relazione a beni e servizi ivi acquistati o importati possono chiedere il rimborso allo Stato membro presentando un’istanza all’Agenzia delle entrate tramite un apposito portale elettronico.

L’Agenzia delle entrate inoltra la richiesta allo Stato membro del rimborso ad eccezione dei casi in cui il richiedente:

— non ha svolto un’attività d’impresa, arte o professione;

— ha effettuato unicamente attività esenti o non soggette ad IVA che non danno diritto alla detrazione;

— si è avvalso del regime dei contribuenti minimi;

— si è avvalso del regime speciale dei produttori agricoli.

Rimborsi a soggetti non residenti stabiliti in altro Stato membro della Comunità

I soggetti residenti in altri Stati membri della Comunità assoggettati ad IVA nello Stato in cui hanno il domicilio o la residenza chiedono il rimborso dell’imposta assolta sulle importazioni di beni e sugli acquisti di beni e di servizi.

Tale rimborso non può essere richiesto dai soggetti che nel periodo considerato disponevano di una stabile organizzazione nel territorio dello Stato.

L’ammontare complessivo della richiesta di rimborso relativa ai periodi infrannuali non può essere inferiore a 400 euro; se inferiore spetta annualmente sempreché di importo non inferiore a 50 euro.

La richiesta di rimborso è presentata con riferimento ad un periodo non superiore ad un anno solare e non inferiore a tre mesi.

La richiesta è inoltrata per via elettronica tramite lo Stato membro ove è stabilito il richiedente.

Al rimborso provvede il competente Ufficio territoriale della Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate e la decisione in ordine al rimborso dell’imposta è notificata al richiedente entro quattro mesi dalla ricezione della richiesta.

Il rimborso è poi effettuato entro 10 giorni lavorativi dalla scadenza del precedente termine ed è eseguito nel territorio dello Stato o, su domanda del richiedente, in un altro Stato membro (art. 38bis2 D.P.R. 633/72).

Le procedure di controllo sui rimborsi da erogare: la struttura di gestione

Allo scopo di snellire al massimo le procedure di rimborso e assicurare maggiore vigilanza sulle somme da erogare, è stato previsto che gli agenti inoltrino telematicamente alla struttura di gestione, la richiesta di accredito degli importi necessari alla erogazione dei rimborsi risultanti dalle istanze presentate dai contribuenti.

La struttura di gestione ha il compito di verificare la compatibilità della richiesta di rimborso con il limite di 700.000 euro fissato dall’art. 34, co. 1, della L. 388/2000. Essa preleva, per via telematica, dalla contabilità speciale fondi di bilancio, le somme necessarie a ciascun agente della riscossione per l’effettuazione dei rimborsi e le mette a disposizione degli stessi su apposite contabilità speciali aperte presso le competenti sezioni di tesoreria provinciale dello Stato; inoltre, comunica all’agente della riscossione l’importo del rimborso ritenuto ammissibile.

Gli agenti per l’accredito dei rimborsi sui conti correnti degli aventi diritto, inviano, a ciascuna banca detentrice dei conti, l’elenco dei creditori con l’indicazione dell’importo spettante ad ognuno e delle relative coordinate bancarie.

Rimborsi IVA a soggetti residenti negli Stati CE

L’art. 38ter del D.P.R. 633/72 disciplina i rimborsi a favore dei soggetti residenti negli Stati CE e privi, in Italia, di una stabile organizzazione o di un rappresentante fiscale ex art. 17 D.P.R. 633/72. I soggetti in questione possono ottenere, in relazione a periodi inferiori all’anno, il rimborso dell’imposta concernente beni mobili e servizi importati o acquistati, sempreché di importo complessivo non inferiore a 200 euro. Se l’importo complessivo relativo ai periodi infrannuali risulta inferiore a 200 euro il rimborso spetta annualmente, sempreché di importo non inferiore a 25 euro.

La disposizione si applica, a condizione di reciprocità, anche agli operatori economici domiciliati e residenti in Stati non appartenenti alla CE, ma limitatamente all’imposta relativa agli acquisti e importazioni di beni e servizi inerenti alla loro attività.

Ai rimborsi provvede il Centro operativo di Pescara entro il termine di sei mesi dalla data di presentazione della richiesta. In caso di rifiuto, l’ufficio provvede, entro il suddetto termine, alla notifica di apposito provvedimento motivato avverso il quale è ammesso ricorso secondo le disposizioni relative al contenzioso tributario.

Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi del 2,75% annuo, con decorrenza dal centottantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la richiesta di rimborso, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica dell’eventuale richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni.

Il rimborso può essere sospeso se è stato notificato atto di contestazione o di irrogazione della sanzione — ancorché non definitivo — nel caso in cui vi sia stata una violazione (art. 23, co. 1, D.Lgs. 472/97).

In presenza di provvedimento definitivo, l’ufficio competente per il rimborso pronuncia la compensazione del debito (art. 23, co. 2, D.Lgs. 472/97).

I provvedimenti di cui sopra sono impugnabili avanti alla Commissione tributaria o, in mancanza, avanti al tribunale.

Sgravi di imposta IVA a viaggiatori residenti fuori dalla CE

L’art. 38quater prevede la possibilità per i viaggiatori stranieri domiciliati o residenti fuori dalla Comunità Europea di acquistare senza pagamento di imposta beni di valore complessivo superiore a 154,94 euro, purché destinati all’uso personale o familiare, da trasportarsi nei bagagli personali fuori del territorio doganale della CE.

Perché venga accordata tale agevolazione è necessario che sia emessa fattura e che i beni siano trasportati fuori dall’Unione Europea entro 3 mesi.

L’esemplare della fattura consegnato al cessionario deve essere restituito al cedente entro 4 mesi dall’effettuazione dell’operazione, deve recare anche l’indicazione degli estremi del passaporto o di altro documento equipollente da apporre prima di ottenere il visto doganale e deve essere vistato dall’Ufficio doganale.

Qualora il cedente abbia emesso fattura soggetta ad IVA dovrà essere attuata una diversa procedura per consentire al cessionario il recupero dell’IVA versata (art. 38quater, co. 2).

Manuale di Diritto Tributario

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