HOME Articoli

Lo sai che? Assenze, malattia e comporto: no licenziamento per scarso rendimento

Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 7 agosto 2015

Licenziamento per scarso rendimento incompatibile nel caso di assenze per malattia a macchia di leopardo ma sempre nel periodo di comporto.

In caso di reiterate assenze dal lavoro dovute a malattia, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente per scarso rendimento: infatti, in tali casi, il licenziamento può essere intimato solo e unicamente per superamento del periodo di comporto (il tempo massimo di malattia consentito dal Ccnl). Non possono, quindi, essere utilizzate altre motivazioni, come il giustificato motivo soggettivo (notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro o ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione).

Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1].

Secondo la Suprema Corte, anche se l’azienda resta per più tempo senza la prestazione del proprio lavoratore, quest’ultimo non può essere spedito a casa se ha ancora altri “giorni di malattia” previsti dal contratto di lavoro. Né possono essere considerati validi motivi di licenziamento il fatto che l’insufficiente tempo trascorso in azienda dal dipendente perennemente malato ne compromettono la formazione, la preparazione e la capacità.

Le reiterate assenze dal lavoro riconducibili allo stato di salute possono determinare il legittimo esercizio del potere di risolvere il rapporto di lavoro, a parere della Cassazione, solo dopo il superamento del periodo massimo di conservazione del posto di lavoro in costanza di malattia, quale previsto dalla contrattazione collettiva.

In passato, la Cassazione aveva affermato l’esatto contrario [2] tant’è che la sua decisione aveva suscitato un ampio dibattito tra gli operatori: i giudici supremi avevano cioè confermato la legittimità di un licenziamento intimato sul presupposto che le ripetute assenze “a macchia di leopardo” effettuate dal lavoratore, per di più comunicate solo all’ultimo ed usufruite in prossimità dei giorni di riposo, erano indice di scarso rendimento e incidevano negativamente sulla produzione aziendale.

Si era trattato, tuttavia, di un precedente isolato: infatti, l’indirizzo costantemente seguito dalla Corte è proprio quello opposto, oggi ribadito a gran voce: il datore di lavoro, anche in presenza di reiterate assenze del lavoratore per malattia, non può licenziarlo per giustificato motivo: il recesso dal contratto di lavoro infatti può essere esercitato solo allo scadere dell’integrale decorso del periodo massimo di comporto.

Del resto, il licenziamento per scarso rendimento è sempre ricollegato al comportamento colpevole del lavoratore e prescinde, invece, dalle assenze per malattia, le quali potevano dar luogo, sempre alla luce della disciplina regolamentare, unicamente ad un licenziamento ricollegabile ad inabilità al servizio.

note

[1] Cass. sent. n. 16472 del 5.08.2015.

[2] Cass. sent. n. 18678 del 4.09.2014.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI