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L’accertamento con adesione del contribuente

11 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 11 agosto 2015



Concordato con l’Agenzia delle entrate e controlli fiscali sulla dichiarazione dei redditi: accertamento con adesione a regime, effetti, procedura, rinuncia a impugnare, verbali di constatazione, reclamo-mediazione.

L’istituto dell’accertamento con adesione del contribuente, è attualmente disciplinato dal D.Lgs. 218/97.

Tale istituto può essere definito come forma di accertamento in un unico atto in contraddittorio con l’interessato che, in quanto definitivo, non alimenta il contenzioso.

Il meccanismo investe tutti i soggetti ed estende la sua efficacia oltre che alle imposte dirette e all’IVA anche alle imposte sulle successioni e donazioni, di registro, ipotecaria e catastale e all’INVIM.

ACCERTAMENTO CON ADESIONE «A REGIME»

L’accertamento con adesione (cd. concordato) è ammesso per tutte le tipologie reddituali.

Possono essere concordate: le imposte sul reddito (incluse quelle sostitutive delle stesse e quelle per le quali è prevista l’applicazione delle norme dettate per le imposte sul reddito in materia di liquidazione, riscossione, accertamento etc.), l’IVA e tutte le imposte indirette.

Possono essere definiti tutti i periodi d’imposta ancora accertabili e non vi sono cause ostative, anche di carattere penale come previste dalla previgente disciplina (omessa presentazione della dichiarazione, presentazione di dichiarazione nulla o non sottoscritta etc.).

Per quanto concerne l’ambito oggettivo, invece, esso non è limitato a specifici elementi dell’accertamento, come nella passata disciplina, ma può riguardare tutti gli aspetti dell’azione accertatrice, inclusa la determinazione sintetica del reddito (basata cioè su strumenti quali il redditometro, i coefficienti presuntivi etc.).

Diversamente da quanto avveniva nella precedente formulazione della disciplina, l’adesione non produce automaticamente effetti sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini IVA.

L’art. 2, co. 1, del D.Lgs. 218/97, infatti, dispone che:

— la definizione delle imposte sui redditi ha effetto anche per l’IVA solo se riguarda fattispecie (componenti reddituali) rilevanti ai fini IVA (ad esempio proventi soggetti ad IVA).

In questo caso l’IVA è liquidata applicando ai maggiori componenti positivi di reddito un’aliquota media ottenuta dal rapporto tra l’imposta relativa alle operazioni imponibili (detratta quella relativa a cessioni di beni ammortizzabili e ad operazioni compiute in regimi speciali) e il volume d’affari (aumentato dell’ammontare delle operazioni non soggette ad imposta o per le quali non sussiste l’obbligo di dichiarazione). Come specificato dalla circolare ministeriale n. 235/E dell’8-8-1997, l’aliquota così determinata deve essere applicata quando non è possibile individuare la natura dell’operazione IVA e quindi la relativa aliquota;

— possono essere oggetto di adesione anche le fattispecie rilevanti solo ai fini IVA.

Nell’uno come nell’altro caso, quindi, il concordato dovrà essere proposto solo per l’imposta interessata.

Effetti

Gli effetti del concordato sono rimasti pressocché invariati.

Come dispone il terzo comma dell’art. 2 del D.Lgs. 218/97, l’accertamento con adesione:

non è impugnabile da parte del contribuente;

non è integrabile o modificabile da parte dell’Ufficio. Questo principio trova tuttavia mitigazione nel disposto del co. 4 del medesimo art. 2 che prevede la possibilità di un’ulteriore azione accertatrice, esperibile nei termini ordinari qualora ricorrano determinate circostanze.

Infatti, l’avvenuta adesione non preclude la possibilità per il fisco di operare ulteriori controlli quando:

—   sopravviene la conoscenza di nuovi elementi che permettono di accertare un maggior reddito superiore al 50% del reddito oggetto di definizione ed in ogni caso non inferiore a 77.468,53 euro. In presenza di nuovi elementi, inoltre, l’art. 70, co. 2, della L. 21-11-2000, n. 342 consente nuove azioni accertatrici con riferimento a categorie reddituali diverse da quelle che hanno formato oggetto di adesione, a prescindere dalla condizione relativa al maggior reddito accertato;

—   la definizione riguarda accertamenti parziali;

—   la definizione riguarda redditi di partecipazione;

—   la definizione riguarda società o associazioni o aziende coniugali e il socio, associato o coniuge non ha aderito;

non rileva ai fini extratributari, con eccezione per i contributi previdenziali e assistenziali, in quanto commisurati alla medesima base imponibile dalle imposte sui redditi, in relazione ai quali però non si applicano sanzioni ed interessi;

comporta l’esclusione dall’applicabilità di sanzioni penali, salvo che per quelle previste per i reati di falso e frode fiscale nonché di omesso versamento di ritenute;

comporta la riduzione delle sanzioni ad 1/3 del minimo, fatta eccezione di quelle applicate in sede di liquidazione delle dichiarazioni (art. 36bis D.P.R. 600/73 e art. 60 D.P.R. 633/72) e di quelle relative alla mancata, incompleta o non veritiera risposta a questionari degli uffici finanziari.

Accertamento con adesione: la procedura

La procedura può essere attivata dall’Ufficio finanziario competente o, in limitate ipotesi, dallo stesso contribuente.

Nel primo caso l’Ufficio trasmette un invito a comparire nel quale vengono indicati i periodi di imposta suscettibili di accertamento nonché il giorno e l’ora della comparizione, le maggiori imposte, ritenute, contributi, sanzioni e interessi dovuti in caso di definizione agevolata e i motivi che hanno dato luogo alla determinazione delle maggiori imposte, ritenute e contributi.

Costituisce invito a comparire per la definizione dell’accertamento con adesione anche la richiesta di chiarimenti inviata al contribuente a seguito dello scostamento dei ricavi dichiarati rispetto a quelli determinati in base all’applicazione dei coefficienti presuntivi di reddito.

Il contribuente, dal canto suo, può chiedere all’Ufficio la formulazione di una proposta di accertamento qualora nei suoi confronti siano stati effettuati accessi, ispezioni e verifiche, e quindi prima che gli sia notificato avviso di accertamento. Laddove abbia ricevuto avviso di accertamento non preceduto da invito a comparire, il contribuente potrà inviare all’Ufficio un’istanza di concordato.

La presentazione dell’istanza da parte del contribuente produce la sospensione di novanta giorni dei termini di impugnativa, di pagamento e di iscrizione provvisoria al ruolo. Entro quindici giorni dalla ricezione dell’istanza del contribuente l’Ufficio deve invitare il contribuente a comparire.

Il contribuente può anche farsi rappresentare da un procuratore munito di procura speciale conferita per iscritto e con firma autenticata. Qualora la procura sia rilasciata ad un funzionario di un centro di assistenza fiscale, essa deve essere autenticata dal responsabile del centro.

L’atto di adesione è redatto in forma scritta in duplice esemplare e deve essere sottoscritto dal contribuente e dal capo dell’ufficio, o da un suo delegato.

Nell’atto sono indicati, separatamente per ciascun tributo, gli elementi e la motivazione su cui la definizione si fonda, nonché la liquidazione delle maggiori imposte, delle sanzioni e delle altre somme eventualmente dovute, anche in forma rateale.

L’accertamento si perfeziona con il pagamento delle somme dovute (e delle sanzioni in misura ridotta: v. supra lett. C) entro venti giorni dalla redazione del relativo atto.

Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o ratealmente in non più di otto rate trimestrali di pari importo (dodici se le somme dovute superano 51.645,69 euro). Sulle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali, calcolati dalla data di perfezionamento dell’atto di adesione.

Entro dieci giorni dal pagamento dell’intero importo o della prima rata il contribuente deve trasmettere all’Ufficio la quietanza di pagamento e la documentazione dell’eventuale garanzia prestata.

L’Ufficio, infine, rilascia copia dell’atto di adesione al contribuente.

L’adesione ai verbali di constatazione e la definizione agli inviti al contraddittorio

I due istituti dell’adesione ai verbali e agli inviti al contraddittorio sono stati abrogati, a decorrere dall’1-1-2016, dall’art. 1, co. 637, L. 190/2014 (legge di stabilità per il 2015) in quanto di fatto assorbiti dalle nuove ipotesi di reato (v. infra cap. XII, par. 8 di questa stessa parte). Essi, pertanto, continuano ad applicarsi agli inviti notificati entro il 31 dicembre 2015 e ai processi verbali di constatazione consegnati entro la stessa data.

L’art. 5bis del D.Lgs. 218/1997 disciplina l’adesione ai verbali di constatazione in base al quale il contribuente può prestare adesione anche ai verbali di constatazione in materia di imposte sui redditi e IVA che consentano l’emissione di avvisi di accertamento parziali ai sensi dell’art. 41bis del D.P.R. 600/73. Per cui sembra essere esclusa dalla nuova possibilità l’IRAP.

Il contribuente, entro 30 giorni dalla consegna del verbale di constatazione può chiedere di avvalersi della nuova adesione inviando un’apposita comunicazione all’Agenzia delle entrate e all’ente che ha redatto l’atto. Entro i 60 giorni successivi alla comunicazione al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate quest’ultimo notifica al contribuente l’atto di definizione dell’accertamento parziale recando tutte le indicazioni già previste per la redazione dell’atto di accertamento con adesione.

Nel caso in cui il contribuente decida di beneficiare dell’adesione, le maggiori imposte risultanti dal verbale di constatazione saranno interamente dovute.

La misura delle sanzioni è invece ridotta alla metà di quelle previste per l’accertamento con adesione ordinario; ciò significa che in questo caso saranno ridotte ad un sesto del minimo previsto dalla legge.

Un ulteriore beneficio consiste nella possibilità di effettuare il versamento delle imposte e delle sanzioni ratealmente senza la necessità di presentare alcuna garanzia. La rateazione può essere effettuata con le stesse modalità previste per l’accertamento con adesione ordinario.

Il pagamento deve in ogni caso essere effettuato entro 20 giorni successivi alla redazione dell’atto di definizione. Entro lo stesso termine deve essere effettuato il pagamento della prima rata nel caso di rateazione.

L’art. 5 del D.Lgs. 218/97 disciplina l’istituto della definizione degli inviti a comparire.

Al contribuente viene, infatti, data la possibilità di potersi adeguare e quindi definire la pretesa del fisco già al momento del ricevimento dell’invito a comparire, potendo così beneficiare di una riduzione della sanzione di 1/6.

L’invito, che deve essere notificato al contribuente, deve contenere non solo le indicazioni riferibili alle annualità d’imposta e alle imposte poste sotto osservazione dall’ufficio ma anche la data prevista per la comparizione, le maggiori imposte, ritenute, contributi, sanzioni e interessi dovuti in caso di definizione agevolata nonché la motivazione che ha dato luogo alla determinazione di tali maggiori imposte.

Il contribuente può prestare adesione mediante comunicazione al competente ufficio e versamento delle relative somme entro il quindicesimo giorno antecedente la data fissata per la comparizione. Alla comunicazione va, in ogni caso, allegata la quietanza di pagamento della prima od unica rata, pena l’inammissibilità della richiesta di adesione. L’adesione si perfeziona con la sola comunicazione per cui non è necessario nessun atto successivo.

Unica causa ostativa all’adesione in oggetto è l’ipotesi in cui l’invito sia stato inviato con riferimento ad una posizione relativamente alla quale era già scaturito un processo verbale di constatazione per il quale, però il contribuente non ha ritenuto, in passato, opportuno procedere alla definizione.

Per quanto riguarda gli effetti si ha in primo luogo la riduzione delle sanzioni ad un ottavo del minimo e, come già accennato, la non necessità dell’obbligo di corredare l’eventuale rateazione con la garanzia fideiussoria prevista invece nella ordinaria procedura di accertamento con adesione.

LA RINUNCIA AD IMPUGNARE

Tra gli istituti tesi a limitare le liti fiscali, nei casi in cui non sia possibile o appare difficile il ricorso al concordato, l’art. 15 del D.Lgs. 218/97 ha previsto particolari facilitazioni per quanti rinunciano ad impugnare gli accertamenti degli Uffici.

Ai sensi del citato art. 15, le sanzioni sono ridotte a 1/3 se il contribuente rinuncia ad impugnare l’avviso di accertamento o di liquidazione e a formulare istanze di accertamento con adesione, provvedendo a pagare, entro il termine per la presentazione del ricorso, le somme complessivamente dovute, tenuto conto della predetta riduzione.

In ogni caso, la misura delle sanzioni non può essere inferiore ad 1/3 dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo.

RECLAMO E MEDIAZIONE

 

In base alle nuove disposizioni, introdotte dalla manovra economica 2011 (D.L. 98/2011, conv. in L. 111/2011), a decorrere dal 1° aprile 2012, , per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro chi intende proporre ricorso è tenuto preliminarmente a presentare reclamo (art. 17bis D.Lgs. 546/92). Questo può contenere una proposta di mediazione ed è condizione di procedibilità al ricorso. Il reclamo va presentato alla Direzione provinciale o regionale che ha emanato l’atto.

Qualora il contribuente presenti il solo reclamo senza formulare la proposta di mediazione, sarà l’ufficio a valutare di avanzare una proposta di mediazione che, se accolta, si perfeziona nei modi previsti per la conciliazione giudiziale. Decorsi 90 giorni senza che sia stato notificato l’accoglimento del reclamo o senza che sia stata conclusa la mediazione, il reclamo produce gli effetti del ricorso.

Manuale di Diritto Tributario

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