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Congedo straordinario: come comportarsi

5 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 agosto 2015



Il lavoratore che usufruisce del congedo straordinario retribuito non può utilizzare le ore di congedo dal lavoro per soddisfare interessi personali.

Non è infrequente che nell’ambito di una famiglia uno dei componenti sia affetto da disabilità o da malattia grave. Il lavoratore si trova così nella difficile situazione di dover dividersi tra la necessità di assistere il proprio familiare e l’adempimento degli obblighi lavorativi. Al fine di agevolare il lavoratore, l’ordinamento italiano prevede, accanto ai permessi per l’assistenza del familiare affetto da handicap o da una patologia grave, il cosiddetto congedo straordinario retribuito.

COS’É IL CONGEDO STRAORDINARIO RETRIBUITO

Il congedo straordinario consiste nella possibilità, concessa al lavoratore dipendente, di assentarsi dal lavoro per un periodo massimo di due anni al fine di assistere un familiare affetto da handicap grave o da una malattia grave [1].

CHI PUÓ CHIEDERE IL CONGEDO STRAORDINARIO

I soggetti che possono beneficiare del congedo straordinario sono nell’ordine:

– il coniuge convivente della persona affetta da grave handicap;

– nel caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, il diritto a fruire del congedo spetta al padre o alla madre, anche adottivi, del portatore di handicap;

– nel caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, il diritto è riconosciuto ad uno dei figli della persona da assistere purché convivente con quest’ultima;

– nel caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, il diritto spetta ad uno dei fratelli o sorelle conviventi [2];

– nel caso di mancanza, decesso o patologie invalidanti dei soggetti indicati, il diritto spetta al parente o affine entro il terzo grado convivente.

L’ordine appena indicato ha natura vincolata ciò vuol dire che dev’essere rigorosamente rispettato al fine di poter accedere al congedo straordinario.

I PRESUPPOSTI

Affinché il lavoratore possa fare richiesta di congedo straordinario è necessario che ricorrano una pluralità di presupposti sia soggettivi che oggettivi.

Quanto ai presupposti soggettivi il congedo può essere richiesto soltanto per assistere un familiare affetto da handicap grave[3] o da una delle seguenti patologie invalidanti: le patologie acute o croniche che determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, ivi incluse le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche; le patologie acute o croniche che richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali; ed infine le patologie acute o croniche che richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario [4].

Quanto ai presupposti oggettivi è necessario che il lavoratore ed il familiare convivano, cioè abbiano la residenza nello stesso Comune ed allo stesso indirizzo e numero civico anche in interni differenti.

È inoltre necessario che il familiare bisognoso di cura non sia ricoverato a tempo pieno presso una struttura sanitaria o assistenziale.

 

MODALITÀ DI FRUIZIONE

Il congedo straordinario ha una durata massima di 24 mesi i quali possono essere utilizzati anche in maniera frazionata.

È bene precisare che per frazionamento si intende il godimento in periodi separati ma non la possibilità di chiedere solo singole ore della giornata lavorativa.

 

LA RETRIBUZIONE

Il lavoratore, durante il periodo di congedo, ha diritto ad un’indennità pari all’ultima retribuzione con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento[5].

 

IL QUESITO

Sono una lavoratrice del settore commercio terziario, da anni mi occupo di mia mamma con disabilità grave e accompagnamento. Ho richiesto di assentarmi dal lavoro per il periodo che va dal 5 agosto 2015 al 20 settembre 2015 usufruendo del congedo straordinario per assistenza: Le chiedo, alla luce delle ultime sentenze in materia di permessi 104 che prevedono il licenziamento del lavoratore in caso si assenti anche per minima parte della giornata per interessi personali non legati alla cura del disabile, debbo restare obbligatoriamente in casa per tutto il periodo del congedo o posso assentarmi senza timore di incorrere in sanzioni?”.

Quanto al quesito posto, e cioè se il lavoratore beneficiario del congedo straordinario retribuito possa assentarsi dall’abitazione “anche per minima parte della giornata per interessi personali non legati alla cura del disabile”, è necessario ricordare che la più recente giurisprudenza di legittimità adotta una posizione molto rigida sul punto. La Corte di Cassazione, infatti, riconosce la legittimità del licenziamento disciplinare nei confronti del lavoratore che abbia utilizzato anche solo una parte delle ore di permesso per soddisfare interessi meramente personali.

E ciò perché un simile comportamento integra un abuso del diritto che viene considerato particolarmente odioso e grave in quanto si ripercuote sull’elemento fiduciario che connota il rapporto di lavoro ed è idoneo a porre in dubbio “la futura correttezza dell’adempimento in quanto sintomatica di certo atteggiarsi del lavoratore rispetto agli obblighi assunti[6].

 

In altre parole la Suprema Corte condanna non solo il comportamento del lavoratore che chiede un permesso ai sensi della L. n. 104 del 1992 per soddisfare interessi esclusivamente personali (ad es. per trascorrere un weekend lungo in vacanza), ma anche la condotta di chi utilizza anche solo poche ore del permesso per motivi diversi da quelli di natura assistenziale (ad es. per andare a fare shopping oppure per trascorrere la serata con amici in un locale pubblico).

E ciò vale anche se la maggior parte delle ore del permesso è stata dedicata all’assistenza della persona affetta dalla disabilità.

 

Diverso è, invece, il ragionamento nel caso in cui il permesso venga utilizzato per perseguire una finalità mista cioè per soddisfare contemporaneamente sia l’interesse dell’assistito sia quello del lavoratore.

Si pensi, ad esempio, al caso in cui il lavoratore esca per acquistare medicinali o per fare la spesa non solo per il proprio familiare ma anche per sé stesso.

In quest’ultimo caso, nonostante il silenzio legislativo, la ragionevolezza impone di considerare la condotta del lavoratore legittima poiché l’assistenza dell’invalido implica non solo il soccorso materiale e morale, ma anche il compimento di tutte quelle attività quotidiane necessarie alla sopravvivenza e ad una vita dignitosa del disabile.

In altre parole per assistenza non s’intende necessariamente il comportamento consistente nell’accudire fisicamente il familiare, ma tutte le attività che si rendano indispensabili ai fini della cura dello stesso.

Nonostante le differenze tra permesso e congedo straordinario (il primo infatti è limitato solo a poche ore, mentre il secondo si estende in più ampio arco di tempo), non vi è alcun dubbio che quanto previsto dalla giurisprudenza in tema di permessi si estenda anche al congedo straordinario stante la medesima natura delle due figure esaminate.

 

IL CONSIGLIO

In conclusione il consiglio che le do è di utilizzare il tempo del congedo richiesto con attenzione facendo in modo che i suoi allontanamenti dall’abitazione familiare siano finalizzati a soddisfare contemporaneamente sia l’interesse all’assistenza di Sua madre sia eventuali Suoi interessi personali.

note

[1] Art. 80 L. n. 388/2000.

[2] Circolare INPS del 15 novembre 2013, n. 59.

[3] Art. 3, co. 3, L. n. 104/1992.

[4] Art. 2, co. 1, lett. d), numeri 1, 2 e 3 del Decreto Interministeriale n. 278/2000.

[5] Art. 42 del D.Lgs n. 151/2001.

[6] Cass. sent. n. 8784/2015.

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9 Commenti

  1. Buonasera vorrei sapere se il congedo straordinario ha una libera uscita dopo le ore di assistenza che corrispondono alle ore di lavoro e del turno

  2. buona sera, vorrei sapere se durante il congedo straordinario, posso licenziarmi senza dover tornare per il periodo di preavviso
    grazie

  3. buongiorno Vi chiedo delle informazioni riguardanti l’utilizzo della L.151.
    personalmente assisto mio padre che è invalido al 100% con accompagnamento,e avendo in casa anche mia mamma anch’essa invalida al 100%, ed essendo anche io invalido al 100% ma con idonietà al lavoro con mansioni ridotte volevo sapere in modo esatto per non incorrere in spiacevoli situazioni con l’azienda con la quale lavoro ,le esatte norme comportamentali in quanto anche io avente bisogno delle esigenze legate alle mie patologie. Sperando in una risposta esaudiente tenendo conto della situazione .

    1. Non c’è nessun comportamento particolare da osservare. Basta che si presti assistenza, anche non continua, ai disabili nei giorni di permesso. Nell’arco della giornata di può aver cura anche dei propri bisogni e sti propri svaghi. Cassazione docet

  4. Buonasera, ma se il disabile necessita di piu ricoveri il congedo viene sospeso nel periodo del ricovero?
    Grazie

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