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Esposto, querela e denuncia: quale differenza?

19 Aprile 2019


Esposto, querela e denuncia: quale differenza?

> Che significa? Pubblicato il 19 Aprile 2019



Processo penale e reati: l’esposto, la querela e la denuncia sono degli strumenti, a disposizione dei cittadini, finalizzati alla comunicazione delle notizie di reato. Ma tra questi atti vi sono delle sostanziali differenze.

Spesso si usano le parole esposto, querela e denuncia come se si trattasse di sinonimi e, a volte, anche impropriamente con riferimento ad ambiti del diritto del tutto inappropriati. Così, innanzitutto, è bene chiarire che questi tre termini si riferiscono all’ambito del diritto penale. Erra pertanto chi parla di “Denuncia” quando invece riceve un atto di citazione, il quale invece attiene al giudizio di carattere civile, o un precetto che riguarda l’esecuzione forzata (sempre rientrante nell’ambito dei rapporti privatistici).

Come si trasmette una notizia di reato all’autorità giudiziaria?

Nella quotidianità è possibile trovarsi di fronte a degli episodi che potrebbero configurare dei reati, ai quali si può assistere da terzi non coinvolti oppure possono essere subiti personalmente. I dubbi, dunque, che possono sorgere in queste circostanze riguardano la comunicazione della notizia di reato e la relativa forma. Questo articolo è volto a porre fine ai dubbi interpretativi che circondano questi tre strumenti giuridici ed a chiarire qual è la differenza tra esposto, querela e denuncia.

Cos’è l’esposto?

L’esposto [1] è l’esposizione, fatta all’autorità di pubblica sicurezza, di fatti che non costituiscono ancora un reato, ma che sono al limite del lecito. Oppure di fatti che potrebbero essere oggetto di querela.

A differenza della denuncia e della querela, l’esposto non è inserito nel codice di procedura penale, ma nel testo unico di pubblica sicurezza, in quanto è rivolto principalmente a tali organi ed ha la finalità di far si che l’autorità preposta tenti un bonario componimento della vicenda, oggetto dell’esposto, la quale può anche non avere ancora rilievo civile o penale, ma sia in uno stadio tale da poter degenerare. Si potrebbe dire, dunque, che l’esposto ha più una finalità preventiva che punitiva. Dall’esposto nascerà un vero e proprio procedimento amministrativo entro il quale l’organo preposto tenterà la conciliazione della lite redigendo un apposito verbale. L’esposto non ha – quindi – natura di atto di comunicazione di notizia di reato. Qualora però l’esposto contenga fatti penalmente rilevanti e procedibili d’ufficio, l’autorità di pubblica sicurezza, per come si dirà, avrà l’obbligo di informare l’autorità giudiziaria

L’ufficiale di Pubblica sicurezza a cui l’esposto viene presentato, convoca le parti e cerca di giungere a una composizione pacifica della controversia, prospettando all’autore del fatto i rischi che corre se persisterà nel suo atteggiamento.

Quando presentare un esposto? E’ conveniente presentare un esposto quando è in essere una circostanza che potrebbe portare oppure ha già portato ad una controversia tra privati, sulla quale si abbia il dubbio che questa possa essere contraria alla legge. Con l’esposto, difatti, si sollecita un celere intervento della Autorità di Pubblica Sicurezza per mettere fine, anche, bonariamente alla situazione dalla quale potrebbe derivare un pericolo.

Cos’è la querela?

La querela [2] è un atto con il quale chiunque può dichiarare di aver subito uno di quei reati minori che l’ordinamento persegue solo se la persona offesa ne fa esplicita richiesta.

La persona offesa dal reato, dunque, può personalmente oppure a mezzo di procuratore avanzare istanza di punizione nei confronti di chiunque si sia reso responsabile di un reato non perseguibile d’ufficio ma – appunto – a querela di parte.

Le differenze con le altre due tipologie di comunicazione trattate sono notevoli. La querela, difatti, è sottoposta ad un termine c.d. di decadenza.

Se ti ritieni vittima di un reato potrai presentare una querela entro 3 mesi da quando hai avuto conoscenza della notizia di reato (termine aumentato a 6 mesi per alcune tipologie di reato quali ad es. la violenza sessuale).

Ulteriore caratteristica della querela è dettata dalla possibilità di remissione [ritiro della querela]. A differenza della denuncia – infatti – la querela essendo manifestazione della volontà di un privato di procedere contro un altro privato per casi di minore gravità può essere revocata in qualsiasi momento, anche a giudizio già instaurato [con delle eccezioni previste dalla legge, ad esempio nei casi di violenza sessuale o di maltrattamenti in famiglia].

Quali sono i reati perseguibili a querela di parte? Sono reati che spesso nascono da controversie tra privati come ad esempio, la minaccia, la diffamazione, la violenza privata, l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni, il furto, la violenza sessuale, ecc. Va precisato, comunque, che il diritto penale è una branca del diritto pubblico e, pertanto, anche se mira alla punizione di un soggetto per volontà di chi si ritiene leso nei propri diritti, in ogni caso il fine ultimo è – sempre – la tutela della collettività.

Cos’è la denuncia?

La denuncia [3] è l’atto con il quale un cittadino comunica al giudice o ad agenti della polizia giudiziaria, di essere rimasto vittima di un grave reato oppure di essere a conoscenza di un fatto che potrebbe costituire grave reato. Proprio per la suddetta gravità, una volta depositata la denuncia non può essere più ritirata perché le autorità dovranno proseguire le indagini a prescindere dall’intenzione della vittima di pervenire a una punizione del colpevole.

Il pubblico ministero che riceve la denuncia avvierà le indagini volte ad accertare se il reato è stato effettivamente commesso e chi può averlo commesso, se il presunto responsabile non è stato già indicato in denuncia. In questo caso le indagini partiranno contro costui, ma potranno successivamente coinvolgere terze persone che potrebbero risultare coinvolte o che abbiano concorso alla realizzazione del fatto reato.

La denuncia può essere facoltativa oppure obbligatoria. E’, generalmente, facoltativa per i privati mentre è obbligatoria per i pubblici ufficiali che ricevono o apprendono la notizia di un reato procedibile d’ufficio. Questa non è soggetta a termini – a differenza della querela per come si è detto  – poichè il reato riveste una gravità tale da dover essere necessariamente perseguito. Proprio per tale ragione, si ribadisce, non sarà possibile rimettere (ritirare) la denuncia.

La denuncia, poi, può essere resa in forma orale o in forma scritta e deve contenere l’esposizione dei fatti che si intendono portare a conoscenza dell’autorità giudiziaria. Una cosa importante da sapere è che la denuncia non deve necessariamente indicare l’eventuale responsabile dei fatti denunciati, ma può essere presentata anche contro ignoti. Per essere valida, infine, deve essere sottoscritta dal denunciante.

I fatti denunciati o oggetto di querela devono essere sempre veritieri. Diversamente si potrebbe incorrere nel reato di calunnia, il quale risulta di per sè un reato abbastanza grave.

Quali sono i reati perseguibili d’ufficio?

Generalmente sono reati che suscitano un grave allarme sociale, si pensi, ad esempio, ai reati contro la pubblica amministrazione 7concussione, corruzione, abuso d’ufficio, omissione atti di ufficio) oppure all’omicidio.

Si può ritirare la denuncia fatta contro una persona?

Certamente no. Come appena detto, la denuncia riguarda quei reati perseguibili d’ufficio, a prescindere dalla volontà della vittima. L’azione penale, in questi casi, non ha come scopo quello di rendere giustizia alla persona offesa, ma quello di scoraggiare, sanzionandoli, i comportamenti socialmente pericolosi. Il denunciante, peraltro, una volta che ha portato a conoscenza il pubblico ministero o la polizia giudiziaria di fatti che costituiscono reato, non ha più alcun potere di intervento nelle indagini o nel processo e potrà, al massimo essere ascoltato come testimone.

Si può ritirare la querela fatta contro una persona?

Certamente si. In questo caso, si parla di remissione della querela. Si procede innanzi alle autorità e ci sarà bisogno del consenso (accettazione) della parte querelata.

note

[1] art. 1 TULPS, approvato con regio Decreto R.D. 773/1931 e relativo regolamento per l’esecuzione approvato con R.D. 635/ 1940, artt. 5, 6.

[2] artt. 336 ss., c.p.p., art. 120, c.p.

[3] artt. 331 ss., c.p.p.

Autore immagine: 123rf com


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2 Commenti

  1. Se io voglio denunciare lo smarrimento di un documento, qual è il termine corretto? Io tutte le volte ho usato impropriamente il termine «denuncia di smarrimento».

  2. Salve, l’articolo è molto interessante e vorrei intervenire proprio nel merito della questione. Per esperienza vi segnalo che l’ “esposto” è ritenuto inesistente dalle autorità di P.S. e del resto noto che è l’unico argomento privo di fonti.

    Si tratta di una “prassi” (che le forze dell’ordine preferiscono evitare, suggerendo la querela piuttosto che fare da mediatori) oppure di un reale ‘istituto giuridico’? Se così fosse, potreste citare le fonti del diritto utili per avvalersi di un esposto?
    Grazie infinite.

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