HOME Articoli

Lo sai che? Penale: se troppo alta è nulla

Lo sai che? Pubblicato il 10 agosto 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 10 agosto 2015

Tutela dei consumatori: il tribunale che rilevi la presenza nel contratto di una clausola eccessivamente vessatoria per il cliente può annullarla.

I patti vanno rispettati, recita un antico adagio latino, ma non quelli che prevedono condizioni troppo inique (in termini tecnici “vessatorie”) per il consumatore. In tali casi, infatti, il giudice può intervenire all’interno del regolamento stipulato dalle parti e annullare quelle clausole che ritiene troppo svantaggiose a carico del consumatore. È il caso, per esempio, di una penale eccessivamente elevata a carico del cliente-consumatore nel caso di recesso anticipato da parte di quest’ultimo oppure per violazione di uno degli obblighi contrattuali. È quanto risulta da una recente ordinanza del Tribunale di Oristano [1].

La vicenda

Un abbonato ad una tv satellitare aveva trasmesso, all’interno di un proprio chiosco, una partita di calcio, consentendone la visione ai propri familiari, nonostante il divieto (con relativa penale) previsto dal contratto di abbonamento al servizio per uso domestico.

Le clausole vessatorie

Il nostro codice civile impone, per le clausole vessatorie, una doppia sottoscrizione da parte del cliente: firma che può essere apposta anche alla fine del contratto, ma che deve essere ulteriore rispetto a quella di approvazione della scrittura privata. In genere la seconda sottoscrizione viene richiesta in corrispondenza di un’ultima clausola che richiama tutte quelle vessatorie, indicate per numero o per lettera, presenti all’interno dell’accordo.

Ma questa regola – impone la disciplina comunitaria – non è sufficiente quando si ha a che fare con i contratti con i consumatori: in tal caso, se l’azienda non è in grado di dimostrare che la clausola è stata contrattata e discussa col cliente, con la previsione di specifici vantaggi compensativi per quest’ultimo, la suddetta clausola vessatoria può essere dichiarata inefficace dal giudice, anche se sottoscritta appositamente.

Il punto principale della questione, che in passato ha diviso i giudici, è la definizione di quando si possa parlare di “eccessiva onerosità” della penale. La sentenza in questione si inserisce in quel filone interpretativo particolarmente favorevole al consumatore, che attribuisce al giudice il potere di riequilibrare i pesi e le misure del contratto, ristabilendo l’equilibrio di interessi che ogni scrittura privata deve necessariamente avere. Ciò nell’ottica di salvaguardare non soltanto il contraente debole ma il mercato che può trarre giovamento da una modulazione della libertà negoziale.

Ogni volta in cui la penale sarà considerata manifestamente eccessiva, l’azienda potrà chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento del danno, se ne sussistono le condizioni, ma non il pagamento della penale vessatoria.

Perché la clausola vessatoria possa essere efficace nei confronti del consumatore sarà necessario che la stessa sia stata al centro di una specifica trattativa “individuale, seria ed effettiva”. Il che potrebbe rendere invalide una serie di clausole sottoscritte su internet con il cosiddetto “point and click” dove l’utente si limita a cliccare sulla casella di consenso, dichiarando di aver preso visione di tutte le clausole, ivi comprese quelle eventualmente vessatorie. Un modo certo poco trasparente per far passare, al consumatore, una serie di vere e proprie “imposizioni” da parte dell’azienda.

note

[1] Trib. Oristano, ord. del 10.06.2015.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI