Professionisti Condominio: antenne televisive e di radioamatore

Professionisti Pubblicato il 7 agosto 2015

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Installazione esterna di antenne centralizzate, paraboliche o satellitari per apparecchi radiofonici, televisivi e di radioamatore: terrazza, lastrico solare, assemblea, maggioranze, divieti e autorizzazioni, produzione di energia da fonti rinnovabili.

Antenne televisive in condominio

Anche prima della riforma del condominio introdotta dalla L. 11-12-2012, n. 220, si riteneva che l’assemblea potesse vietare l’installazione di antenne ed impianti esclusivi solo a condizione che gli stessi impedissero l’uso del terrazzo da parte degli altri condòmini o arrecassero, comunque, un qualsiasi altro pregiudizio ad una delle parti comuni. Fuori da questa ipotesi, una delibera che vietasse l’installazione era considerata nulla.

Dal punto di vista normativo, la disamina dei principi in materia di antenne deve cominciare dagli originari articoli 1 e 3 della L. 554/1940 dettati con riguardo alla disciplina degli aerei esterni per audizioni radiofoniche, ma applicabili per analogia anche alle antenne televisive e l’articolo 231 del D.P.R. 156/1973, abrogato dal D.Lgs. 259/2003.

Le norme stabiliscono che i proprietari dell’edificio non possono opporsi all’installazione esterna di antenne da parte degli abitanti dello stesso stabile per il funzionamento di apparecchi radiofonici o televisivi e attribuiscono al titolare dell’utenza il diritto all’installazione dell’antenna sulla terrazza dell’edificio, ferma restando la facoltà del proprietario al libero uso di questa secondo la sua destinazione ancorché comporti la rimozione od il diverso collocamento dell’antenna, che resta a carico del suo utente, all’uopo preavvertito.

Ne deriva che il proprietario della terrazza che vi abbia eseguito dei lavori comportanti la rimozione dell’antenna non può essere condannato al ripristino nello stato preesistente, posto che spetta all’utente provvedere a sua causa e spese alla rimozione ed al diverso collocamento dell’antenna.

Con riguardo ad un edificio in condominio, anche se dotato di antenna televisiva centralizzata, né l’assemblea dei condomini, né il regolamento da questa approvato possono vietare l’installazione di singole antenne ricetrasmittenti sul tetto comune da parte dei condòmini, in quanto in tal modo non vengono disciplinate le modalità di uso della cosa comune, ma viene ad essere menomato il diritto di ciascun condomino all’uso della copertura comune, incidendo sul diritto di proprietà dello stesso.

Pertanto, qualora sul terrazzo di uno stabile condominiale sia installata (per volontà della maggioranza dei condòmini) un’antenna televisiva centralizzata ed un condòmino (oppure un abitante dello stabile) intenda invece installare un’antenna autonoma, l’assemblea dei condòmini può vietare tale seconda installazione solo se la stessa pregiudichi l’uso del terrazzo da parte di altri condòmini o arrechi comunque un qualsiasi altro pregiudizio apprezzabile e rilevante ad una delle parti comuni.

La recente riforma del condominio (L. 220/2012) è intervenuta in materia di antenne ed impianti di ricezione introducendo, nel codice civile, un’apposita disciplina.

Innanzitutto, per espressa previsione dell’articolo 1117, n. 3, c.c., gli impianti per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, ed i relativi collegamenti rientrano, ora tra le parti comuni del condominio.

Per l’installazione di tali impianti, a seguito della riforma del condominio, che ha modificato l’articolo 1120 c.c. in tema di innovazioni, è richiesta una maggioranza agevolata: la maggioranza degli intervenuti ed almeno la metà del valore dell’edificio, anzichè quella ordinaria in tema di innovazioni (maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell’edificio).

Per cui, anche se sicuramente l’installazione di un’antenna centralizzata in un edificio che ne è privo deve considerarsi innovazione e pertanto la relativa delibera dovrebbe essere approvata con i voti espressi dalla maggioranza di cui all’articolo 1136, quinto comma, la nuova disposizione normativa, al fine di facilitare le relative decisioni, ha ridotto la maggioranza necessaria a quella prevista dal secondo comma dell’articolo 1136 c.c. e cioè la maggioranza dei partecipanti che rappresentino almeno 500 millesimi.

Inoltre, se l’edificio è dotato di tale antenna ab origine, questa va annoverata tra i beni comuni, mentre se si tratta di installazione successiva a carico solo di alcuni dei condòmini questi solo ne saranno comproprietari; di conseguenza, il riparto delle spese sia ordinarie che straordinarie di riparazione avverrà solo tra i detti comproprietari e non potrà applicarsi la tabella generale della proprietà (millesimi), ma le spese andranno suddivise in parti uguali atteso che i condòmini ne usano in maniera paritaria.

Inoltre, è stato introdotto ex novo l’articolo 1122bis, che ha disposto che le installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze sono realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale, preservando in ogni caso il decoro architettonico dell’edificio.

È consentita altresì l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su ogni altra idonea superficie comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato. Se la loro installazione rende necessarie delle modifiche delle parti comuni, l’interessato ne dà comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi. L’assemblea può prescrivere, con la maggioranza di cui al quinto comma dell’articolo 1136, adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell’edificio e, ai fini dell’installazione degli impianti di cui al secondo comma, provvede, a richiesta degli interessati, a ripartire l’uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto. L’assemblea, con la medesima maggioranza, può altresì subordinare l’esecuzione alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali.

L’accesso alle unità immobiliari di proprietà individuale deve essere consentito ove necessario per la progettazione e per l’esecuzione delle opere.

Non sono soggetti ad autorizzazione gli impianti destinati alle singole unità abitative.

Inoltre, dopo l’articolo 155 disp. att. c.c., è stato introdotto l’articolo 155bis il quale testualmente prevede: «L’assemblea, ai fini dell’adeguamento degli impianti non centralizzati di cui all’articolo 1122bis, primo comma, del codice, già esistenti alla data di entrata in vigore del predetto articolo, adotta le necessarie prescrizioni con le maggioranze di cui all’articolo 1136, commi primo, secondo e terzo, del codice».

Per quanto riguarda l’installazione di antenne paraboliche o satellitari ad utilizzazione collettiva, e le maggioranze necessarie per deliberare, l’articolo 2bis, comma 13 della L. 66/2001, inserito in sede di conversione del D.L. 5/2001, intitolato «Disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di trasmissioni analogiche e digitali, nonché per il risanamento degli impianti televisivi», ha disposto che: «al fine di favorire lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie di radiodiffusione da satellite, le opere di installazione dei nuovi impianti, sono innovazioni necessarie ai sensi dell’articolo 1120, 1 comma c.c. Per l’approvazione delle relative deliberazioni si applica l’articolo 1136, terzo comma dello stesso codice».

Tale normativa di favore è venuta meno a seguito della riforma (L. 220/2012) ed anche in tale evenienza si applica l’articolo 1120 del codice civile, che nella sua nuova formulazione prevede che i condomini, con la maggioranza stavolta indicata dal secondo comma dell’articolo 1136, possono disporre le innovazioni che, nel rispetto della normativa di settore, hanno ad oggetto l’installazione di impianti centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino alla diramazione per le singole utenze, ad esclusione degli impianti che non comportano modifiche in grado di alterare la destinazione della cosa comune e di impedire agli altri condomini di farne uso secondo il loro diritto. Per cui è a tale normativa che da oggi in poi occorrerà fare riferimento.

L’antenna di radioamatore

Il D.Lgs. 259/2003 regola anche l’attività di radioamatore e, quindi, le modalità di installazione dei relativi impianti. La medesima disciplina, valida per le normali antenne televisive ed anche per quelle paraboliche, deve ritenersi quindi applicabile anche alle antenne da radioamatore, in virtù della riconosciuta similitudine tra le fattispecie, similitudine ribadita anche dalla Cassazione che ha osservato come: «Il dovere dei comproprietari o coabitanti di un fabbricato di non opporsi a che altro comproprietario o coabitante, in qualità di radioamatore munito della prescritta autorizzazione amministrativa, installi un’antenna ricetrasmittente su porzione di proprietà altrui o condominiale, nei limiti in cui ciò non si traduca in un’apprezzabile menomazione dei loro diritti o della loro possibilità di procedere ad analoga installazione, deve essere riconosciuto, anche in difetto di un’espressa regolamentazione delle antenne da radioamatore nella disciplina della L. 554/1940 e del D.P.R. 156/1973, tenuto conto che tale dovere, anche per le antenne radiotelevisive, non si ricollega ad un diritto dell’installatore costituito dalla citata normativa ma ad una sua facoltà compresa nel diritto primario alla libera manifestazione del proprio pensiero e ricezione del pensiero altrui, contemplato dall’articolo 21 della Costituzione e che, pertanto, un pari dovere ed una pari facoltà vanno riconosciuti anche nell’analogo caso delle antenne da radioamatore».

Non sono soggetti ad autorizzazione gli impianti destinati alle singole unità abitative. È quanto prevede l’articolo 1122bis, introdotto dalla L. 220/2012 a proposito delle installazioni di impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo. Ciò vale anche per i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze che debbono essere realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari di proprietà individuale, preservando in ogni caso il decoro architettonico dell’edificio.

Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l’interessato ne dà comunicazione all’amministratore indicando il contenuto specifico e le modalità di esecuzione degli interventi. L’assemblea può prescrivere, con la maggioranza di cui al quinto comma dell’articolo 1136, adeguate modalità alternative di esecuzione o imporre cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell’edificio e, ai fini dell’installazione degli impianti di cui al secondo comma, provvede, a richiesta degli interessati, a ripartire l’uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo previste dal regolamento di condominio o comunque in atto. L’assemblea, con la medesima maggioranza, può altresì subordinare l’esecuzione alla prestazione, da parte dell’interessato, di idonea garanzia per i danni eventuali.

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