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Il calcolo contributivo della pensione


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 agosto 2015



Metodo contributivo: calcolo della pensione, differenza con il sistema retributivo, come funziona, i nuovi coefficienti di trasformazione.

Il calcolo contributivo della pensione è un metodo di quantificazione dell’assegno previdenziale,introdotto dalla Legge Dini [1].

Esso, a differenza del metodo retributivo o reddituale (che si basa sulle retribuzioni o sui redditi più recenti del lavoratore, e sulle settimane di contributi versate), è basato sui contributi effettivamente accreditati nell’arco della vita lavorativa, nonché sull’età pensionabile.

Tale metodo deve essere utilizzato:

– per calcolare le annualità di contributi dal 1996 in poi, per quei soggetti che hanno meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995;

– per calcolare le annualità di contributi dal 2012 in poi, per quei soggetti che hanno più di 18 anni di contributi al 31/12/1995;

– per calcolare l’intero ammontare della pensione, per i soggetti non aventi contributi al 31/12/1995, oppure per i soggetti che hanno esercitato l’opzione per il calcolo contributivo.

Come funziona il calcolo contributivo.

Per ricavare l’assegno, bisogna prima calcolare il montante dei contributi versati, dal 01.01.1996 (o dal 01.01.2012, se il soggetto ha più di 18 anni di contributi al 31.12.1995, o, ancora, da data posteriore, se il primo contributo è collocato posteriormente al 1996) sino alla data del pensionamento, accantonando, per ogni anno, il 33 per cento della retribuzione lorda corrisposta (per i lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva media decennale prevista dall’Inps (per le altre categorie di lavoratori).

Questi importi sono rivalutati, a tasso composto, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale (il cosiddetto PIL),ovvero dall’incremento del prodotto interno lordo nominale che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno.

Le regole per questa rivalutazione, specificati in un’apposita Circolare Inps [2], prevedono che il montante individuale dei contributi maturato al 31 dicembre di ciascun anno si rivaluti per il coefficiente previsto per l’anno successivo.

Per quanto riguarda la retribuzione, non devono essere prese in considerazione solo le voci fisse e continuative (come avviene per il calcolo retributivo), bensì tutti gli importi percepiti dal dipendente, anche se accessori, purché facenti parte dell’imponibile contributivo Inps o Inpdap.

Ottenuto, così, il montante contributivo rivalutato, avremo la Quota B del trattamento.

Per quantificare la prima parte, ovvero la Quota A, il procedimento è più complicato: anzitutto, tale quota deve essere calcolata solo per chi ha optato per il sistema contributivo, poiché, se il conteggio è contributivo poiché il primo versamento è posteriore al 01.01.1996, ovviamente non esiste alcuna Quota A.

Per quanto riguarda il calcolo, in primo luogo si deve risalire alle retribuzioni annue lorde percepite nel decennio 1986-1995 (nel triennio 1993-1995, per i dipendenti pubblici).

A ciascuna delle retribuzioni così individuate – che non possono eccedere, in ciascun anno, l’importo del massimale previsto dalla Legge Dini [3], si applica, poi, non la percentuale pagata in quell’anno dalla ditta a titolo di contributi per la pensione , ma l’aliquota media decennale indicata dall’Inps; le contribuzioni di ogni anno, appositamente rivalutate in base alla media quinquennale del PIL, vanno sommate tra di loro e divise per 10 al fine di ottenere la contribuzione media annua, che va, poi, moltiplicata per gli anni di contributi versati prima del 1995, per ottenere il montante che deve essere utilizzato per il calcolo contributivo.

Ottenuta, così, la Quota A, deve essere sommata alla Quota B, per giungere al montante contributivo totale.

A questo punto, dobbiamo trasformare il montante contributivo in rendita, ossia in pensione.

Per farlo, bisogna soltanto applicare al montante una determinata percentuale, il coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età pensionabile.

Ecco, di seguito, le tabelle con tutti i coefficienti di trasformazione aggiornati .

I nuovi coefficienti di trasformazione

Età

Coefficienti di trasformazione

    dal 2016    vigente ad oggi
57 4,246% 4,304%
58 4,354% 4,416%
59 4,468% 4,535 %
60 4,589% 4,661%
61 4,719% 4,796 %
62 4,856% 4,94 %
63 5,002% 5,094 %
64 5,159% 5,259 %
65 5,326% 5,435 %
66 5,506% 5,624 %
67 5,700% 5,826 %
68 5,910% 6,046 %
69 6,135% 6,283 %
70 6,378% 6,541 %

Quando l’età, alla data del pensionamento, non corrisponde a “cifra tonda” (ad esempio, 57 anni e 6 mesi), sono aggiunte al coefficiente le relative frazioni di anno.

Per esempio, per calcolare il coefficiente di trasformazione di un soggetto che si pensiona a 58 anni e 8 mesi, dovremmo svolgere il seguente procedimento:

4,535 (coefficiente vigente per chi si pensiona a 59 anni) – 4,416 (coefficiente vigente per chi si pensiona a 58 anni)= 0,119.

Dobbiamo poi dividere tale risultato per 12 mesi, ottenendo  0,0099167 circa. Moltiplicheremo il nuovo risultato per le frazioni di anno, in questo caso 8 mesi, ed otterremo 0,079 , arrotondando.

A questo punto, dobbiamo sommare quanto ottenuto al coefficiente vigente per chi si pensiona a 58 anni, arrivando così al coefficiente esatto per chi si pensiona a 58 anni ed 8 mesi, ovvero 4,495.

Applicando il coefficiente al montante contributivo, si otterrà la pensione annuale; diviso per 13 l’importo annuale, si giungerà all’assegno mensile.

In pratica, se un lavoratore possiede un montante contributivo totale(Quota A più Quota B) di 300.000€, e si pensiona, col calcolo interamente contributivo, a 58 anni esatti nel 2015, avrà diritto ad una pensione annua di 13.248 Euro (300.000 per 4,416%), mensile (diviso 13 mensilità) di 1.019,08 Euro.

Se un altro lavoratore si pensionasse nel gennaio 2016, con lo stesso montante contributivo e la stessa età, avrebbe diritto a 13.062 Euro all’anno, pari a € 1.004,77 al mese, per effetto dell’aggiornamento dei coefficienti: una perdita annuale di 186 Euro, che va ad aumentare, con la crescita dell’età pensionabile, a causa del differenziale tra vecchi e nuovi coefficienti.

Se, difatti, un soggetto, con lo stesso montante di 300.000 Euro, si collocasse a riposo a 64 anni esatti nel 2015, avrebbe un assegno annuale pari a Euro 15.777; se un altro soggetto si pensionasse nel 2016  con i medesimi parametri, avrebbe un trattamento annuo di 15.477 Euro, con una perdita di ben 300 Euro.

Ad ogni modo, ciò che dà vita alle più frequenti problematiche, nel calcolo contributivo, è l’errata applicazione delle rivalutazioni del montante contributivo, nonché, nei casi di Opzione, l’errata quantificazione della media contributiva per il calcolo della Quota A da parte delle sedi Inps e Inpdap, poiché hanno a che fare raramente con tale regime.

Non desta grande affidabilità, a tal proposito,  nemmeno il servizio “La mia pensione” offerto dal portale Inps, né altri servizi web di calcolo della pensione: il calcolo del trattamento previdenziale, infatti, raramente è lineare, poiché spesso sono presenti versamenti in gestioni differenti, anni da riscattare, annualità ricongiunte…Le variabili sono parecchie, così come lo sono le ipotesi di pensionamento (totalizzazione o meno, ricongiunzione…).

Pertanto, più sono presenti variabili nella vita lavorativa, meno i software di calcolo della pensione si avvicineranno alla realtà; senza contare, poi, gli errori dell’Inps nella liquidazione degli assegni che, secondo una recente indagine di Italia Lavoro, superano il 30% del totale.

L’ideale, per chi desideri una proiezione pensionistica che si avvicini il più possibile alla realtà, è richiedere uno studio previdenziale ad un professionista specializzato ed imparziale , come un consulente del lavoro (sconsigliabili i consulenti bancari ed assicurativi, che tentano di spingere al ribasso l’importo degli assegni, per convincere a sottoscrivere un piano integrativo); naturalmente, gli importi previsti saranno tanto più attendibili, quanto più ci si avvicina all’età pensionabile, poiché, più anni mancano al termine della vita lavorativa, più variazioni, ovviamente, possono verificarsi.

note

[1] L.335/1995.

[2] Circ. INPS n. 219/1999.

[3] Art. 2, Co. 18, L. n. 335/1995.

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3 Commenti

  1. oggetto: simulazione “pensione anticipata contributiva”

    con estratto conto, in PDF, siete in grado di fornire una previsione attendibile?
    e quanto costa il servizio?
    Grazie

  2. Ho già il decreto per l’uscita al 1/9/2017 e vorrei differire l’uscita al 27/12/2017 o al 04/12/2017.
    Domanda quale è la miglior data di uscita pensionistica tenendo presente che a Dicembre ho 61 anni e 11 mesi ?
    Grazie anticipatamente.

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