Professionisti Equitalia: pignoramento, fermo, ipoteca ed esecuzione forzata

Professionisti Pubblicato il 12 agosto 2015

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L’esecuzione forzata e le misure cautelari del credito tributario, vendita del bene all’asta, riscossione del credito,

Qualora il contribuente non versi ciò che è richiesto con la cartella di pagamento entro 60 giorni dalla notifica, Equitalia avvia la fase dell’esecuzione forzata la quale si articola in tre fasi:

pignoramento tramite ingiunzione di astenersi dalla disposizione del bene;

vendita del bene all’asta;

riscossione del credito.

Al debitore è concesso, nell’ambito della procedura di esecuzione forzata, di contrastare l’azione espropriativa intrapresa attraverso l’opposizione all’esecuzione, con la quale il debitore contesta il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata e l’opposizione agli atti esecutivi, con la quale il debitore, pur riconoscendo l’esistenza del titolo esecutivo, contesta la regolarità formale del titolo stesso.

Gli agenti della riscossione hanno particolari poteri volti a tutelare e garantire la riscossione dei crediti tributari.

Tra tali misure si ricorda, in primis, il fermo amministrativo in base al quale, l’amministrazione può sospendere il pagamento di un suo debito se è a sua volta creditrice verso il privato (v. anche cap. XII, par. 12, lett. B) di questa stessa parte). Diverso è invece il fermo dei veicoli in base al quale, l’agente della riscossione, decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento può disporre il divieto di circolazione di un veicolo iscritto al pubblico registro automobilistico (art. 86 D.P.R. 602/73).

È stato inoltre eliminato il vincolo della preventiva esecuzione mobiliarerispetto a quella immobiliare il quale comportava spesso dei risultati infruttuosi per gli agenti dato lo scarso valore dei beni trovati presso la casa del debitore.

L’agente della riscossione, può esercitare tutte le azioni cautelari e conservative ed ogni altra azione consentita dal codice civile e dal codice di procedura civile a tutela del creditore.

Quando si ha fondato motivo di temere la perdita del proprio credito l’amministrazione finanziaria può chiedere, l’iscrizione di ipoteca sui beni del contribuente e dei soggetti obbligati in solido e l’autorizzazione a procedere al sequestro conservativo dei loro beni, compresa l’eventuale azienda.

Equitalia, inoltre nel corso di una procedura di espropriazione presso terzi ha facoltà, prima di procedere al pignoramento, di richiedere ai soggetti terzi, debitori del soggetto iscritto a ruolo, di indicare per iscritto le cose e le somme da loro dovute al creditore (dichiarazione stragiudiziale del terzo) rendendo, così, più celere la procedura del pignoramento (art. 75bis D.P.R. 602/73).

È poi possibile la procedura di pignoramento di crediti vantati dal debitore nei confronti di terzi (art. 72bis D.P.R. 602/73), la quale prevede che l’atto di pignoramento dei crediti può contenere l’ordine al terzo di pagare direttamente all’agente della riscossione fino a concorrenza del credito per cui si procede.

Limiti al pignoramento

Ai sensi dell’art. 72ter del D.P.R. 602/73 gli stipendi sono pignorabili nella misura di:

— 1/10 per gli importi fino a 2.500 euro;

— 1/7 per gli importi da 2.500 a 5.000 euro;

— 1/5 per gli impoti superiori a 5.000 euro (come previsto dal codice di procedura civile).

L’unicoimmobile di proprietà non può essere pignorato se adibito ad uso abitativo. Gli altri immobili possono essere pignorati solo se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera 120.000 euro. L’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto (artt. 76 D.P.R. 602/73).

Anche le norme contenute negli articoli 28ter e 48bis del D.P.R. 602/73, hanno reso più agevole la riscossione di somme iscritte a ruolo. Il primo dei due articoli disciplina la cd. compensazione volontaria tra crediti d’imposta vantati dal debitore (v. supra par. 3, lett. C) mentre l’art. 48bis dispone l’obbligo per le amministrazioni pubbliche e le società a prevalente partecipazione pubblica di verificare, prima di effettuare il pagamento di somme superiori a 10.000 euro, se nei confronti del beneficiario risultano emesse cartelle di pagamento non ancora pagate. In caso affermativo non procedono al pagamento e devono comunicarlo all’agente della riscossione affinché possa esercitare l’attività di riscossione delle somme iscritte a ruolo. Tale disposizione, tuttavia, non trova applicazione nei confronti delle aziende o società per le quali sia stato disposto il sequestro o la confisca dei beni o che abbiano ottenuto la dilazione di pagamento ai sensi dell’art. 19 D.P.R. 602/73.

Tuttavia la L. 44/2012 (di conversione del D.L. 16/2012) ha stabilito in proposito che in tale ipotesi il soggetto pubblico è comunque tenuto a procedere al pagamento, in favore del beneficiario delle somme che eccedono l’ammontare del debito per cui si è verificato l’inadempimento e che il mancato pagamento costituisce violazione dei doveri d’ufficio.

Manuale di Diritto Tributario

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Autore immagine: 123rf com


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