Come Wind e 3 hanno sorpassato Tim e Vodafone

7 agosto 2015


Come Wind e 3 hanno sorpassato Tim e Vodafone

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 agosto 2015



Fusione tra Wind e 3 Italia, in un mercato già scosso dalle mosse di Facebook con Whatsapp e Messenger; ma i problemi di copertura rimangono, pari al 50% a fronte dell’80% di Vodafone e Tim.

Nasce un colosso con 31 milioni di clienti nel mobile: dopo mesi di trattative si sono appena fuse Wind e 3 Italia (quest’ultima meglio conosciuta semplicemente come 3). Un’unione da cui nasce il leader della telefonia mobile in Italia. Primo nella quota di mercato complessiva (33,6% contro il 32,3% di Tim e il 27% di Vodafone, stando ai dati Agcom fermi a marzo 2015) e primo nel segmento consumer, con una quota del 37,6% distanziando di gran lunga il 27,6% di Tim e il 27,2% di Vodafone Italia.

Ck Hutchison Holdings, società controllante di 3 Italia, e VimpelCom, controllante di Wind, hanno stipulato un accordo per formare una joint paritaria per gestire le loro attività di telecomunicazioni in Italia.

Dal matrimonio dei due operatori telefonici nascerà una realtà da 6,4 miliardi di euro di ricavi, al nono posto tra i colossi della telefonia in Europa (al primo posto in Europa c’è Vodafone con 62,7 miliardi di fatturato nel 2014 e Telecom Italia è al sesto posto con 21,57 miliardi). Nascerà anche il leader del mercato mobile in Italia. La fusione è stata definita una delle più grandi operazioni di M&A in Italia dal 2007.

La nuova società sarà guidata da Maximo Ibarra, attuale amministratore delegato di Wind.

Ora sarà interessante osservare le contromosse e i comportamenti dei competitor. Quanto più i soggetti del settore sono grandi e hanno capacità d’investimento, maggiori sono i benefici per i consumatori. La concorrenza, infatti, dovrà affilare le armi per riconquistare il terreno perso e, alla fine, la maggiore concorrenza si riverserà in un vantaggio per la clientela, con nuove offerte vantaggiose.

LO SCOSSONE DI FACEBOOK

Lo scossone al mercato delle Tlc era già iniziato con l’acquisto di Whatsapp da parte di Facebook, che aveva decretato il semi-fallimento della fetta di mercato degli sms. Sempre lo stesso Mark Zuckerberg aveva poi inferto una seconda sciabolata grazie alla possibilità di telefonate gratis per chi dispone di una adsl, consentendo le call attraverso app come Messenger o lo stesso Whatsapp, che sfruttano la rete dati e non quella del traffico voce: una manna per chi dispone di una wi-fi flat.

Il mercato italiano è stato poi interessato da una vera e propria guerra dei prezzi, facendo perdere ricavi su ricavi. Infatti anche nel 2014, sono andati persi 1,6 miliardi di euro di “ricavi da servizi”. Una voce, questa, che rappresenta un termometro per misurare lo stato di salute “industriale” del comparto mobile.

E così, nella loro attività “caratteristica” (quindi tralasciando correttivi finanziari, efficienze sui costi, ecc), i quattro principali operatori mobili (Mno) – Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia – hanno realizzato ricavi da servizi scesi da 15 miliardi di euro a 13,4.

LA COPERTURA

C’è tuttavia un altro aspetto da considerare: quello legato alla copertura e alla necessità di nuovi investimenti. Le 15.623 torri complessive della nuova società presentano ovviamente sovrapposizioni. Una eventuale vendita può liberare risorse necessarie per crearne di nuove visto che, nella telefonia mobile di ultima generazione (4G), sia Wind, sia 3 Italia sono lontani dai livelli di copertura di Tim e Vodafone. Gli ultimi dati a disposizione indicano rispettivamente una copertura pari al 40% e al 50% della popolazione. Tim e Vodafone superano abbondantemente l’80%.

Il gap non è da poco e non è insignificante in un panorama nel quale soprattutto il consumo di video sta spingendo il traffico dati. L’ultimo Osservatorio trimestrale Agcom ha segnalato come il numero delle sim con accesso a Internet è cresciuto in dodici mesi del 16,5% superando i 45 milioni.

I BENEFICI PER TIM E VODAFONE

Può sembrare strano ma la nuova operazione di fusione porterà dei benefici anche per le concorrenti Tim e Vodafone: infatti ciò decreterà la sostanziale fine della guerra dei prezzi sul mobile. Difatti, tanto 3 Italia quanto Wind hanno sino ad oggi seguito una politica di offerte promozionali al ribasso per conquistare quote di mercato. Oggi questo continuo rilancio potrebbe cessare. E quindi, Tim e Vodafone non saranno più costrette a stare dietro a offerte sempre più “a bassa redditività” per i loro guadagni.

Inoltre, la fusione porterà la diminuzione dei continui cambi di operatore da parte della clientela. Infatti, la riduzione del numero di operatori da quattro a tre comporterà minori spese di allaccio-slaccio cliente.

GLI SVANTAGGI PER I CONSUMATORI

La fusione porterà a un triumvirato perfetto, tre gruppi che si spartiranno il mercato a tutto discapito per i consumatori e la concorrenza. Sarà più facile, infatti, il rischio cartelli: gli accordi commerciali tra tre soggetti sono certo più agevoli rispetto a quattro, di cui due sono più deboli. Invece, in presenza di 3 compagnie, tutte e tre di simile statura, la possibilità di patti di non belligeranza è dietro l’angolo.

I tre gruppi si spartiranno dunque il 90% del mercato i quote più o meno equivalenti. Con il risultato di far risalire le tariffe minime.

E già un primo esempio lo abbiamo visto con la nuova politica commerciale (su cui l’Antitrust sta già indagando) che ha visto l’addio al calcolo delle tariffe per ricaricabili sulla base del mese solare, ma sulla base delle settimane: oggi una ricaricabile non dura più 30 o 31 giorni ma solo 28: risultato, alla fine dell’anno si deve comprare una ricarica in più (per maggiori dettagli leggi “Ricaricabili: addio mese solare”).

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