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Separazione e divorzio: come, dove e dopo quanto tempo


Separazione e divorzio: come, dove e dopo quanto tempo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 agosto 2015



Guida completa su come separarsi e divorziare: in comune, dall’avvocato, in tribunale bonariamente (procedimento consensuale) o con la causa (procedimento giudiziale), il mantenimento alla moglie, l’assegnazione della casa, la collocazione dei figli.

Separazione e divorzi: con gli ultimi interventi della riforma del processo, dovrebbe essere più facile dirsi addio; tuttavia la moltiplicazione dei procedimenti e le novità sul divorzio breve potrebbero aver complicato la vita a chi, invece, non è pratico di legge. Ecco quindi questa rapida guida sui punti essenziali delle separazioni e divorzi, in modo da potersi orientare.

Che differenza c’è tra separazione e divorzio?

In Italia, non si può divorziare immediatamente: prima, infatti, di poter cancellare definitivamente il matrimonio è necessario prima passare dalla separazione, che rappresenta, quindi, una sorta di “gradino” anteriore al divorzio. I due procedimenti sono pressoché simili e le regole per l’uno valgono anche per il secondo. Ecco perché, a detta di molti, si tratta di un’inutile duplicazione di tempi e costi, che serve solo a complicare il percorso di addio della coppia.

Dopo quanto tempo dalla separazione è possibile divorziare?

Per poter divorziare è necessario attendere:

– sei mesi, se la separazione è stata di tipo consensuale;

– un anno, se la separazione è stata di tipo giudiziale.

Cos’è la separazione consensuale?

La separazione è consensuale quando le parti trovano un accordo in anticipo su tutti gli aspetti della divisione dei beni e dell’eventuale mantenimento. In tal caso, il giudice (in caso di separazione avvenuta in tribunale – v. dopo), l’ufficiale di stato civile (in caso di separazione in Comune – v. dopo) o gli avvocati (in caso di separazione effettuata con la negoziazione assistita – v. dopo) non fanno altro che prendere atto delle volontà dei coniugi e dell’accordo da essi sottoscritto che viene così “ratificato”.

Cos’è la separazione giudiziale?

La separazione è, invece, giudiziale quando un coniuge vuol separarsi e l’altro non vuole o quando i due non trovano l’accordo su uno o più aspetti della separazione stessa. In questo caso, l’unica via è quella di una causa in tribunale, coi suoi tempi e i costi elevati.

Quanti modi per separarsi ci sono se c’è l’accordo?

Come abbiamo anticipato prima, solo nel caso di separazione consensuale esistono tre differenti vie che le parti possono scegliere.

La via tradizionale è quella del deposito congiunto di un ricorso in tribunale (anche per il tramite di un unico avvocato). Si parla, in tal caso, di separazione consensuale in tribunale.

Tutto avviene in un’udienza davanti al Presidente del tribunale che, dopo aver tentato (ormai solo formalmente) per un’ultima volta una soluzione alla crisi della coppia, conferma l’accordo.

In tal caso, oltre al contributo unificato, le parti devono pagare l’onorario dell’avvocato (o degli avvocati), salvo che uno dei due abbia il gratuito patrocinio.

Un secondo modo di separarsi è quello davanti all’ufficiale di stato civile del Comune. Per accedere a questa strada (completamente gratuita salvo 16 euro a titolo di diritti fissi), la coppia non deve avere avuto figli dal matrimonio che siano ancora minorenni, o non economicamente autosufficienti o siano portatori di handicap. Per cui, se la prole ha ormai raggiunto la maggiore età e abbia un proprio reddito, ci si può affidare alla separazione in Comune.

Inoltre, l’accordo non deve prevedere spostamenti di patrimoni: si tratta, per esempio, della cessione di un immobile, ma non della previsione dell’assegno di mantenimento.

La procedura consta di due incontri: in un primo, le parti dichiarano di volersi separare; vengono poi riconvocate per la conferma e la separazione definitiva.

Un terzo modo è quello della negoziazione assistita, svolta dagli avvocati con un accordo presso il loro studio (uno per ciascuna delle due parti). Vi si può procedere anche in presenza di figli e di spostamenti patrimoniali. Anche in questo caso, però, come nei due precedenti, è imprescindibile il raggiungimento di un accordo da parte della coppia.

In tutti questi tre casi, la coppia si può divorziare dopo solo 6 mesi.

Quanti modi ci sono per separarsi se non c’è l’accordo?

Se i coniugi non trovano l’intesa sulle condizioni della separazione, hanno una sola strada: quella della causa in tribunale. È la cosiddetta separazione giudiziale. In questa ipotesi, la coppia si può divorziare solo dopo un anno dalla prima udienza davanti al Presidente che emette i provvedimenti provvisori.

Quanti modi ci sono per divorziare se c’è l’accordo?

Valgono le stesse regole della separazione. Anche in questo caso, si può procedere con il divorzio consensuale in tribunale, in Comune o con la negoziazione assistita.

Quanti modi ci sono per divorziare se non c’è l’accordo?

Valgono le stesse regole della separazione: l’unica strada è quella del divorzio giudiziale davanti al giudice.

Come funziona la storia dell’assegno di mantenimento?

La legge prevede che, all’atto della separazione e del divorzio, il coniuge che sta meglio economicamente debba versare, nei limiti delle proprie possibilità, un assegno di mantenimento all’altro coniuge. Non esistono regole matematiche per determinare la misura di tale somma, ma si tiene conto di tre elementi:

– garantire al beneficiario lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio;

– e quello di cui avrebbe goduto anche successivamente se il matrimonio non si fosse interrotto (ciò per non pregiudicare il coniuge che, in costanza di matrimonio, abbia fatto sacrifici per degli investimenti in un’attività familiare che poi abbia prodotto utili solo dopo lo scioglimento del legame);

– il tutto va rapportato alle concrete possibilità del coniuge onerato di tale obbligo e degli eventuali maggiori costi che questi dovrà sostenere (per es. l’affitto di una nuova casa).

I coniugi possono mettersi d’accordo sulla misura dell’assegno o per l’esclusione dello stesso, attraverso la separazione consensuale. Diversamente il mantenimento verrà determinato dal giudice secondo i criteri appena elencati.

Cos’è l’addebito e come incide sull’assegno di mantenimento?

Il coniuge non può chiedere il mantenimento se il matrimonio è cessato per sua colpa: è quello che si definisce addebito e che costituisce un po’ il fulcro di tutte le cause di separazione. È ovvio che chi riesce a dimostrare che la colpa della separazione è dell’altro non deve versare alcun assegno mensile.

I casi in cui i giudici hanno riconosciuto l’addebito sono molteplici e vanno dalle violenze all’infedeltà, all’abbandono del tetto coniugale. Il fatto, invece, che i coniugi non vadano più d’accordo o che l’uno si dichiari non più innamorato dell’altro non comporta alcun addebito.

L’addebito non può essere pronunciato se la condotta colpevole viene posta in essere quando già la crisi della coppia era conclamata: si pensi al caso dell’infedeltà intervenuta quando venga provato che tra i due non vi erano più rapporti.

Che succede se ci si allontana di casa?

L’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebitamento della separazione.

Cos’è il mobbing familiare?

La nozione di “mobbing”, presa in prestito dal diritto del lavoro – in cui si fotografano situazioni patologiche che possono sorgere in presenza di un dislivello tra gli antagonisti, dove la vittima si trova in costante posizione di inferiorità rispetto ad un’altra o ad altre persone – assume rilievo anche nell’ambito familiare, che invece dovrebbe essere caratterizzato dall’uguaglianza morale e giuridica tra i coniugi.

Per poter ottenere la condanna del coniuge “violento” è necessaria la prova rigorosa sia del compimento, da parte di questi, di specifici atti consapevolmente contrari ai doveri del matrimonio, sia del nesso causale tra tali atti ed il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza o del grave pregiudizio dei figli.

Come si calcola l’assegno divorzile?

Si parla di assegno di mantenimento con riferimento alla somma da versare dopo la separazione; si parla invece di assegno divorzile per quello che scatta dopo il divorzio. Le regole, però, sono le medesime.

Tuttavia, l’ammontare dell’assegno divorzile non deve essere necessariamente definito su quello corrisposto a titolo di separazione, ma occorre valutare tutti i nuovi elementi di fatto dai quali desumere la permanenza o meno dei presupposti economici della corresponsione dell’assegno.

Nella determinazione dell’assegno divorzile, occorre tenere conto degli eventuali miglioramenti della situazione economica del coniuge nei cui confronti si chieda l’assegno, qualora costituiscano sviluppi naturali e prevedibili dell’attività svolta durante il matrimonio, mentre non possono essere valutate le migliorie che scaturiscano da eventi autonomi, non collegati alla situazione di fatto e alle aspettative maturate nel corso del rapporto ed aventi carattere di eccezionalità, in quanto connessi a circostanze ed eventi del tutto occasionali ed imprevedibili, quali, ad esempio, le partecipazioni in società, costituite in costanza di matrimonio ma divenute attive dopo la cessazione della convivenza.

È possibile la revisione dell’assegno divorzile o di mantenimento?

Se mutano le condizioni di reddito di uno dei due coniugi si può sempre ricorrere al giudice per chiedere la revisione delle condizioni di mantenimento, ma l’assegno non può mai essere interrotto o ridotto arbitrariamente di propria spontanea iniziativa.

Il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o della entità dell’assegno sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti, ma deve limitarsi a verificare se, e in che misura, le circostanze sopravvenute abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e adeguare l’importo o lo stesso obbligo della contribuzione alla nuova situazione patrimoniale.

Che succede se l’ex che riceve il mantenimento va a vivere con un’altra persona?

In questi casi la recente giurisprudenza ha stabilito che scatta la perdita del mantenimento, a condizione che la nuova relazione sia stabile e duratura, basata sulla convivenza e sulla comunione di vita materiale e spirituale; insomma, si deve trattare della nascita di una nuova famiglia “di fatto”, quindi anche se non fondata su un nuovo matrimonio.

Come funziona il mantenimento dei figli?

Con o senza addebito, con o senza mantenimento del coniuge più debole, ciascuno dei due coniugi deve sempre mantenere i figli: chi vi convive, attraverso l’assistenza quotidiana; chi invece non vi convive, con un assegno mensile. Tale obbligo permane fino all’indipendenza economica dei figli, e quindi potenzialmente anche molto tempo dopo il raggiungimento della maggiore età.

Le spese straordinarie, invece, vengono divise a metà tra i due genitori.

Con chi vanno a vivere i figli?

Questo lo decide il giudice, sentito il minore di almeno 12 anni o anche di età inferiore se capace di discernimento.

Che cos’è l’affidamento condiviso dei figli?

Di norma, nonostante la separazione e la collocazione dei figli presso uno dei due coniugi, entrambi i genitori mantengono pari diritti e doveri sulla prole, dovendo concorrere nelle decisioni più importanti relative alla loro crescita, educazione e formazione.

Solo in caso di casi particolarmente gravi (come la violenza a carico dei figli stessi) si procede all’affido esclusivo. La particolare conflittualità tra i coniugi non esclude l’affidamento condiviso.

Come si stabiliscono i giorni e gli orari di visita dei figli?

Il coniuge presso cui i figli non convivono ha diritto di visita che non può essere ostacolato o negato dall’altro (pena la revoca dell’affido condiviso). Se tra i due non intervengono accordi bonari, i tempi e le modalità vengono fissati dal giudice, che tenterà di garantire al coniuge non collocatario la possibilità di visita periodica e, almeno in linea tendenziale, paritaria rispetto all’altro coniuge (ovviamente non potrà mai avvenire una perfetta divisione del tempo al 50%).

A chi va la casa?

La casa viene assegnata al coniuge presso cui convivono i figli minori, anche se non è di sua proprietà. Dunque, la casa non viene assegnata e resta nella proprietà del legittimo titolare se la coppia non ha figli (mentre se la coppia era in comunione dei beni, l’immobile andrà diviso o venduto).

Il coniuge che ottiene la casa familiare, la perde se i figli diventano autosufficienti, se vanno a vivere altrove o se lo stesso coniuge abbandona tale immobile per andare a vivere altrove.

 

È possibile l’assegnazione parziale della casa?

Il giudice può limitare l’assegnazione della casa familiare ad una porzione dell’immobile, di proprietà esclusiva del genitore non collocatario, anche nell’ipotesi di pregressa destinazione a casa familiare dell’intero fabbricato, ove tale soluzione, esperibile in relazione del lieve grado di conflittualità coniugale, agevoli in concreto la condivisione della genitorialità e la conservazione dell’habitat domestico dei figli minori.

Cos’è la riconciliazione?

Se viene accertata la riconciliazione dei coniugi durante il periodo di separazione, il divorzio non è più possibile.

La semplice coabitazione non è sufficiente a provare la riconciliazione tra coniugi separati, ma è necessario il ripristino della comunione di vita e d’intenti, materiale e spirituale, che costituisce il fondamento del vincolo coniugale.

Cosa si intende per spese straordinarie di mantenimento della prole?

Sono le spese che non rientrano nella normale gestione quotidiana dei figli: per esempio, le spese mediche, per visite specialistiche, per viaggi-studio, ecc. Per un elenco leggi “Le spese straordinarie”.

note

Autore immagine: 123rf com

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19 Commenti

  1. fra 1 mese avrò la separazione (consensuale nei tempi giuridici , in Comune !)
    -successivamente dovrò presentare l’ennesima richiesta (consensuale anche questa) al Comune per IL DIVORZIO,
    CHE SENSO HA QUESTO ? e i tempi ? per questo procedimento ???

  2. salve vorrei capire:mia moglie 5 anni fa mi a dato la separazione consensuale .ora non vuole concedermi il divorzio,e sono col la procedura giudiziale .quanto tempo impiego con la giudiziale?grazie

  3. salve volevo chiedere una cosa io sono in separazione giudiziale da 10 anni e per 2 anni avro’ ancora 2 figli minorenni ,in base a quello che stato deciso dal tribunale io sto ancora pagando tutto con un assegno mensile .vorei sapere dopo quando tempo posso chiedere il divorzio ,e come fare . grazie

  4. salve,io è mia moglie ci siamo separati consensualmente nel maggio 2013-come possibile ottenere documento cartaceo di divorzio?non abbiamo figli minorenni,voglio risposarmi,necessario avere il divorzio? o basta la sentenza del giudice dove attesta che siamo separati legalmente da 3 quasi 4 anni?Grazie per l’eventuale risposta.

  5. Salve sono nella stessa situazione del commento precedente potrei avere una risposta ? Grazie anticipatamente

  6. dopo aver ottenuto il divorzio. cosa mi lega ancora, economicamente a questa donna, oltre l’assegno di mantenimento cos’altro dovro’ dare ancora in futuro. Grazie

  7. salve,io è mia moglie ci siamo separati consensualmente nel maggio 2010-come possibile ottenere documento cartaceo di divorzio?non abbiamo figli minorenni,voglio risposarmi,necessario avere il divorzio? o basta la sentenza del giudice dove attesta che siamo separati legalmente da 3 quasi 4 anni?Grazie per l’eventuale risposta.

  8. Salve, io mi mi sono separata con la procedura di negoziazione assistita tramite avvocati, non ho avuto figli dal matrimonio. Se volessi sposarmi nuovamente quanto tempo devo aspettare dalla separazione o dal divorzio? Grazie per l’eventuale risposta.

  9. due coniugi separati consensualmente da molti anni devono entrambi chiedere il divorzio oppure basta la richiesta da parte di un solo coniuge?

  10. Ciao io e mio marito a da 6 anni che non stiamo assieme ed io voglio il divorzio e sedazione dopo 4anni di fare avanti e indietro da tribunali giorno 28febbraio finisce il processo con la sentenza tralaltro lui a i fighi ed a me mi anno legato la madre potestà e vuole pure il mantenimento

  11. io voglio separarmi da mio marito perché non ricevo amore e onestamente sono stanca di soffrire , mia figlia mi dice sempre di divorziare ma se ancora devo farlo e solo x i miei ragazzi aiutatemi come posso fare come devo iniziare

  12. Buona Sera
    Chiedevo un informazione
    Sarebbe possibile sapere quanto indicativamente può costare una causa giudiziale in corso da circa 2 anni ?
    Sia come parcella all’avvocato sia come costi da pagare al tribunale
    Ho terminato solo qualche gg fa la causa e ancora ad oggi non so quanto dovrò pagare visto che le spese sono state divise a metà cioè il giudice ha stabilito che ognuno dovrà pagare le proprie spese
    Sapreste dirmi di che spese si tratta su per giù
    Grazie

  13. buongiorno sono separato consensuale da circa 2 anni come accordi stabiliti in separazione la casa è rimasta a me come il figlio maggiorenne e mia moglie non da nessun mantenimento,visto che l immobile è cointestato al 50 % tra me e la mia ex fino a quando potrò restare a vivere in questa casa? esiste la possibilità che quando nostro figlio sarà autonomo lei mi chiederà il suo 50% ??
    grazie

  14. Sono obbligato a divorziare prima o poi dopo che ho avuto la separazione consensuale, o posso stare in regime di separazione per sempre ? Ci sono dei tempi per essere obbligati a divorziare e quanto e’ ?
    grazie. e-mail = ciocchis@libero.it

  15. sono obligata adivorziare dopo che ho avuto la separazione consensuale in comune senza mentenamento,o posso stare per sempre in regime di separazione? e.mail monica_tomita@y
    ahoo.com Grazie

  16. separata consensuale in comune,sono obligata a divorziare? o poso stare per sempre in regime di separazione? grazie

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