Professionisti Agenzia Entrate: indagini bancarie e finanziarie

Professionisti Pubblicato il 11 agosto 2015

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Indagini finanziarie, l’anagrafe dei rapporti finanziari: accessi, controlli, ispezioni e verifiche in banca da parte dell’Agenzia delle entrate contro l’evasione fiscale.

Un particolare potere istruttorio riconosciuto alla pubblica amministrazione riguarda le indagini finanziarie.

Per svolgere tale attività gli Uffici dell’Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza devono essere autorizzati dal Direttore dell’Agenzia e dal comandante di zona della G.d.F.

Le banche, nonché le poste e le società e gli enti di assicurazione per le attività finanziarie devono comunicare dati, notizie e documenti relativi a qualsiasi rapporto intrattenuto ed operazione effettuata con i loro clienti, entro 30 giorni dalla richiesta prorogabili di ulteriori 20 in caso di giustificato motivo.

L’Agenzia delle entrate non ha l’obbligo di motivare le indagini bancarie (Cass. civ., sez. trib., 17-1-2013).

La banca deve, inoltre, darne immediata notizia al contribuente.

Sulla base di tali informazioni l’ufficio può chiedere chiarimenti al contribuente per consentirgli di fornire elementi contrari alle presunzioni derivanti dai movimenti bancari che non trovano conferma nelle scritture contabili.

Infatti, i prelievi sono considerati ricavi (o compensi) ai fini dell’accertamento del reddito d’impresa o di lavoro autonomo se il contribuente non ne indica il beneficiario. Si tratta di una presunzione relativa e spetta, pertanto, al contribuente dimostrare il contrario indicando il beneficiario.

L’anagrafe dei conti e dei rapporti

Per quanto concerne più specificamente i controlli di natura bancaria e finanziaria, con il D.I. 4-8-2000, n. 269, in attuazione di quanto disposto dall’art. 20 della L. 413/91, è stata istituita l’anagrafe dei rapporti di conto e di deposito, mediante la costituzione di un centro operativo presso il Ministero dell’economia e delle finanze.

In tal modo gli Uffici dell’amministrazione finanziaria e la Guardia di finanza possono acquisire gli estremi dei rapporti intrattenuti dai contribuenti (sia persone fisiche che persone giuridiche) con banche, Poste italiane S.p.A., società fiduciarie, SIM, imprese di investimento comunitarie ed extracomunitarie, agenti di cambio, SICAV, Monte Titoli S.p.A. e altri intermediari finanziari.

Più specificamente, l’Agenzia delle entrate o la Guardia di finanza possono richiedere ai suddetti soggetti copia dei conti intrattenuti con il contribuente e ulteriori dati, notizie e documenti.

L’accertamento bancario è comunque consentito solo nel corso di un controllo tributario già avviato e sulla base di indizi concreti.

L’art. 37, co. 5, del D.L. 223/2006 (conv. in L. 248/2006) ha istituito l’Anagrafe dei rapporti con gli operatori finanziari.

In essa sono contenuti tutte le comunicazioni, i dati identificativi, compreso il codice fiscale, del soggetto persona fisica o non fisica che intrattiene il rapporto e nel caso di rapporti intestati a più soggetti i dati di tutti i contitolari del rapporto nonché la tipologia dello stesso.

L’Anagrafe dei rapporti, divenuta operativa il 29-10-2007, contiene tutti gli elementi che consentono di rilevare presso quale operatore finanziario il contribuente sottoposto ad accertamento è solito operare.

Nell’ottica di rafforzare la lotta all’evasione l’art. 11, co. 2, D.L. 201/2011, conv. in L. 214/2011 prevede che, dall’1-1-2012, le banche devono comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria tutte le movimentazioni che hanno interessato i rapporti di conto corrente e ogni altra informazione necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonché l’importo delle operazioni stesse. Tali informazioni potranno essere utilizzate dall’Agenzia per l’individuazione dei contribuenti a maggior rischio di evasione. Con il successivo D.M. 25-3-2013 sono state disciplinate le modalità di attuazione di tali disposizioni.

Per tali soggetti l’obbligo di comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini IVA di cui all’art. 21, co. 1, del D.L. 78/2010 sono dovute limitatamente alle fatture emesse o ricevute per operazioni diverse da quelle inerenti ai rapporti oggetto di segnalazione ai sensi dell’art. 7, co. 5 e 6, D.P.R. 603/73 (art. 21, co. 1, D.L. 78/2010, conv. in L. 122/2010).

La Guardia di finanza, infine, può utilizzare le indagini finanziarie per rafforzare la garanzia dei crediti erariali ed ai fini della effettuazione di proposte all’Agenzia delle entrate, finalizzate alla adozione di misure cautelari (art. 8, co. 6, D.L. 16/2012, conv. in L. 44/2012).

Manuale di Diritto Tributario

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Autore immagine: 123rf com


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