Diritto e Fisco | Editoriale

Lavoro, opportunità dal regolamento europeo sulla privacy

6 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 agosto 2015



Le aziende cercano figure tecnologiche, senza trovare un’adeguata offerta e le future norme sulla privacy daranno un’ulteriore spinta alla richiesta

Mentre i numeri sulla disoccupazione continuano a essere allarmanti, soprattutto quelli relativi ai giovani, uno studio di Federprivacy rivela che le attese norme “made in Europe” in materia di riservatezza dei dati, potrebbero creare migliaia di posti di lavoro.
Per una volta, dunque, l’Europa si rivela amica. E questa divergenza tra disoccupazione e richiesta di professionalità non è un paradosso. Piuttosto è un atto di accusa al sistema formativo e di formazione continua italiano.

Il regolamento, infatti, attraverso le previsione di controlli, adeguamenti tecnologici e uso dei big data, traccerà una chiara linea di cosa occorre saper fare per lavorare. Tecnologia, programmazione, capacità di analisi, software e hardware: sono queste le chiavi di volta per cambiare sia il destino economico del Paese sia la condizione occupazionale di migliaia di giovani o disoccupati. Il digital divide italiano è anche questo: una preparazione inadeguata ai cambiamenti in corso.

I dati della Cgia di Mestre sono eloquenti. Nei primi sei mesi del 2015 il settore informatico e quello delle telecomunicazioni hanno fatto segnare un +53,7% di assunzioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Addirittura sarebbero 29mila i posti di lavoro che nei primi tre mesi dell’anno le imprese hanno messo vanamente a disposizione.

Uno studio in corso da parte di Federprivacy [1], condotto tra 1.000 aziende italiane, già rivela come si stiano scaldando i motori nei settori della data protection (protezione dei dati, privacy) e dell’information technology. I primi dati segnalano un effettivo bisogno, mentre sussiste ancora incertezza su quali ruoli e mansioni andare a ricoprire. Ma un fatto è certo, ed è possibile anticiparlo: una preparazione scientifica/tecnologica potrà aprire a breve interessanti opportunità (il lavoro in esame è denominato “ “I profili professionali sulla privacy e il nuovo regolamento europeo” e sarà presentato a Roma il prossimo ottobre).

Il nuovo regolamento dovrebbe vedere la luce tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016. Sarà applicabile a tutti gli Stati Ue, senza che sia necessario il recepimento attraverso un’apposita legge.
Il pacchetto di norme prenderà in considerazione gli enormi sviluppi tecnologici che hanno reso in gran parte obsoleti i codici della privacy presenti in Europa. Le novità più rilevanti riguarderanno le modalità di raccolta e l’uso dei dati, che dovranno essere associate all’utilizzo di tecnologie più efficienti.
Ampio spazio sarà riservato ai big data, ovvero tutte quelle informazioni sul comportamento degli utenti che le aziende – attraverso un sito web, per esempio o acquistandole – possono raccogliere. Le tecniche di profilazione e identificazione potenzialmente possono violare la privacy di ogni persona. Ecco allora che la richiesta sarà di adottare strumenti in grado di proteggere i dati, senza danneggiare le strategie di marketing.
Infine si aspettano importanti regolamentazioni sia riguardo all’uso – anche di quello che ne fanno le aziende – dei social network e sul diritto all’oblio sulle piattaforme digitali.

note

[1] Federprivacy, comunicato stampa 5 agosto 2015

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