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Minimi: il regime forfettario dei contribuenti minimi

9 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 9 agosto 2015



Partite IVA, Irpef e regime semplificato per i contribuenti con reddito basso: i minimi.

Il regime forfettario dei contribuenti minimi

L’art. 1, co. 54-89 della legge di stabilità per il 2015 (L. 190/2014) ha introdotto un nuovo regime contabile applicabile alle persone fisiche con partita IVA autonoma. Il nuovo regime, che entra in vigore il 1° gennaio 2015, si applica naturalmente ai soggetti che presentano i requisiti di accesso. Questi, tuttavia, possono sempre optare per il tradizionale regime ordinario o semplificato.

I limiti per l’accesso variano a seconda dell’attività esercitata dai 15.000 ai 40.000 euro. Inoltre:

— non si devono aver sostenuto spese per lavoro dipendente e para subordinato superiori a 5.000 euro lordi annui;

— il costo dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non deve superare i 20.000 euro.

La determinazione del reddito avviene applicando ai ricavi o compensi percepiti una percentuale di redditività (che varia dal 40% al 86% a seconda dell’attività svolta) sull’ammontare complessivo annuo di ricavi o compensi incassati. Al reddito cosi determinato si applica un’imposta sostitutiva dell’IRPEF del 15%.

Non sono previsti, pertanto, requisiti legati all’anzianità della partita IVA, all’età anagrafica o al fatto che l’attività intrapresa presenti il requisito della novità. Pertanto vi potranno accedere anche coloro che erano prima esclusi da regime per l’imprenditoria giovanile o per le nuove iniziative imprenditoriali.

Questi regimi sono di fatto abrogati dall’1-1-2015. Tuttavia, in deroga alle disposizioni della legge di stabilità 2015 (L. 190/2014), il D.L. 192/2014 (cd. decreto milleproroghe), conv. in L. 11/2015 consente l’applicazione del vecchio regime dei minimi ai soggetti che, in possesso dei requisiti, decidono di avvalersene nel 2015. Inoltre i vecchi minimi potranno essere mantenuti in vita fino ad esaurimento da coloro che nel 2014 hanno applicato il regime stesso. Questi, infatti, possono continuare a utilizzarlo fino a scadenza del quinquennio o al raggiungimento dei 35 anni di età.

È ovvio che il regime di tassazione del nuovo regime dei minimi è meno conveniente dei precedenti che scontavano un aliquota del 5% (minimi) e del 10% (nuove iniziative imprenditoriali) anche se il reddito è determinato forfettariamente e tale agevolazione si estende anche ai fini previdenziali in quanto i contributi sono calcolati sul reddito determinato a forfeit in base ai medesimi criteri previsti ai fini fiscali.

Numerose inoltre le semplificazioni contabili:

— sono eliminati gli obblighi di tenuta dei libri contabili ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA e di registrazione dei documenti fiscali;

— i contribuenti non subiscono ritenute;

— non si applicano gli studi di settore e i parametri;

— ai fini IVA non si detrae e non si addebita per rivalsa l’imposta e si è esonerati dall’obbligo della dichiarazione e comunicazione annuale. Vanno però conservati i documenti ricevuti ed emessi e di certificazione dei corrispettivi.

Il regime cessa di avere efficacia a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni previste per la sua applicazione.

Il regime dei contribuenti minimi

Il regime dei contribuenti minimi, originariamente introdotto dalla L. 244/2007 (art. 1, co. 96-117) è stato notevolmente modificato ad opera dell’art. 27 del D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011 (cd. manovra correttiva).

Entrato in vigore dal 1° gennaio 2012, trova applicazione nei confronti di coloro che intraprendono un’attività di impresa, arte o professione o che comunque l’hanno intrapresa successivamente al 31-12-2007.

Tale regime, abrogato dall’1-1-2015 dall’art. 1, co. 85, L. 190/2014, può essere ancora applicato dai soggetti che, in possesso dei requisiti, decidono di avvalersene nel 2015 (art. 10, co. 12undecies, D.L. 192/2014, conv. in L. 11/2015). Continua inoltre ad applicarsi a quei contribuenti che lo hanno adottato nel 2014: questi, infatti, potranno continuare ad avvalersene fino al raggiungimento del quinquennio o del limite anagrafico dei 35 anni di età.

Il beneficio è riconosciuto a condizione che:

— il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, attività artistica, professionale, anche in forma associata o familiare;

— l’attività da esercitare non costituisca mera prosecuzione di un’attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista in una pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti e professioni;

— l’ammontare dei ricavi, realizzati nell’eventuale periodo precedente in cui era svolta l’attività da un altro soggetto, non sia superiore a 30.000 euro.

Il nuovo regime, inoltre, può trovare applicazione al massimo per cinque anni e comunque fino ai 35 anni di età del contribuente.

Il regime cessa di avere applicazione dall’anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni di cui sopra.

Coloro che per scelta o al verificarsi di un motivo di esclusione, cessano di applicare il regime fiscale di vantaggio non possono può avvalersene, anche nell’ipotesi in cui ritornino in possesso dei requisiti di cui all’art. 1, co. 96 e 99, L. 244/2007.

Di fatto l’applicazione di tale sistema comporta:

— l’eliminazione di qualsiasi obbligo contabile (registrazione e tenuta delle scritture contabili rilevanti ai fini delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA e tenuta del registro dei beni ammortizzabili);

— l’esclusione dall’IVA (liquidazioni e versamenti periodici IVA e versamento dell’acconto annuale IVA);

— l’esclusione dalla presentazione della dichiarazione IRAP e versamento della relativa imposta;

— l’esclusione dall’applicazione degli studi di settore e dei parametri;

— la determinazione del reddito secondo un rigido criterio di cassa;

— l’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi e delle relative addizionali, pari al 5%.

Coloro che, invece, per effetto delle disposizioni su citate, pur avendo i requisiti di cui all’art. 1, co. 96-99 della L. 244/2007 non possono beneficiare di tale regime ricadono nei cd. «ex minimi». Tali soggetti pur mantenendo alcune agevolazioni dovranno, in ogni caso, tornare al sistema impositivo ordinario.

Si tratta, in buona sostanza di quelle persone fisiche, esercenti attività di impresa, arti o professioni che:

— nell’anno solare precedente hanno conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 30.000 euro;

— nell’anno solare precedente non hanno effettuato cessioni all’esportazione e non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti, collaboratori, nè erogato somme sotto forma di utili da partecipazione agli associati;

— nel triennio solare precedente non hanno effettuato acquisti di beni strumentali per un ammontare complessivo superiore a 15.000 euro.

Tali soggetti:

— sono esclusi delle liquidazioni e dai versamenti periodici IVA;

— devono rideterminare il reddito con le regole ordinarie per cui calcoleranno le imposte in funzione delle aliquote e scaglioni progressivi;

— sono nuovamente sottoponibili agli studi di settore.

Il regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo

Introdotto, a decorrere dal 1° gennaio 2001, dall’art. 13 della L. 388/2000, il regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo è stato abrogato, a decorrere dall’1-1-2015, dall’art. 1, co. 85, L. 190/2014. Tale regime, riservato alle sole persone fisiche e alle imprese familiari, si applicava al periodo d’imposta in cui l’attività era iniziata e ai due successivi. Prevedeva il pagamento di un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, incluse le addizionali, calcolata nella misura del 10% sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo, determinato secondo le norme dettate dal TUIR rispettivamente agli artt. 54 e 66: conseguentemente questi redditi non concorrevano alla formazione del reddito complessivo del contribuente. L’IVA, al contrario, veniva determinata in base ai criteri ordinari.

L’agevolazione era subordinata ad alcune condizioni così sintetizzabili:

  il contribuente non doveva aver esercitato negli ultimi tre anni alcuna attività d’impresa, artistica o professionale, neanche in forma associata o in impresa familiare;

  l’attività che si andava ad intraprendere non doveva costituire prosecuzione di un’altra attività svolta in precedenza sotto forma di lavoro dipendente o autonomo;

—  l’ammontare dei compensi o ricavi non doveva superare 30.987,41 euro, per le attività di lavoro autonomo e di prestazioni di servizi, e 61.974,83 euro per le altre attività.

Qualora si fosse verificato il superamento dei limiti di ricavi o di compensi suddetti, il contribuente era assoggettato a tassazione ordinaria dal periodo d’imposta successivo a quello in cui avviene il superamento. Se questo era almeno pari al 50% degli importi sopra indicati, la tassazione ordinaria si applicava dallo stesso periodo d’imposta (co. 3);

  gli obblighi previdenziali, assicurativi e amministrativi connessi all’espletamento dell’attività dovevano essere regolarmente adempiuti.

Il regime comportava una considerevole semplificazione degli adempimenti imposti dalla normativa fiscale; i contribuenti che beneficiavano del nuovo regime erano, infatti, esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte dirette, dell’IRAP e dell’IVA e dalle liquidazioni e dai versamenti periodici ai fini di quest’ultima imposta, la quale andava versata quindi solo annualmente. Restavano fermi invece gli obblighi di conservare i documenti ricevuti o emessi e quelli di fatturare e di certificare i corrispettivi.

La scelta per il regime per le nuove iniziative era operata dal contribuente mediante comunicazione su apposito modello — approvato con provv. dell’Agenzia delle entrate del 14-3-2001 — in sede di presentazione di dichiarazione di inizio attività.

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