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Equitalia e la riscossione delle imposte, prescrizione e decadenza

12 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 12 agosto 2015



Tasse e Agenzia delle Entrate: avviso di accertamento, ingiunzione fiscale, il ruolo.

 

La riscossione delle imposte è di competenza dell’Agenzia delle entrate la quale le esercita attraverso la società Equitalia S.p.a. (prima Riscossione S.p.a.) al cui capitale, partecipa, oltre la suddetta Agenzia, nella misura del 51%, anche l’INPS al 49%.

La società ha un capitale iniziale pari almeno a 150 milioni di euro ed è composta da Equitalia giustizia e Equitalia Nord, Equitalia Centro e Equitalia Sud operative sul territorio e a loro volta strutturate in direzioni regionali e ambiti provinciali.

La Equitalia S.p.a., operativa dal 1° ottobre 2006 provvede:

— alla riscossione mediante ruolo e mediante modello F24;

— alla riscossione spontanea, alla liquidazione e all’accertamento delle entrate degli enti pubblici;

— ad altre attività di riscossione e strumentali a quelle dell’Agenzia delle entrate.

Inoltre, al fine di aumentare la capacità di recupero dei crediti, il comma 5 dell’art. 3 del D.L. 203/2005 prevede la cooperazione tra la nuova società di riscossione e la Guardia di finanza. Quest’ultima potrà avvalersi dei poteri e delle facoltà attribuiti al Corpo per la prevenzione e la repressione delle violazioni in materia di imposte dirette e IVA.

In tale ottica si inquadrano anche la cooperazione con le strutture dell’Agenzia delle entrate competenti in materia di entrate e catasto che rilasciano, gratuitamente, nell’ambito dell’attività di esecuzione immobiliare, le visure ipotecarie e catastali (art. 47bis D.P.R. 602/73) nonché la possibilità per gli agenti della riscossione di utilizzare i dati di cui l’Agenzia delle entrate dispone ai sensi dell’art. 7, co. 6, del D.P.R. 605/73 (relativi a rapporti ed operazioni di natura finanziaria) ai soli fini della riscossione mediante ruolo e previa autorizzazione del Direttore generale degli agenti della riscossione (art. 35, co. 26-27, D.L. 223/2006, conv. in L. 248/2006).

Gli agenti della riscossione, inoltre, ai medesimi fini possono visionare e ottenere copia di tutti i dati detenuti da soggetti pubblici o privati, accedendo all’anagrafe tributaria e a tutte le banche dati in possesso della pubblica amministrazione.

In ogni caso, in virtù della disposizione contenuta nell’art. 3, co. 4, del D.L. 203/2005 la nuova società deve effettuare la riscossione mediante ruolo, con i poteri e secondo le disposizioni del D.P.R. 602/73.

LA RISCOSSIONE COATTIVA

La normativa privatistica prevede che il creditore possa rivolgersi al giudice per ottenere un titolo esecutivo che gli permetta di realizzare il suo diritto (procedura espropriativa); altre volte può chiedere, se è in possesso di idoneo titolo, l’esecuzione forzata.

In campo fiscale, invece, la pubblica amministrazione può direttamente procurarsi il titolo esecutivo senza controllo dell’autorità giudiziaria.

Titolo esecutivi sono:

— il ruolo sia per le imposte dirette che per quelle indirette;

— l’avviso di accertamento (dal 1° ottobre 2011) per le imposte sui redditi e l’IVA. Per le altre imposte il ruolo continua ad essere l’unico titolo esecutivo di quanto dovuto sulla base degli avvisi di accertamento.

L’avviso di accertamento deve contenere, infatti, anche l’intimazione ad adempiere, entro il termine di presentazione del ricorso, all’obbligo di pagamento degli importi stabiliti.

La stessa intimazione deve essere contenuta in eventuali successivi atti notificati al contribuente.

Il versamento delle somme dovute deve essere effettuato entro 60 giorni dal ricevimento della raccomandata che contiene l’atto e l’intimazione.

L’avviso inviato deve, inoltre, contenere anche l’indicazione che, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la riscossione delle somme richieste sarà affidato ad Equitalia S.p.A.

Per quanto riguarda il ruolo questo è l’elenco dei debitori e delle somme da loro dovute formato dall’Ufficio per la riscossione tramite la Equitalia S.p.A.

L’INGIUNZIONE FISCALE

Sino al 1989 il ruolo era utilizzato esclusivamente per la riscossione delle imposte dirette mentre per quella delle imposte indirette e dei tributi locali ci si avvaleva dell’ingiunzione fiscale.

L’ingiunzione fiscale, o amministrativa, è un titolo esecutivo, consistente in una formale intimazione a pagare, entro il termine di trenta giorni, una certa somma e contenente l’avvertenza che, in mancanza di adempimento, si procederà all’esecuzione forzata.

Dunque, l’ingiunzione deve contenere i seguenti elementi:

— l’intimazione a pagare il debito d’imposta, in essa indicato;

— il termine entro cui pagare (trenta giorni);

— l’avvertimento che in caso di mancato adempimento si procederà ad esecuzione forzata;

— la motivazione con riferimento all’atto di accertamento o di liquidazione che è alla base dell’ingiunzione stessa;

— l’indicazione dell’autorità presso la quale può essere proposta l’impugnazione.

Con il D.P.R. 43/88 l’ingiunzione fiscale fu completamente sostituita dal ruolo.

Il ruolo rimane, comunque, il mezzo più utilizzato nella riscossione: inoltre, ad esso si ricorre più spesso che nel passato per la riscossione spontanea dei tributi e delle entrate extratributarie.

Con il D.M. 16-11-2013 è stato istituito il Comitato di indirizzo e verifica dell’attività di riscossione mediante ruolo il cui compito è di individuare le categorie di credito, oggetto del recupero coattivo, e fornire le linee guida per lo svolgimento mirato e selettivo dell’attività di riscossione nel rispetto dei principi di economicità e tenendo conto della capacità operativa degli agenti di riscossione.

Attualmente, tuttavia, viene ancora utilizzata per la riscossione dei tributi locali.

I RUOLI

Il ruolo è l’elenco dei debitori e delle somme da loro dovute, formato dall’ufficio per la riscossione tramite l’agente della riscossione.

Nei ruoli, che si distinguono in ordinari e straordinari (questi ultimi sono formati nel caso di fondato pericolo per la riscossione), sono iscritte le imposte, le sanzioni e gli interessi, dovute dai contribuenti con domicilio fiscale nei comuni compresi nell’ambito territoriale cui è riferito il ruolo. I ruoli, infatti, sono diversi per ciascuno degli ambiti territoriali nei quali gli agenti della riscossione operano. I dati che il ruolo deve contenere, i tempi e le procedure della sua formazione, così come le modalità dell’intervento del consorzio nazionale obbligatorio fra gli agenti in tali procedure, sono stabiliti con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze.

Il ruolo, in cui va indicato il codice fiscale del contribuente — senza, non può esservi iscrizione — deve essere firmato, anche elettronicamente, dal titolare dell’ufficio o da un suo delegato: l’esecutività del ruolo è, infatti, subordinata alla sottoscrizione.

Dal 1° luglio 2012 non si procede all’iscrizione a ruolo, nonché alla riscossione dei crediti relativi ai tributi erariali, regionali, locali qualora l’ammontare dovuto, non superi l’importo di 30 euro con riferimento ad ogni periodo d’imposta. Per evitare elusioni e abusi il nuovo limite non varrà in caso di ripetute violazioni degli obblighi di versamento (art. 3, co. 10 e 11, D.L. 16/2012, conv. in L. 44/2012).

L’art. 14 del D.P.R. 602/73 statuisce che, limitatamente alle imposte sui redditi, sono iscritti a titolo definitivo nei ruoli:

le imposte e le ritenute alla fonte liquidate ai sensi degli artt. 36bis e 36ter del D.P.R. 600/73, al netto dei versamenti diretti risultanti dalle attestazioni allegate alle dichiarazioni;

le imposte, le maggiori imposte e le ritenute alla fonte liquidate in base ad accertamenti definitivi;

i redditi dominicali dei terreni e i redditi agrari determinati dall’ufficio in base alle risultanze catastali;

i relativi interessi, soprattasse e pene pecuniarie.

Le imposte, i contributi ed i premi corrispondenti agli imponibili accertati dall’ufficio ma non ancora definitivi, nonché i relativi interessi, sono iscritti a titolo provvisorio nei ruoli, dopo la notifica dell’atto d’accertamento, per un terzo degli ammontari corrispondenti agli imponibili o ai maggiori imponibili accertati (art. 15). Il principio, tuttavia, non vale per i ruoli straordinari, in cui imposte, interessi e sanzioni sono iscritti per l’intero importo risultante dall’avviso di accertamento, anche se non definitivo (art. 15bis). Tale disposizione, prima circoscritta alle sole imposte sui redditi, è stata estesa, ai sensi del D.Lgs. 193/2001, a tutte le entrate tributarie dello Stato.

PRESCRIZIONE E DECADENZA

 

Il tempo, ovviamente, influisce sulle vicende del credito di imposta, che può essere modificato o addirittura estinto in conseguenza del suo decorrere.

La legge prevede infatti:

— la decadenza: per i termini stabiliti per la procedura tributaria;

— la prescrizione: per tutti gli atti che seguono al momento in cui il credito è ormai liquido ed esigibile. Sono prescrivibili sia il credito della pubblica amministrazione sia il diritto al rimborso da parte del privato.

I termini a partire dai quali ha inizio la prescrizione — che può anche essere sospesa o interrotta — possono decorrere:

— dal verificarsi del presupposto d’imposta o dalla data di presentazione della dichiarazione (a seconda del fatto che viene considerato generatore del tributo);

— dall’atto di imposizione per chi ricollega a detto atto il sorgere dell’obbligazione.

Manuale di Diritto Tributario

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