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Riscossione delle imposte: ritenuta, versamenti, iscrizione a ruolo

12 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 12 agosto 2015



Le modalità di riscossione delle imposte sui redditi: la ritenuta diretta, i versamenti diretti, compensazione, il sistema di riscossione, la riscossione coattiva.

La riscossione, disciplinata dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, è esercitata dall’Agenzia delle entrate che si avvale di Equitalia s.p.a. ed è finalizzata a:

incassare le somme pagate mediante versamento diretto e quelle iscritte a ruolo;

— provvedere all’esecuzione forzata;

— eseguire i rimborsi.

L’Agenzia delle Entrate può riscuotere solo nei modi stabiliti dalla legge. Non hanno riscontro nel diritto tributario quelle forme di estinzione delle obbligazioni che sono espressione del potere di disporre del rapporto (Tesauro).

Le imposte sui redditi possono essere pagate in tre modi:

ritenuta diretta;

versamenti diretti del contribuente alle sezioni di tesoreria provinciale dello Stato;

iscrizione nei ruoli.

LA RITENUTA DIRETTA

Sono pagate per ritenuta diretta le imposte dovute sui redditi di lavoro dipendente corrisposti dallo Stato o dagli enti statali (art. 29 D.P.R. 600/73). Tali ritenute vengono accreditate direttamente all’amministrazione del Tesoro secondo le modalità previste dalle norme sulla contabilità generale dello Stato (art. 2 D.P.R. 602/73).

Vista la coincidenza che viene a instaurarsi tra soggetto erogatore di una prestazione pecuniaria e soggetto debitore del tributo, si suole ricondurre il sistema della ritenuta diretta nell’ambito dell’istituto della compensazione.

I VERSAMENTI DIRETTI

Generalità

Sono riscossi mediante versamento diretto:

— le ritenute alla fonte;

— l’IRES, l’IRPEF e l’IRAP dovute in base alla dichiarazione annuale;

— gli acconti di imposta dell’IRES, IRPEF e l’IRAP.

Il versamento dev’essere effettuato dal contribuente o dal sostituto d’imposta presso gli sportelli di qualsiasi agente della riscossione, delle banche convenzionate e delle agenzie postali.

Al contribuente questi rilasciano un’attestazione recante l’indicazione dell’importo dell’ordine di versamento, della data in cui lo hanno ricevuto e dell’impegno di effettuare il versamento in tesoreria per conto del contribuente stesso entro il quinto giorno successivo.

Ricordiamo che se l’importo dell’IRPEF, dell’IRES e dell’IRAP dovesse essere pari o inferiore a 12 euro le imposte in parola non sono dovute.

Acconti d’imposta

L’acconto d’imposta è un versamento d’imposta dovuto da alcune categorie di contribuenti anteriormente alla scadenza del periodo d’imposta al quale il tributo si riferisce. Tale acconto, che si inquadra nel sistema di autotassazione previsto per le imposte dirette sul reddito va effettuato in due rate, a meno che la somma da versare alla scadenza della prima rata non superi 103 euro:

— la prima rata d’acconto, pari al 40% dell’intero acconto dovuto, deve essere corrisposta entro il termine di versamento di quanto dovuto a titolo di saldo in base alla dichiarazione relativa l’anno d’imposta precedente. Tale termine è:

a—  il 16 giugno per l’acconto IRPEF;

b— il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta per l’acconto IRES. Tuttavia, i soggetti che approvano, in base a disposizioni di legge, il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio o che, pur essendovi tenuti, non adempiano nei tempi previsti a questo obbligo, versano l’acconto IRES entro il giorno 16 del mese successivo a quello di approvazione del bilancio stesso.

La prima rata di acconto può essere versata entro i 30 giorni successivi ai suddetti termini maggiorando gli importi dello 0,40% annuo a titolo di interessi;

la seconda rata d’acconto, pari al 60% dell’intero acconto dovuto, va versata entro il mese di novembre sia per l’acconto IRPEF sia IRES. In quest’ultimo caso, tuttavia, il versamento andrà effettuato entro l’undicesimo mese dell’esercizio cui l’imposta fa riferimento, se l’esercizio non coincide con l’anno solare.

L’acconto d’imposta non va versato se l’importo dell’imposta dovuta è inferiore rispettivamente a 51,65 euro o a 20,66 euro a seconda che si tratti di IRPEF o di IRES.

Esempio di calcolo

importo imposta euro 1.000

acconto d’imposta (100%) euro 1.000

1a rata (40% di 1.000) euro 400

2a rata (60% di 1.000) euro 600

Se l’importo della 1a rata è inferiore a 103 euro non va versato, ma viene aggiunto alla 2a rata.

Il versamento unitario e la compensazione

I contribuenti possono versare, cumulativamente, sia le imposte (IRES, IRPEF, IRAP, IVA etc.) sia i contributi previdenziali e assistenziali, i premi INAIL e i diritti annuali alle Camere di Commercio (cd. versamento unitario).

Il versamento unitario consente la compensazione tra le partite attive e passive del contribuente coinvolgendo sia le imposte sia i rapporti con gli enti previdenziali.

La compensazione può essere:

verticale se riguarda crediti e debiti relativi allo stesso tributo;

orizzontale se riguarda crediti e debiti relativi a tributi diversi.

A decorrere dal 2014 la compensazione può essere effettuata nel limite massimo di 700.000 euro per ciascun periodo d’imposta (art. 9, co. 2, D.L. 35/2013).

Tale limite è elevato a 1.000.000 di euro per i soggetti subappaltatori che abbiano registrato nel periodo d’imposta precedente un volume d’affari costituito per almeno l’80 per cento da prestazioni rese in esecuzione di contratti di subappalto.

Non concorrono alla determinazione di questo limite i crediti di imposta derivanti da agevolazioni o incentivi fiscali, per i quali esiste una copertura di legge, i crediti trimestrali derivanti dalle liquidazioni periodiche IVA, i crediti compensati con debiti della stessa imposta.

A partire dal 1° gennaio 2008, i crediti di imposta da indicare nel quadro RU della dichiarazione dei redditi (cioè quelli derivanti dalle agevolazioni), possono essere utilizzati in compensazione nel limite di 250.000 euro annui anche in deroga alle singole leggi istitutive.

Dal 1° gennaio 2011 non è più possibile effettuare l’autocompensazione dei crediti relativi alle imposte erariali, fino a concorrenza dell’importo dei debiti — di ammontare superiore a 1.500 euro — che sono stati iscritti a ruolo e per i quali è scaduto il termine di pagamento (art. 31 D.L. 78/2010).

Il divieto di compensazione vale anche in relazione ai debiti derivanti dagli avvisi di accertamento emessi a decorere dal 1° ottobre 2011, dal momento in cui essi diventano esecutivi.

In questo caso è ammessa solo la compensazione con crediti relativi alle stesse imposte.

La compensazione va fatta entro la data di presentazione della dichiarazione successiva. Tuttavia, per i crediti IVA di importo superiore a 5.000 euro annui il termine per effettuare la compensazione è stato fissato a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge. Per tali crediti, inoltre, è previsto l’obbligo di utilizzare il canale telematico.

Debiti e crediti oggetto di versamenti unitari e compensazioni sono tutte le imposte e tutti i contributi che si versano con il modello F24.

Non sono ammessi alla compensazione i crediti e i debiti relativi all’IVA trasferiti da parte delle società e degli enti che si avvalgono della procedura di compensazione di cui all’art. 73, co. 3, del D.P.R. 633/1972 prevista per le società appartenenti allo stesso gruppo (i versamenti IVA possono essere fatti dalla società controllante, per l’ammontare complessivamente dovuto da questa o da una o più società controllata, al netto delle eccedenze detraibili risultanti dalle liquidazioni periodiche). I crediti di importo pari o inferiore a 12 euro non possono essere utilizzati in compensazione.

L’utilizzo in compensazione dei crediti per importi superiori a 15.000 euro è subordinato al fatto che la dichiarazione sia munita del visto di conformità (D.L. 78/2009 e art. 1, co. 574, L. 147/2013).

Sono compensabili i seguenti tributi e contributi:

— imposte sui redditi e ritenute alla fonte riscosse mediante versamento diretto;

— addizionali IRPEF;

— imposte sostitutive delle imposte sui redditi;

— IVA periodica e imposte sostitutive dell’IVA;

— IRAP;

— contributi previdenziali e assistenziali nonché premi assicurativi contro gli infortuni sul lavoro. I versamenti unitari e la compensazione si applicano anche all’INAIL, all’ENPALS, all’INPDAI e agli enti e alle casse previdenziali individuati con decreto;

— interessi passivi in caso di pagamento rateale;

— imposta sugli intrattenimenti;

— accise;

— IMU;

— altre entrate individuate con apposito decreto ministeriale;

— diritto annuale delle Camere di commercio;

— crediti d’imposta;

— somme, comprese le sanzioni, dovute con riferimento ai tributi, contributi e premi su elencati in base a conciliazione giudiziale, accertamento con adesione, ravvedimento e definizione in via breve.

Una forma particolare di compensazione è quella volontaria è disciplinata dall’art. 28ter del D.P.R. 602/73. In base a tali disposizioni, l’Agenzia delle entrate, in sede di erogazione di un rimborso d’imposta, deve verificare se il beneficiario del rimborso risulta iscritto a ruolo e, in caso affermativo, effettua una segnalazione, per via telematica, all’agente della riscossione che ha in carico il ruolo.

Equitalia provvede, poi, a notificare all’interessato una proposta di compensazione tra il credito d’imposta e il debito iscritto a ruolo.

La proposta sospende l’azione di recupero del debito e il debitore può accettarla, dandone comunicazione entro sessanta giorni, o rifiutarla.

Nel caso di accettazione, Equitalia movimenta le somme e le riversa entro i limiti dell’importo complessivamente dovuto.

Nel caso di rifiuto, o di mancata tempestiva adesione, invece, cessano gli effetti della sospensione e l’agente della riscossione comunica all’Agenzia delle entrate che non ha ottenuto l’adesione alla proposta di compensazione.

La compensazione volontaria è applicabile a tutte le entrate iscritte a ruolo dall’Agenzia delle entrate (art. 20bis del D.Lgs. 46/99).

Si cita da ultimo, in materia di compensazione, la sent. n. 23787 del 2010, con la quale la Corte di Cassazione ha riconosciuto valenza generale al principio della compensazione tra crediti e debiti erariali. La Corte ha infatti affermato che si tratta di un principio generale preesistente all’entrata in vigore dello Statuto dei diritti del contribuente che deve ritenersi «immanente» nel nostro ordinamento, anche se la legislazione ha imposto delle limitazioni transitorie.

Altre forme di compensazione sono:

— le compensazioni con somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo (art. 28quater, D.P.R. 602/73).

I crediti certi, liquidi ed esigibili maturati nei confronti delle amministrazioni pubbliche possono essere compensati con le somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo, notificate entro il 31 dicembre 2015;

— le compensazioni di crediti con somme dovute in base agli istituti definitori e deflattivi del contenzioso tributario (art. 28quinquies D.P.R. 602/73).

I crediti certi, liquidi ed esigibili nei confronti delle amministrazioni pubbliche compensati con le somme dovute a seguito di accertamento con adesione, di adesione ai verbali di constatazione, di acquiescenza, di definizione agevolata delle sanzioni, di conciliazione giudiziale, di mediazione.

Rateazione

Ai sensi dell’art. 20 del D.Lgs. 241/97, i contribuenti sono legittimati a scegliere il pagamento rateizzato delle somme dovute a titolo di saldo e di acconto delle imposte e dei contributi ad eccezione delle somme dovute nel mese di dicembre a titolo di acconto del versamento IVA.

L’opzione va esercitata in sede di dichiarazione stessa e comporta il pagamento dell’importo a debito in rate mensili, di uguale ammontare, maggiorate dell’interesse del 4% annuo.

Gli interessi decorrono dal mese di scadenza; il pagamento dev’essere completato entro il mese di novembre dello stesso anno di presentazione della dichiarazione o della denuncia (non è, quindi, possibile rateizzare i pagamenti dovuti come acconto in tale mese).

Il termine per effettuare i versamenti rateali, fissato al 16 di ciascun mese per i titolari di partita IVA, è spostato alla fine del mese per tutti gli altri contribuenti. La prima rata, invece, dev’essere versata entro il giorno di scadenza del saldo e/o dell’acconto.

Il pagamento dilazionato è escluso per le somme dovute a titolo di ritenuta alla fonte.

La facoltà di frazionare il pagamento di imposte e contributi è concessa anche ai soggetti non ammessi alla compensazione (art. 20, co. 3, D.Lgs. 241/97).

Modalità di pagamento

Le innovazioni introdotte dal D.Lgs. 241/97 in materia di compensazione di imposte e contributi non potevano non comportare cambiamenti riguardo alla materiale esecuzione dei versamenti. Così, anche in seguito alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 422/98, tutti i contribuenti, anche se non titolari di partita IVA, devono utilizzare il modello F24. Il modello in argomento è utilizzabile per il pagamento di tutti i tipi di tributi e contributi.

Inoltre, è previsto anche un modello semplificato già precompilato, l’F24 predeterminato generalizzato, che l’ente impositore invia al contribuente che non intende compensare, approvato con il Provv. 9-6-2005.

Il meccanismo di determinazione del saldo fa in modo che la delega vada presentata indipendentemente dall’entità di questo (vale a dire anche se il saldo è uguale a zero), allo scopo di informare gli enti impositori circa le compensazioni effettuate. Ne consegue che in presenza di tale ipotesi, banche, agenti della riscossione e sportelli postali sono tenuti ad accettare il modello F24 allo scopo di attestarne l’avvenuta presentazione.

Per converso, la mancata o tardiva presentazione del modello F24 con saldo finale pari a zero comporta una sanzione di 154 euro.

Il modello è predisposto in triplice copia (una va restituita al contribuente) e può essere presentato presso gli sportelli di qualsiasi agente della riscossione, delle banche convenzionate e delle agenzie postali. Banche, poste e agenti della riscossione rilasciano l’attestazione dell’avvenuto pagamento. È possibile ripartire il pagamento delle somme dovute ad ogni singola scadenza, eseguendo più versamenti presso lo stesso intermediario o intermediari diversi, utilizzando distinti modelli di pagamento.

Gli importi vanno iscritti indicando sempre le prime due cifre decimali anche nel caso che tali cifre siano pari a zero.

In presenza di più cifre decimali occorre procedere all’arrotondamento della seconda cifra decimale. L’arrotondamento verrà effettuato per eccesso se la terza cifra è uguale o superiore a 5, per difetto se è inferiore a 5.

Il contribuente può effettuare i pagamenti anche telematicamente, compilando il modello F24 on line qualora sia titolare di un conto corrente presso le Poste italiane o un istituto bancario che abbia stipulato apposita convenzione con l’Agenzia delle entrate e possieda un pincode personale. Il versamento telematico può avvenire anche per il tramite di intermediari abilitati a Entratel che utilizzano il modello F24 cumulativo.

I soggetti titolari di partita IVA sono tenuti — dal 1° ottobre 2006 — ad utilizzare, anche tramite intermediari, modalità telematiche per il pagamento delle imposte, dei contributi e dei premi oggetto di compensazione e versamento unitario.

Il pagamento può essere effettuato anche con mezzi diversi dal contante. Più precisamente:

presso gli sportelli abilitati, con carte pagobancomat;

presso gli uffici postali, con carta postamat con addebito su conto corrente postale;

presso le banche o gli uffici postali, con assegni bancari o postali a condizione che gli stessi siano tratti dal contribuente a favore di se stesso o con assegni circolari o vaglia postali emessi all’ordine dello stesso contribuente e girati per l’incasso alla banca o all’ufficio postale. In ogni caso l’assegno o il vaglia devono essere di importo pari al saldo finale del modello di versamento;

presso gli agenti della riscossione, con assegni circolari e vaglia cambiari.

Si ricorda, infine, che i soggetti che devono effettuare le compensazioni dei crediti IVA per importi superiori a 5.000 euro sono obbligati ad utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate.

Il versamento si considera omesso e il conferimento del modello di pagamento non effettuato, se l’assegno risulta anche solo parzialmente scoperto o comunque non pagabile.

Dal 1° gennaio 2008 è in uso per i versamenti degli enti pubblici un apposito modello denominato F24 enti pubblici da utilizzare sia per i versamenti relativi alle ritenute IRPEF, relative addizionali e IRAP sia, progressivamente, per il pagamento di tutti i tributi erariali e dei contributi previdenziali e assicurativi (art. 32ter D.L. 185/2008, conv. in L. 2/2009).

Le nuove modalità di pagamento

Novità in materia di versamenti sono state previste dal D.L. 24 aprile 2014, n. 66, conv. in L. 89/2014 (art. 11, co. 2) al fine di ridurre i costi della riscossione fiscale.

In particolare il decreto stabilisce che, a decorrere dal 1° ottobre 2014 i versamenti unitari sono eseguiti:

esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dell’Agenzia delle entrate nel caso in cui il saldo finale sia pari a zero;

esclusivamente mediante i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate e dagli intermediari della riscossione convenzionati sia nel caso in cui siano effettuate delle compensazioni e il saldo finale sia positivo sia, in ogni caso, in cui il saldo finale sia di importo superiore a 1.000 euro.

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