Professionisti Il redditometro

Professionisti Pubblicato il 11 agosto 2015

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Agenzia delle entrate, controlli sostanziali e formali, avviso di accertamento, termini, accertamento analitico e sintetico sul reddito, redditometro e redditest.

Al fine di consentire agli Uffici di procedere all’accertamento sintetico in base a parametri certi ed uniformi il Ministero dell’economia e delle finanze ha stabilito indici e coefficienti presuntivi di reddito (o di maggior reddito) in relazione alla disponibilità da parte del contribuente di beni o servizi indicatori di un’elevata capacità contributiva (cd. redditometro).

Ai sensi della C.M. 10-6-1993, n. 7, il redditometro si applica a tutte le persone fisiche, anche non tenute alla presentazione della dichiarazione dei redditi, purché residenti in Italia.

Negli ultimi anni si è molto rafforzato il ricorso al redditometro: in particolare il D.L. 78/2010 (conv. in L. 122/2010) in vigore in via definitiva dal 2012, ma che mira ad accertare i redditi prodotti dal 2009, individua nuovi elementi di capacità contributiva che misurano la sostenibilità delle spese nel tempo.

In base al redditometro «la determinazione sintetica può essere, altresì, fondata sul contenuto induttivo di elementi indicatori di capacità contributiva individuata mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza».

Con il successivo D.M. 24 dicembre 2012 si è data completa attuazione a tale disposizione. Sinteticamente possiamo riassumere le caratteristiche del nuovo redditometro nei seguenti punti:

— rientrano nel concetto di «elementi indicativi della capacità contributiva» le spese sostenute dal contribuente per l’acquisto di beni e servizi;

— assume rilevanza, ai fini dell’accertamento sintetico, anche la quota di risparmio formatosi nell’anno;

— si accerta il reddito del singolo contribuente a cui andranno imputate le spese sostenute dal nucleo familiare.

Da novembre 2012, inoltre, è stato aggiornato un «software» applicativo del redditometro (cd. redditest) che stimerà la capacità di spesa del contribuente individuando così il suo reddito presunto di modo che questi potrà confrontarlo con quanto sta per dichiarare.

A tal proposito l’Agenzia delle entrate ha chiarito che il risultato del redditest non può essere utilizzato per giustificare lo scostamento tra il reddito complessivo dichiarato e quello risultante dall’applicazione del redditometro, trattandosi esclusivamente di uno strumento di autodiagnosi e orientamento per il contribuente (com. stampa del 20-1-2013).

In tale sede l’Agenza ha, inoltre, chiarito che le posizioni inferiori a 12.000 euro non saranno prese in considerazione e che, in base alla convenzione annuale con il Ministero dell’economia, dovranno essere effettuati ogni anno 35.000 controlli utilizzando il redditometro.

Infine, è stato precisato, che non saranno mai selezionati i pensionati in quanto tale strumento mira ad individuare i cd. «finti poveri» e, quindi, l’evasione più «spudorata».

Giurisprudenza

Con diverse sentenze la Corte di Cassazione (6-8-2012, n. 14168, 5-9-2012, n. 14896 e 29-10-2012, n. 18604) ha confermato che la determinazione del reddito effettuata mediante l’applicazione del cd. «redditometro» dispensa l’Amministrazione da qualsiasi ulteriore prova e pone a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto sulla base del redditometro non esiste o esiste in misura inferiore.

Si tratta, pertanto, di una presunzione «relativa» che può essere contrastata con vari elementi di prova contraria.

In base all’art. 4 del D.M. 24-12-2012 il contribuente può dimostrare che il finanziamento delle spese accertate è avvenuto:

— con redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta;

— con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte;

— da parte di soggetti diversi dal contribuente.

Può inoltre dimostrare il diverso ammontare delle spese che gli vengono attribuite nonché che i redditi sono stati prodotti da altri componenti del nucleo familiare.

L’art. 83, co. 8 del D.L. 112/2008 ha previsto, inoltre, un piano straordinario di controlli finalizzati alla determinazione sintetica del reddito delle persone fisiche a norma dell’art. 38 del D.P.R. 600/73.

Il piano prevede da un lato il coinvolgimento della Guardia di finanza e dei Comuni (v. infra par. 5) e dall’altro l’individuazione dei soggetti potenzialmente destinatari dei controlli. Questi, infatti, saranno coloro che presentano un «profilo fiscale» in aperto contrasto con il tenore di vita dimostrato. La norma individua in primis quei soggetti che, pur non avendo evidenziato nella dichiarazione dei redditi alcun debito d’imposta, risultano titolari di beni o servizi ritenuto indici di capacità contributiva.

Redditometro e privacy

Con il provvedimento del 21-11-2013 il Garante della privacy ha segnalato alcune criticità nel metodo del redditometro al fine di tutelare il contribuente in merito alle modalità di raccolta dei dati utili all’applicazione della su citata metodologia.

In particolare il provvedimento ha messo in luce quali punti critici:

—   i criteri di selezione dei contribuenti. Il garante ha rilevato, infatti, che il criterio di rilevazione della famiglia fiscale (cd. lifestage) adottato dall’Agenzia non è sufficiente in quanto tiene conto dei soli familiari a carico e non anche dei conviventi ad altro titolo (figli maggiorenni e altri familiari conviventi) che comunque avrebbero rilevanza;

—   la qualità dei dati. Spesso i dati materiali relativi alle spese certe sono stati erroneamente indicati nelle comunicazioni effettuate all’Anagrafe. Ciò anche con riferimento al cd. fitto figurativo spesso attribuito erroneamente anche a situazioni nelle quali non sussistono realmente i presupposti (es. minori non inseriti come familiare a carico nelle dichiarazioni).

Il Garante ha segnalato, pertanto, una serie di richieste di modifiche del redditometro al fine di rispettare la riservatezza e i valori e diritti fondamentali della persona già tutelati da norme fondamentali.

In seguito a tale richiesta, pertanto, l’Agenzia delle entrate ha adottato le garanzie necessarie a tutela degli interessati stabilendo che la ricostruzione sintetica venga effettuata tenendo conto oltre che della quota di incremento patrimoniale imputabile al periodo d’imposta e della quota di risparmio, delle spese certe, delle spese per elementi certi e del fitto figurativo (circ. 6/E dell’11-3-2014).

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