Professionisti Contabilità ordinaria e semplificata per imprese, professionisti, artigiani

Professionisti Pubblicato il 9 agosto 2015

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I regimi contabili ai fini delle imposte dirette: regime ordinario e semplificato per gli esercenti arti o professioni e per imprese.

La normativa fiscale stabilisce a carico degli imprenditori e dei lavoratori autonomi una serie di obblighi contabili — in materia di imposte sui redditi e di IVA. Tali obblighi si differenziano in base al regime contabile del soggetto.

Attualmente sono previsti i seguenti regimi contabili:

ordinario (disciplinato dal titolo II del D.P.R. 600/73);

semplificato, per i contribuenti minori (art. 18 D.P.R. 600/73);

per i contribuenti minimi (introdotto dall’art. 1, co. 96-117, L. 244/2007 e in seguito modificato dall’art. 27 D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011);

forfettario degli enti non commerciali (art. 4 D.Lgs. 460/97);

forfettario per i contribuenti minimi (art. 1, co. 54-89, L. 190/2014).

Quest’ultimo regime è stato introdotto dalla L. 190/2014 a decorrere dall’1-1-2015. Sono, inoltre, abrogati sia il regime dei contribuenti minimi ex art. 27 D.L. 98/2011 che quello agevolato per le nuove iniziative produttive ex art. 13 L. 388/2000. Per un’analisi più approfondita si rinvia al par. 4.

L’adozione di un regime in luogo di un altro è subordinata all’esistenza di condizioni diverse a seconda che si tratti di imprenditori o esercenti arti e professioni.

Inoltre, il nostro ordinamento detta disposizioni ad hoc per la determinazione del reddito d’impresa per le attività di allevamento di animali e per altre attività agricole e per la determinazione forfettaria del reddito degli enti non commerciali (v. infra parr. 6 e 7).

I REGIMI DI CONTABILITÀ ORDINARIA

Contabilità ordinaria per le imprese

Il regime di contabilità ordinaria si applica obbligatoriamente alle imprese che nell’anno solare precedente hanno realizzato ricavi superiori a 400.000 euro o a 700.000 euro a seconda che abbiano per oggetto prestazioni di servizi o altre attività nonché alle società di capitali o enti pubblici o privati che esercitano esclusivamente o principalmente attività commerciale, indipendentemente dal volume d’affari realizzato.

Tali limiti sono stati innalzati dall’art. 7, co. 2, D.L. 70/2011, conv. in L. 106/2011. I limiti precedenti erano rispettivamente 309.874,14 euro e 516.456,90 euro.

Nell’ipotesi di esercizio di entrambi i tipi di attività, si fa riferimento al limite previsto per quella prevalente, nel caso di annotazione separata dei corrispettivi, o al limite di 700.000 euro, in caso contrario.

È data comunque facoltà ai contribuenti non obbligati al regime ordinario di optare per esso (art. 18 D.P.R. 600/73). Tale opzione è vincolante per un anno (art. 3 D.P.R. 442/97).

Il regime ordinario obbliga il contribuente a tenere le scritture contabili prescritte negli articoli 14, 15 e 21 del D.P.R. 600/73.

Devono pertanto essere utilizzati:

— il libro giornale: in esso vanno annotate tutte le operazioni attive e passive dell’impresa in ogni loro dettaglio, secondo un rigoroso ordine cronologico;

— il libro degli inventari: oltre agli elementi prescritti dal codice civile o da leggi speciali, esso contiene la consistenza dei beni raggruppati per categorie omogenee per natura e valore, il valore attribuito a ciascun gruppo e la loro ubicazione. Il libro degli inventari e il libro giornale devono essere solo numerati progressivamente. Non sono pertanto più soggetti a bollatura né a vidimazione;

— le scritture ausiliarie: in esse vanno registrati gli elementi patrimoniali e reddituali, raggruppati in categorie omogenee, in modo da consentire di desumere chiaramente e distintamente i componenti positivi e negativi che concorrono alla determinazione del reddito (es.: il libro mastro);

— le scritture ausiliarie di magazzino: in esse devono essere registrate le quantità entrate ed uscite delle merci destinate alla vendita dei semilavorati, dei prodotti finiti, degli imballaggi e delle materie prime. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 21 febbraio 1997 tali scritture sono obbligatorie a partire dal secondo esercizio successivo a quello in cui per la seconda volta consecutiva l’ammontare dei ricavi e quello delle rimanenze siano superiori rispettivamente a 5.164.568,99 euro e a 1.032.913,80 euro (art. 1, co. 1, D.P.R. 695/96);

— i libri sociali obbligatori indicati nell’art. 2421 c.c.

I registri IVA e il registro dei beni ammortizzabili non sono obbligatori (D.P.R. 435/2001).

In ogni caso, laddove il contribuente decida di non avvalersene deve:

— effettuare le registrazioni nel libro giornale nei termini previsti dalla disciplina IVA per quanto riguarda le annotazioni previste ai fini di quest’ultima imposta e nel termine stabilito per la dichiarazione dei redditi per quanto riguarda le annotazioni relative ai beni ammortizzabili;

— fornire all’amministrazione finanziaria in forma sistematica, su sua richiesta, tutti i dati che andrebbero annotati nel registro che non si intende tenere.

Per quanto riguarda il registro dei beni ammortizzabili il D.P.R. 695/96 già aveva consentito, a decorrere dal periodo d’imposta 1997, di effettuare le relative annotazioni nel libro degli inventari e quindi di non istituire il suddetto registro.

Tutte le scritture contabili obbligatorie previste dal D.P.R. 600/73, da altre leggi tributarie o speciali e dal codice civile, vanno conservate — anche sotto forma di registrazioni su supporti di immagine — finché non siano definiti gli accertamenti relativi al periodo di imposta corrispondente, anche al di là del termine fissato nell’art. 2220 c.c. (10 anni dall’ultima registrazione) o da altre leggi tributarie.

L’art. 2215bis del codice civile consente di tenere i libri, repertori, le scritture e la documentazione previste obbligatoriamente dalla legge, con modalità informatica.

Per tali libri e scritture gli obblighi di numerazione progressiva e vidimazione necessari prima del loro utilizzo e gli altri obblighi (quale quello di regolare tenuta degli stessi) sono assolti mediante apposizione, almeno una volta all’anno, della marcatura temporale e della firma digitale dell’imprenditore.

In merito all’assolvimento dell’obbligo di bollatura dei documenti tenuti con strumenti informatici va presentata, alla Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate competente, una comunicazione contenente l’indicazione del numero degli atti, dei documenti e dei registri che saranno emessi o utilizzati durante l’anno.

L’assolvimento, invece, dell’imposta di bollo va effettuata telematicamente ogni 2.500 registrazioni.

Per le imprese soggette o optanti per la contabilità ordinaria, il reddito si determina apportando al risultato emergente dal conto economico, relativo all’esercizio chiuso nel periodo d’imposta, le variazioni in aumento o in diminuzione conseguenti alle differenze tra i criteri utilizzati nella formazione del bilancio e le regole previste per la tassazione delle imprese. Per i soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali valgono i criteri di qualificazione, imputazione temporale e classificazione in bilancio previsti da detti principi contabili (art. 83 TUIR).

Contabilità ordinaria per gli esercenti arti e professioni

Il regime semplificato è regime naturale per gli artisti e professionisti adottabile indipendentemente dal volume d’affari conseguito.

È comunque data loro facoltà di optare per il regime ordinario (art. 3, co. 2, D.P.R. 695/96): l’opzione è valida per un anno e, salvo revoca, si rinnova automaticamente di anno in anno (art. 3 D.P.R. 442/97).

Qualora opti per la contabilità ordinaria il contribuente è obbligato alla sola tenuta del registro cronologico delle operazioni attive e passive e delle movimentazioni finanziarie (giornalmastro in partita semplice) in quanto anche tali contribuenti possono decidere di non tenere i registri IVA e il registro dei beni ammortizzabili purché riportino le relative annotazioni nel suddetto registro cronologico (v. supra lett. A).

I professionisti sono liberi d’incassare con qualsiasi modalità i compensi percepiti nello svolgimento dell’attività professionale.

Si ricorda, in ogni caso, il limite di 1.000 euro previsto dalla normativa antiriciclaggio per il trasferimento di denaro in contante: per importi pari o superiori a questa cifra è necessario emettere un assegno con l’apposizione della clausola «non trasferibile» (art. 49, co. 1, D.Lgs. 231/2007).

Per gli esercenti arti o professioni optanti per la contabilità ordinaria il reddito è determinato dalla differenza tra l’ammontare dei compensi, al netto dei contributi previdenziali ed assistenziali, percepiti nel periodo d’imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’arte o della professione (art. 54, co. 1, TUIR).

I REGIMI DI CONTABILITÀ SEMPLIFICATA

Contabilità semplificata per le imprese

Il regime di contabilità semplificata si applica alle imprese che, nell’anno solare precedente, hanno realizzato ricavi non superiori a 400.000 euro o a 700.000 euro a seconda che abbiano per oggetto rispettivamente prestazioni di servizi o altre attività (art. 18 D.P.R. 600/73). I limiti precedenti erano rispettivamente 309.871,14 euro e 516.456,90 euro.

Sono escluse dall’ambito applicativo sia le società di capitali sia gli enti pubblici e privati aventi per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale.

I contribuenti minori possono comunque optare per la contabilità ordinaria: tale opzione è valida per un anno e, salvo revoca, si estende di anno in anno (art. 3 D.P.R. 442/97).

In base alle disposizioni di cui all’art. 1 del D.P.R. 126/2003, nel caso di passaggio dal regime di contabilità semplificata a quello di contabilità ordinaria, le attività e le passività esistenti all’inizio del periodo d’imposta sono valutate con i criteri di cui al D.P.R. 689/74 e riportate sul libro degli inventari o su apposito prospetto da redigere entro il termine della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta precedente.

Il regime agevolativo viene meno a partire dall’anno successivo a quello in cui sia superato il suddetto volume d’affari.

Questo tipo di contabilità impone alle imprese la tenuta dei soli registri IVA, da integrare con le annotazioni ai fini delle imposte dirette, nonché delle scritture previste da altre disposizioni normative (ad esempio i libri matricola, paga ed il registro degli infortuni se vi sono dipendenti).

Anche le imprese in contabilità semplificata possono non tenere più il registro dei beni ammortizzabili sempreché il contribuente sia in grado di fornire i relativi dati su richiesta, all’amministrazione finanziaria (art. 13 D.P.R. 435/2001).

Si ricorda, inoltre, che già il D.P.R. 695/96 aveva previsto la possibilità di sostituire il registro dei beni ammortizzabili con le annotazioni nel registro acquisti IVA.

L’adozione di tale contabilità influisce sulle regole di determinazione del reddito di impresa che va calcolato in base alla differenza tra l’ammontare complessivo dei ricavi conseguiti nel periodo d’imposta e l’ammontare delle spese documentate, sostenute nel detto periodo (art. 66 TUIR).

La differenza così ottenuta dovrà essere rispettivamente aumentata e diminuita delle rimanenze finali e delle esistenze iniziali ed ancora rispettivamente aumentata delle plusvalenze e delle sopavvenienze attive o diminuita delle minusvalenze e delle sopravvenienze passive.

Contabilità semplificata per gli esercenti arti e professioni

Il regime di contabilità semplificata si applica a tutti gli esercenti arti o professioni, a prescindere dal volume d’affari: è tuttavia consentito optare per il regime ordinario (art. 3 D.P.R. 695/96).

Le scritture contabili previste sono:

— il registro delle somme percepite e delle spese sostenute;

— i registri IVA.

In alternativa, è possibile istituire i soli registri IVA (acquisti e fatture emesse), da integrare con le operazioni rilevanti ai soli fini delle imposte sul reddito e con l’indicazione, a fine esercizio, degli incassi e pagamenti non effettuati e relativi ad operazioni già annotate.

Di contro, negli esercizi successivi si dovrà procedere all’annotazione degli incassi e dei pagamenti relativi a compensi e spese contabilizzati negli esercizi precedenti.

Il reddito è determinato secondo le disposizioni dell’art. 66 del TUIR: esso è dato dalla differenza tra l’ammontare dei compensi, al netto di contributi previdenziali ed assistenziali, percepiti nel periodo d’imposta, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso, nell’esercizio dell’arte o della professione.

Manuale di Diritto Tributario

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Autore immagine: 123rf com


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