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Matrimonio gay: coi contratti tra conviventi qualcosa si può…

5 agosto 2015 | Autore:


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Unioni civili tra persone dello stesso sesso: registri anagrafici e situazione attuale della legge.

 

Nonostante in passato vi sia stata qualche proposta di regolamentazione delle unioni civili allo stato non v’è alcuna possibilità di disciplinare nei registri anagrafici il rapporto affettivo tra persone che decidono di vivere insieme senza volere o potere contrarre matrimonio.

Purtuttavia, c’è un modo per consentire alle coppie di fatto di disciplinare i loro rapporti specie di carattere patrimoniale, concordando contrattualmente le regole e le caratteristiche del vivere comune.

Si tratta di un vero e proprio contratto sottoscritto da entrambi i partner elaborato dalla prassi e accettato anche dall’associazione del Notariato che, allo scopo, gli ha dedicato una pagina web a disposizione di chi vi abbia interesse.

La caratteristica principale del contratto – e il suo limite, allo stato – è che esso vincola i soggetti contraenti, ma non può essere utilizzato nei confronti dei terzi, se non a fini limitati. Può prevedere, per esempio, la nomina reciproca ad amministratore di sostegno o l’indicazione della persona che ha diritto di assistere l’altro in caso di ricovero o di malattia, specie qualora fosse compromessa la capacità di intendere e di volere.

La forma richiesta è l’atto scritto e il contenuto dovrà, di volta in volta, essere determinato sulla base delle indicazioni e delle esigenze dei contraenti. Potrà prevedere la partecipazione di ciascuno alle spese comuni, il criterio di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza –una vera e propria comunione dei beni a carattere volontario – l’obbligo per uno dei due di occuparsi delle faccende domestiche e, per l’altro, di destinare il ricavato della sua attività lavorativa alle esigenze di vita comune.

Particolare rilievo potrebbe avere l’aspetto riguardante i modi di uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi i conviventi ovvero sia in affitto) in caso di scioglimento del rapporto; gli effetti dell’eventuale cessazione del rapporto di convivenza sui rapporti patrimoniali in comune, le modalità per la definizione dei reciproci rapporti economici in caso di cessazione della convivenza.

Non è da escludere che il contratto contenga clausole concernenti il mantenimento dei figli di uno dei partner, salva la competenza di controllo e di decisione demandata al Giudice tutelare.

Il contratto deve ovviamente prevedere la sua efficacia vincolante sia legata alla convivenza more uxorio desumibile, per esempio, dalla residenza anagrafica.

Non sarà invece possibile prevedere effetti di carattere successorio, perché sono vietati dalla legge i cosiddetti “patti successori”, cioè gli accordi tra contraenti che sanciscano obblighi o diritti per l’epoca successiva alla morte. Questi aspetti potranno, semmai, essere regolati da un testamento: esso che potrebbe essere redatto contestualmente da ciascuno ed è, comunque, sempre revocabile senza necessità di motivazione [1]. Nel testamento si potrà disporre –nei limiti consentiti dalle cosiddette “riserve di legge” – di alcuni importanti diritti quali, per esempio, quello di abitare la casa comune o la prelazione in caso di vendita.

La violazione degli obblighi concordemente assunti nel contratto –come detto – non potrà vincolare i terzi estranei, ma la parte non inadempiente potrà rivolgersi al giudice per ottenerne il rispetto.

La durata del contratto coincide generalmente con la durata del rapporto di convivenza, ma ben può stabilirsi una durata predeterminata con la facoltà, alla scadenza, di prorogarla ulteriormente. È ovviamente insita nel contratto la possibilità di recesso in qualunque momento, all’avverarsi di condizioni prestabilite, o previo pagamento di una penale (multa penitenziale). In questi casi non è da escludere la previsione di un obbligo di alimenti e il loro ammontare di norma legato alla durata del rapporto.

note

[1] Art. 458 cod. civ.

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