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Lo sai che? Alienazione parentale: riconosciuta dal tribunale di Cosenza

Lo sai che? Pubblicato il 10 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 agosto 2015

Affido condiviso revocato, disposto l’affido esclusivo perché, all’esito di una CTU psicologica, è risultato che la madre aveva manipolato i minori allontanandoli fisicamente e psicologicamente dal padre.

 

Se la madre distrugge la figura del padre perde il diritto all’affidamento condiviso e scatta l’affidamento esclusivo dei figli minori al padre.

È quello che ha deciso la prima sezione civile del Tribunale di Cosenza con un decreto dettagliatamente motivato [1].

Nel caso in esame il Collegio giudicante ha rilevato che se è vero che ai sensi del codice civile [2], il legislatore ha inteso privilegiare , in caso di crisi e separazione della coppia genitoriale, il regime dell’affido condiviso dei figli minori ad entrambi i genitori, in quanto la prole ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, d’altra parte, onde tutelare in maniera concreta l’interesse morale e materiale dei minori [3], il giudice può disporne l’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori.

Il Tribunale motiva in maniera scrupolosa ed analitica le ragioni che hanno portato a tale decisione di affidamento esclusivo. Ed infatti dal giudice viene evidenziato come dall’ampia istruttoria, che ha compreso sia una CTU psicologica che l’ascolto diretto dei minori da parte del magistrato all’uopo delegato, sia emersa “l’esistenza di una situazione di inidoneità genitoriale della madre che risulta aver manipolato i due minori allontanandoli fisicamente e psicologicamente dal padre verso cui ostentano entrambi plateali manifestazioni di rifiuto e negazione”.

All’esito dell’elaborato peritale e dell’ascolto diretto, il Collegio Giudicante, constatato un “condizionamento programmato” della madre nei confronti dei figli teso a logorare la figura paterna nonché i rapporti con i parenti del ramo genitoriale paterno, ha affermato la “sussistenza di un vero e proprio disturbo relazionale avente le caratteristiche dell’alienazione parentale, così come descritta da ultimo nel DSM 5 pubblicato nel 2013 …”. Insomma è stata accertata l’esistenza “di una ingiustificata campagna di denigrazione dei minori contro il padre”, che aveva addirittura condotto ad una denuncia di falsi abusi (il cui relativo procedimento penale era stato archiviato in quanto le accuse di molestie sessuali, all’esito delle indagini, erano state ritenute fantasiose, inverosimili , sganciate dalla realtà e prive di qualsivoglia riscontro oggettivo).

Durante l’istruttoria inoltre era stato evidenziato come i minori continuavano a parlare del loro padre come di una persona cattiva e che non volevano più vedere, in maniera robotica e rituale, il tutto sintomatico di quell’alienazione parentale che altro non è che una sorta di denigrazione martellante e ingiustificata effettuata da uno dei due genitori contro l’altro genitore, un lavaggio del cervello portato avanti da un genitore indottrinante con il contributo concreto dei figli minori alla denigrazione del genitore bersaglio”.

Altro elemento sintomatico dell’alienazione parentale che il Tribunale ha riscontrato nel caso in esame è la mancanza di ambivalenza nei confronti dello stesso genitore, ”avendo il CTU ed il Collegio direttamente constatato che i due bambini nutrono per il padre ( genitore alienato) solo sentimenti negativi e per la madre ( genitore alienante) solo sentimenti positivi”.

Tale provvedimento del Tribunale di Cosenza è in sintonia con la sentenza della Corte di Cassazione del 2013 [4], che aveva negato l’affidamento condiviso al genitore alienante, disponendo affidamento esclusivo dei figli all’altro genitore.

Di avv. MARGHERITA CORRIERE

note

[1] Trib. Cosenza, decr. n. 778/2015.

[2] Art. 337 ter cod. civ.

[3] Ex art.337 quater cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 5947/2013.

Per scaricare il decreto del Tribunale di Cosenza in formato integrale clicca qui


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1 Commento

  1. Reazioni iniziali:

    “sussistenza di un vero e proprio disturbo relazionale avente le caratteristiche dell’alienazione parentale, così come descritta da ultimo nel DSM 5 pubblicato nel 2013 …”.

    La frase si riferisce alla PAS (Parental Aienation Syndrome) e asserisce che il DSM 5 include la PAS come come ‘disturbo / disordine mentale (del cervello, cioe’, poiche’ DSM denota Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).

    Il DSM 5 (precisamente come i precendenti DSM I – 4) esclude la PAS (e ogni descrizione che o implicitamente o esplicitamente vorrebbe descrivere la PAS) — e cio’ nonostante il lobbying accanito degli interessi legali e economic legati alla PAS.

    Il DSM 5 — e quindi l’Ordine della American Psychiatric Association che cura la pubblicazione dei DSM (1 – 5) — disconosce la PAS, in qualunque forma venga rappresentata, come ‘malattia / sindrome / disordine mentale’. Cioe’, per l’ American Psychiatric Association, che e’ l’organo rappresentate i medici in psichiatria, la malattia PAS non ha valore scientifico-medico.

    La sentenza del Tribunale di Cosenza, che afferma che la PAS descritta nel DSM sia un disordine / sindrome medico-mentale ben verificato empiricamente, presenta tre errori.
    (1) Il DSM 5 (e i precendenti DSM (1 – 4) escludono la PAS come malattia medico-mentale. Lordine dei psichiatri ha esaminato la scientificita della PAS e ha concluso che di scientificita ne ha zero. Il Tribunale di Cosenza non ha nessun potere di ascrivere scientificita’ a una teoria medico-mentale, che l’ordine scientifico delll’American Psychiatric Association che ha curato i vari DSM ha specificamente dichiarato mancante di scientificita’

    (2) Il Tribunale di Cosenza stabilisce che la frase ” … sussistenza di un vero e proprio disturbo relazionale avente le caratteristiche dell’alienazione parentale, così come descritta da ultimo nel DSM 5 pubblicato nel 2013 …” esista nel DSM 5. LA frase non esiste ne’ nel DSM 5 ne’ nei precedenti DSM 1 – 4).

    (3) La frase che il l Tribunale di Cosenza usa e’ diretta a descrivere cio’ che i fautori della PAS hanno da sempre descritto come PAS. Il tribunale pero’ usa la frase che ha da sempre descritto la PAS senza pero — sembra — usare il termine / acronimo (PAS). I Tribunale parla della condizione PAS, ma in realta’ non si riferisce alla syndrome-malattia-mentale con risvolti medici; si riferisce ora a ‘disturbi psicologici dovuti a conflittualita’ relazionale’ … non alla PAS della psichiatria ma una versione psicologica denotata come PA. L’eliminazione del termine syndrome catturata dalla ‘S’ in PAS scompare. Quindi la PA si riferisce a una condizione ‘puramente psicologica’ non medica e non a una condizione ‘psichiatrica’ medica. Pero’ la descrizione iniziale del Tribunale cara ai fautori della PAS
    ” … sussistenza di un vero e proprio disturbo relazionale avente le caratteristiche dell’alienazione parentale, così come descritta da ultimo nel DSM 5 pubblicato nel 2013 …”
    si riferisce alla sindrome-malattia psichiatrica e non a un disturbo relazionale psicologico.

    (4) LA CTU approvata dal Tribunale di Cosenza presenta una contraddizione logica e una incongruenza empirica. La contraddizione logica emerge dalla transizione indiscriminata — da parte di psicologi-CTU con formazione in scienze sociali — dalla PAS fondata su basi (peudo)mediche della psichiatria (Gardner era psichiatra, e non psicologo), alla PA ora fondata su basi (pseudo)psicologiche. Questa e’ una transizione immotivata e scellerata. Al Tribunale di Cosenza i CTU-psicologi propongono, dapprima, una definizione della sindrome PAS che dovrebbe esistere nel DSM 5, ma che non esiste. Poi i CTU-psicologi sommarizzano il tutto della PAS non esistente nel DSM 5 nel concetto psicologico di disturbo relazionale, che nulla a che fare con il concetto psichiatrico PAS come descritta (e prescritto) dal Gardner e dai suoi seguaci. E infine i CTU-psicologi testimoniano sotto giuramento che cio’ che viene descritto, presumibilmente, nel DSM 5 come malattia pertinente alla medicina-psichiatria (PAS), non e’ altro che un disturbo relazionale prettamente psicologico (PA).

    Il TRibunale di Cosenza dovrebbe chiedere chiarificazioni ai CTU-psicologi sui seguenti punti:
    (a) dimostrare che la definizione iniziale esiste nel DSM 5;
    (b) dimostrare che la definizione di riferisce a disturbi relazionali (PA) e non a sindromi mediche (PAS);
    (c) provvedere la ricerca teorica, metodologica e empirica su cui dovrebbe basarsi la definizione iniziale imputata al DSM 5;
    (d) chiarire se la definizione iniziale imputata al DSM 5 si riferisce alla PAS (malattia) o alla PA (disturbo piscologico);
    (e) provvedere la ricerca teorica, metodologica e empirica su cui dovrebbe basarsi il disturbo relazionale della PA,

    L’ultimo punto richiede che i CTU-psicologi chiariscano aspetti fondamenali del disturbo relazionale dell PE:
    — specificare il concetto di cosa sia il disturbo relazionale,
    — schematizzare il modello causale che descrive il meccanismo di come il disturbo relazionale emerge e si solidifichi il disturbo;
    — elaborare le ipotesi testabili (falsificabili) di come la conflittualita’ tra i genitori generi il disturbo relazionale nei figli-bambini, e iin particolare descrivere l’impatto causale del genitore affidatario e del genitore non affidatario;
    — chiarire quali siano i sintomi di disturbo relazionale nei bambini-figli e quali metodologie i CTU-psicologi usano per identificare i sintomi nei bambini e l’impatto causale proveniente dai genitori.

    Per concludere, alla fine i CTU-psicologi devono dimostrare come il loro lavoro — analisi teoriche, concettuali, metodologiche e empiriche — si basa sulla teoria dei disturbi relazionali come sviluppata nella disciplina di psicologia a livello internazionale … se tale teoria esiste.

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