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Divorzio: mantenimento all’ex, come si calcola

7 Agosto 2015
Divorzio: mantenimento all’ex, come si calcola

All’ex coniuge dovuto un mantenimento rapportato non solo al tenore di vita goduto durante il matrimonio, ma anche a quello che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso.

Come si calcola il mantenimento all’ex coniuge in caso di divorzio? In realtà non esistono regole numeriche e calcoli algebrici; la legge si limita a tracciare un criterio generale, che poi il giudice deve applicare ai singoli casi concreti. E a ricordare quali sono queste regole è una recente sentenza della Corte di Appello di Trento [1] che, a sua volta, richiama una più nota sentenza della Cassazione [2].

In caso di divorzio, lo scopo dell’assegno di mantenimento è quello di consentire al coniuge beneficiario di godere dello stesso tenore di vita che conduceva da sposato. Ed è proprio questo il perno di tutto il calcolo che effettua il tribunale nel determinare la misura dell’assegno.

Infatti, la quantificazione dell’assegno divorzile va effettuata:

– innanzitutto verificando l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge beneficiario: bisogna cioè verificare se il coniuge che chiede il mantenimento abbia o meno i redditi per conservare lo stesso tenore di vita (o comunque uno analogo) avuto durante il matrimonio

– bisogna però considerare non solo il tenore di vita che la coppia ha condotto quando era sposata, ma anche quello che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione del matrimonio o quale poteva legittimamente e ragionevolmente configurarsi sulla base di aspettative maturate nel corso del rapporto. Così, la moglie di un imprenditore che abbia affrontato, nei primi anni, grossi sacrifici per investire nella propria attività, attività che solo dopo il divorzio è decollata, ha diritto a partecipare anche a tali ultimi vantaggi economici, essendo state le ristrettezze funzionali proprio al raggiungimento di detto traguardo.

Ai fini di tale accertamento, il tenore di vita precedente viene desunto dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle disponibilità patrimoniali.


note

[1] C. App. Trento sent. n. 334/2015.

[2] Cass. sent. n. 15610/2007.

Autore immagine: 123rf com


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