Professionisti Accertamento analitico e induttivo su imprenditori e autonomi

Professionisti Pubblicato il 11 agosto 2015

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Agenzia delle Entrate, controlli fiscali ed evasione: l’accertamento della dichiarazione dei redditi nei confronti di possessori di redditi d’impresa e di lavoro autonomo.

Nei confronti dei possessori di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, così come accade per i contribuenti persone fisiche non titolari di tali tipologie di redditi, l’accertamento sostanziale può riguardare il rddito complessivo del contribuente (accertamento generale) o solo alcuni tipi di redditi a lui imputabili (accertamento parziale). Per essi, tuttavia, l’accertamento generale di norma è analitico anche se, ricorrendo alcune condizioni, si può procedere all’accertamento induttivo o, in caso di omessa presentazione della dichiarazione, si può applicare l’accertamento d’ufficio.

Accertamento analitico

Per i possessori di queste categorie di reddito la rettifica analitica si basa sulle scritture contabili, anche se l’Ufficio le può disattendere in tutto od in parte.

Alla rettifica analitica l’Ufficio procede (art. 39, co. 1, D.P.R. 600/73):

— se gli elementi indicati nella dichiarazione non corrispondono a quelli del bilancio, del conto economico e dell’eventuale prospetto descrittivo delle risultanze d’esercizio;

— se non sono state esattamente applicate le disposizioni relative alla determinazione del reddito d’impresa;

— se l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione e nei relativi allegati risulta da ispezioni delle scritture contabili e dalle altre verifiche previste dalla legge, dal controllo della completezza, esattezza e veridicità delle registrazioni contabili, sulla scorta delle fatture e degli altri atti e documenti relativi all’impresa nonché dei dati e delle notizie legittimamente acquisiti dagli Uffici.

Si noti che, pure nelle ipotesi in cui la rettifica si attiene alla contabilità, è consentito agli Uffici, nell’accertamento dell’esistenza di attività non dichiarate o dell’inesistenza di passività dichiarate, di avvalersi di presunzioni semplici purché gravi, precise e concordanti.

Accertamento induttivo

In via eccezionale, l’Ufficio può procedere all’accertamento induttivo prescindendo dalle scritture contabili e dalle risultanze del bilancio e avvalendosi di notizie e dati comunque in suo possesso.

L’Ufficio può ricorrere alla rettifica induttiva solamente nei seguenti casi (art. 39, co. 2, D.P.R. 600/73):

— quando il reddito di impresa non è stato indicato nella dichiarazione;

— quando dal verbale di ispezione risulta che il contribuente non ha tenuto o ha sottratto all’ispezione una o più scritture contabili ovvero quando le scritture non sono disponibili per causa di forza maggiore;

— quando le omissioni, le falsità, le inesattezze o le irregolarità formali delle scritture contabili sono così gravi, numerose e ripetute da rendere inattendibili nel loro complesso le scritture stesse;

— quando il contribuente non ha dato seguito, o lo ha fatto in modo incompleto, agli inviti degli Uffici previsti dalla normativa IVA;

— quando viene rilevata l’omessa presentazione dei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore o di indicazione di cause di esclusione o inapplicabilità degli studi di settore non sussistenti, nonché di infedele compilazione dei modelli che comporti una differenza superiore al 15%, o comunque a 50.000 euro, tra i ricavi o compensi stimati applicando gli studi di settore sulla base dei dati corretti e quelli stimati sulla base dei dati indicati in dichiarazione.

Data la gravità delle infrazioni commesse dal contribuente nelle ipotesi su menzionate, la legge autorizza l’Ufficio ad avvalersi di presunzioni cd. non qualificate, prive cioè dei requisiti di gravità, precisione e concordanza.

Nel tempo sono stati introdotti numerosi strumenti da impiegare nell’effettuazione di accertamenti di tipo induttivo: si tratta dei coefficienti presuntivi di reddito, dei parametri contabili e, infine, degli studi di settore.

Accertamento d’ufficio

Vale quanto detto a proposito delle persone fisiche: l’accertamento può essere effettuato solo se la dichiarazione è omessa o nulla.

Accertamento parziale

Gli Uffici territoriali della Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate, qualora dagli accessi, ispezioni e verifiche nonché dalle segnalazioni effettuate dalla Direzione centrale accertamento, da una Direzione regionale ovvero da un Ufficio della medesima Agenzia, ovvero di altre Agenzie fiscali, dalla Guardia di finanza, di enti ed amministrazioni pubbliche — rilevano l’esistenza di un reddito non dichiarato o di un maggior reddito, possono limitarsi ad effettuare un accertamento parziale volto ad accertare detto reddito evaso o il maggior reddito imponibile, ovvero la maggiore imposta da versare, anche avvalendosi delle procedure di cui al D.Lgs. 218/97 (art. 41bis D.P.R. 600/73).

Tale attività non pregiudica la possibilità di ulteriori successivi controlli di carattere generale da parte dei detti Uffici.

I controlli per le imprese di rilevanti dimensioni

L’art. 27, co. 9-15, D.L. 185/2008 (conv. in L. 2/2009) stabilisce un controllo sostanziale delle dichiarazioni dei redditi e della dichiarazione IVA delle imprese di più rilevanti dimensioni.

Per tali si intendono quelle con volume di affari o ricavi superiori a 150 milioni di euro (provv. 20-12-2010).

Il controllo va effettuato entro l’anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione d’imposta.

Tale controllo è realizzato in modo selettivo sulla base di specifiche analisi di rischio concernente il settore produttivo di appartenenza dell’impresa o, se disponibile, sul profilo di rischio della singola impresa desunto anche dai precedenti fiscali.

Manuale di Diritto Tributario

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Autore immagine: 123rf com


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