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Lo sai che? Affido condiviso: tempi di permanenza del figlio non per forza uguali

Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 agosto 2015

Separazione, divorzio, affido condiviso, affido esclusivo, collocazione del figlio minore, mantenimento, assegnazione, giorni presso il padre e presso la madre.

 

L’affidamento condiviso del figlio ad entrambi gli ex coniugi non comporta che il minore debba trascorrere tempi uguali (o simili) con l’uno e con l’altro genitore: il diritto alla bigenitorialità, infatti, non viene compromesso dalla previsione di tempi diversi di permanenza del bimbo con il padre e con la madre. Lo ha chiarito la Cassazione in una ordinanza di ieri [1].

Insomma, sottolinea la Suprema Corte, l’affido condiviso non comporta una perfetta divisione della vita del bambino al 50% tra papà e mamma. Ben potrebbe essere – come del resto di norma succede – che il figlio viva più tempo presso il genitore collocatario che con l’altro.

note

[1] Cass. ord. n. 16297/15 del 3.08.2015.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 16 aprile – 3 agosto 2015, n. 16297
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

In un procedimento di separazione personale tra R.L. e A.S., la Corte d’Appello di Brescia, con sentenza del 6/5/2013, confermando la pronuncia di primo grado, affidava la figlia minore della coppia ad entrambi i genitori in forma condivisa, con collocazione presso la madre, e stabiliva tempi e modalità di permanenza della bambina presso il padre.
Ricorre per cassazione il marito, che pure deposita memoria difensiva. Non svolge attività difensiva la moglie.
Con il primo motivo il marito deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 155, primo e secondo comma c.c.; assume che la Corte d’appello, pur avendo disposto l’affido condiviso della figlia, avrebbe in realtà stabilito un affido esclusivo alla madre, atei i tempi troppo limitati e contenuti di frequentazione della bambina con il padre compromissione del diritto alla bigenitorialità.
La censura non pare fondata. La Corte territoriale, con una valutazione di merito non censurabile in questa sede, confermando la decisione del primo giudice, ha bensì stabilito un regime che vede la bambina rimanere con la madre per un periodo di tempo ben superiore rispetto al padre, ma ciò non implica violazione dei principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente, come da prassi ampiamente consolidata, tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori. La Corte d’appello ha inoltre osservato, con motivazione parimenti congrua ed adeguata, come non sussistano i presupposti per un incremento dei tempi di permanenza della figlia con il padre, potendo essi comunque mantenere e rafforzare il loro rapporto con l’uso del telefono o altri mezzi di comunicazione.
Con il secondo motivo, il marito deduce omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Lamenta come la Corte d’appello nulla abbia motivato in ordine alle prove dedotte, finalizzate a comprovare condotte materne pregiudizievoli, ostative ad una collocazione della bambina presso la madre stessa. Le censura è fondata. Come si evince dalla stessa sentenza gravata, il ricorrente aveva formulato un notevole gruppo di capitoli per interpello e testi quanto ad asseriti comportamenti che la moglie avrebbe tenuto verso la figlia durante la convivenza coniugale e successivamente.
La Corte territoriale nulla ha statuito sul punto, avendo ritenuto di confermare la collocazione della figlia presso la madre, che ha convissuto con lei sin dai primi tempi della separazione dei coniugi. Come ha più volte affermato questa Corte, il giudice del merito non è tenuto a motivare specificamente sulla reiezione di tutte le istanze istruttorie, essendo sufficiente che il medesimo giustifichi, con motivazione adeguata, la sua valutazione in ordine alla sufficiente istruzione della causa (Cass. 7504/2011). Ciò non è avvenuto nel caso di specie, posto che la Corte ha fondato la sua decisione circa la collocazione della minore su un mero dato di fatto (prevalente convivenza con la madre) senza puntualmente valutare l’ammissibilità e la rilevanza delle istanze istruttorie dedotte dal padre.
Va pertanto in parte qua accolto il ricorso; cassata la sentenza impugnata, con rinvio al giudice a quo, in diversa composizione, anche per le spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie in parte qua il ricorso; cassa la sentenza impugnata, con rinvio alla Corte d’Appello di Brescia, in diversa composizione, anche per le spese.


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1 Commento

  1. I figli dopo una separazione e senza voler generalizzare, vengono d’ufficio, salvo particolari condizioni, affidati alla madre, vuoi per ordinamento o vuoi per consietudine o cultura ma questi sono i fatti che possiamo vivere in un tribunale minorile (inteso come percentuale di massima…).
    Senza andare oltre e quindi senza aggiungere altre eventuali difficoltà se presenti, si applica il concetto della biogenitorialità, che se è vero per condizione, non è possibile che un figlio passi lo stesso tempo con il padre e la madre è anche vero, questo è un dato di fatto, che sempre un figlio passa con il genitore non affidatario il restante tempo in un concetto di “tempo limitato”: un weekend al mese, a volte due o solo pochi giorni precedentemente stabiliti, tanto, motivazione assurda quanto surreale, tanto si può “rafforzare” un rapporto con l’uso dei telefoni e i mezzi di comunicazione. Senza che ci nascondiamo ma sappiamo molto bene, chiunque è toccato in prima persona, che, il genitore non affidatario nel costruire un rapporto a distanza con i mezzi di comunicazione, a volte con i dovuti quanto scontati ostacoli quotidiani, non trova di certo lo stesso livello di qualità e intimità (non di tempo…) del genitore affidatario. La rovina dei figli separti non nasce dai solo dai genitori, condizione quest’ultima già avanzata se ci si ritrova a impugrare una causa, ma dall’indotto, perchè di un indotto si tratta, di organi, persone, professionisti che gravitano intorno alle tematiche familiari, senza comprendere di fatto le reali necessità e dinamiche che generano le separazioni e fornendo condizioni surreali al vero bisogno non solo dei figli ma anche dei singoli genitori.

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