Opzione Donna, Mef e Ragioneria dicono sì alla proroga

9 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 agosto 2015



Arriva finalmente il beneplacito di Padoan e della Ragioneria dello Stato alla tanto attesa proroga dell’Opzione Donna.

Opzione donna: dopo lunghe discussioni ed addirittura una class action (quella intentata dal Comitato Opzione Donna), finalmente l’agognata ( e più che legittima) proroga dell’Opzione Contributiva, per le lavoratrici, non ha ufficialmente più ostacoli.

Durante l’ultima riunione della Commissione Lavoro, difatti, è arrivato, a sorpresa, il beneplacito alla proroga del regime pensionistico, sia da parte della Ragioneria dello Stato, che dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, Padoan.

Il cambiamento ed il tanto agognato accordo sarebbero giunti, in quanto appare palese che lo scopo della legge istitutiva dell’Opzione (la famosa Legge Maroni [1]) sia includere nel regime anche le lavoratrici che maturano i requisiti sino al 31 dicembre 2015, pur cadendo successivamente la data di percezione dell’assegno, a causa delle cosiddette finestre mobili (della durata di 12 mesi per le dipendenti, e di 18 mesi per le autonome).

Oltre a ciò, conti alla mano, Ragioneria e Mef si sono accorti delle forti penalizzazioni degli assegni di pensione che l’uscita con tale regime comporta, a causa del calcolo del trattamento effettuato interamente col metodo contributivo. Ragione in più, dunque, per concedere il benestare all’uscita, almeno per le donne che maturano i requisiti durante il 2015.

Pertanto, se Tizia, lavoratrice dipendente, del settore pubblico o privato, al 31 dicembre 2015 possiederà un’età di almeno 57 anni e 3 mesi, ed un minimo di 35 anni di contributi, potrà andare in pensione dopo 12 mesi dalla maturazione dell’ultimo requisito utile (ad esempio, se avrà maturato 35 anni di contributi nel giugno 2015, e raggiunto i 57 anni e 3 mesi d’età il 20 novembre 2015, il conto dei 12 mesi partirà da quest’ultima data).

Attenzione, però, se la lavoratrice, con gli stessi requisiti, appartiene al comparto scuola, non dovrà sottostare all’ordinaria finestra di 12 mesi, ma dovrà effettuare domanda di pensionamento alle scadenze previste annualmente con Decreto del Miur (solitamente, collocate tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio), e pensionarsi alla data prevista per la sua categoria (ad esempio, cesserà l’attività lavorativa al 31 agosto, se insegnante).

I parametri previsti per le lavoratrici autonome, da raggiungere entro il 31 dicembre 2015, invece, sono 58 anni e 3 mesi d’età, con 35 anni di contribuzione; la finestra da applicarsi sarà di 18 mesi dalla data di maturazione dell’ultimo requisito. Poniamo, dunque, che Caia possieda già 35 anni di contributi, e maturi 58 anni e 3 mesi d’età il 31 dicembre 2015: potrà pensionarsi il 30 giugno 2017, perché quella è la data di chiusura della sua finestra (sarebbe collocata qualche giorno prima, se si volesse dar seguito all’interpretazione che computa non i mesi effettivi da calendario, ma 30 giorni per ogni mensilità).

Non resta, dunque, che attendere la formalizzazione ufficiale della proroga, che avverrà presumibilmente durante la prossima riunione del 9 settembre, assieme alla definizione di un altro nodo fondamentale, quello degli esodati, con la Settima Salvaguardia, per la quale è stata confermata la presenza delle necessarie risorse. Il premier Renzi, difatti, ha affermato che non si dovrà attendere la discussione della Legge di Stabilità, né per la proroga dell’Opzione Donna, né per la Salvaguardia.

Il tutto, in attesa di una completa riforma previdenziale, ormai imprescindibile, che sarà indirizzata verso una maggiore flessibilità in uscita.

note

[1] L.243/2004.

Autore immagine: 123rf com

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