Professionisti Commissioni tributarie provinciali e regionali

Professionisti Pubblicato il 13 agosto 2015

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La giurisdizione tributaria: i giudici e i gradi di giudizio, competenza, confini con la giurisdizione ordinaria, composizione delle commissioni.

Gli organi della giurisdizione tributaria e i gradi di giudizio

Gli organi della giurisdizione tributaria sono (art. 1 D.Lgs. 545/92):

—  le Commissioni tributarie provinciali, aventi sede nel capoluogo di ogni provincia, cui è demandato il giudizio di primo grado;

—  le Commissioni tributarie regionali, aventi sede nel capoluogo di ogni regione, a cui è demandato il giudizio di appello.

Disposizioni specifiche sono state adottate per le province di Trento e Bolzano nelle quali le Commissioni tributarie hanno mantenuto la precedente denominazione.

In particolare l’art. 1, co. 2, D.Lgs. 546/92 contiene una norma di rinvio al processo civile stabilendo, infatti, che «i giudici tributari applicano le norme del suddetto decreto e, per quanto da esse non disposto e con esse compatibili, le norme del codice di procedura civile».

L’Agenzia delle Entrate, infatti, con la circ. n. 17/E del 31-3-2010 si è pronunciata sull’applicabilità, nel sistema processuale tributario, delle norme del c.p.c. interessate dalla riforma.

Rimane salvo l’ulteriore ricorso alla Corte di Cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione e alla competenza, per violazione e falsa applicazione di norme di diritto, per nullità della sentenza o del procedimento, per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione.

Opinioni

La giurisprudenza definisce il processo tributario come processo di impugnazione-merito: la sentenza cioè oltre ad eliminare l’atto impugnato in caso di vizi di forma (ad es. difetto di motivazione), lo sostituisce nel caso in cui risulta viziato il contenuto; quindi, secondo la giurisprudenza, nei casi in cui l’atto impugnato non debba essere annullato per vizi di forma, il giudice deve esaminare il contenuto dell’atto, ossia deve sindacare il merito della pretesa fiscale. Per Tesauro questa tesi non può essere condivisa: l’autore ritiene che le sentenze con cui sono respinti i ricorsi siano sentenze di mero accertamento, che si limitano a dichiarare l’insussistenza dei vizi dedotti e del diritto all’annullamento dell’atto impugnato.

La competenza della giurisdizione tributaria e i confini con la giurisdizione ordinaria

L’art. 2 del D.Lgs. 546/92 individua le materie di competenza delle Commissioni tributarie: si tratta di una giurisdizione piena, perché estesa ai tributi di ogni genere e specie, comunque denominati, inclusi quelli regionali, provinciali e comunali e il contributo per il servizio sanitario nazionale.

La norma prevede, in particolare, che rientrano nella competenza della giurisdizione tributaria anche le controversie in materia di sovraimposte, addizionali e sanzioni amministrative, comunque irrogate da uffici finanziari, nonché interessi e ogni altro accessorio, anche laddove esse conseguono alla violazione di disposizioni non aventi natura tributaria. A tal proposito è intervenuta di recente la Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 130/2008, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di tale disposizione.

La stessa disposizione, al contrario, esclude dalla giurisdizione tributaria le vertenze che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata tributaria successivi alla notifica delle cartelle di pagamento o degli avvisi che contengono l’intimazione ad adempiere — nei cinque giorni — l’obbligazione scaturente dal ruolo, per le quali si applicano le disposizioni di cui al D.P.R. 602/73.

Il 2° comma dell’art. 2 attribuisce alle Commissioni tributarie anche la competenza per le controversie in materia di estimo e classamento (intestazione, estensione, classamento dei terreni, consistenza e classamento delle unità immobiliari urbane etc.).

L’art. 3bis, co. 1, del D.L. 203/2005, conv. in L. 248/2005 ha, inoltre, esteso la giurisdizione tributaria alle controversie:

—  relative alla debenza del canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche;

—  relative al canone per lo scarico e la depurazione delle acque reflue e per lo smaltimento dei rifiuti urbani;

—  attinenti all’imposta o canone comunale sulla pubblicità e al diritto sulle pubbliche affissioni.

In proposito, tuttavia, è opportuno rilevare la sentenza n. 64/2008 della Corte Costituzionale in base alla quale è illegittima l’attribuzione alla giurisdizione tributaria di controversie non aventi natura tributaria. In particolare, la succitata sentenza sancisce l’illegittimità dell’art. 3bis, co. 1, lett. b), del D.L. 203/2005 che attribuisce ai giudici tributari la competenza giurisdizionale in materia di Cosap.

Tale decisione ovviamente comporta un effetto a catena in quanto si pongono le basi per punire ogni tentativo di snaturare la figura delle Commissioni attribuendogli entrate extra-tributarie. È probabile, pertanto, che le stesse conclusioni valgono anche per il canone sostitutivo dell’imposta sulla pubblicità. Diverso è invece il discorso per la tariffa sui rifiuti essendone stata riconosciuta la natura fiscale dalla sent. n. 17526/2007.

In sostanza per valutare se sussiste la competenza delle Commissioni e quindi la violazione dell’art. 102, co. 2, della Costituzione, che vieta l’istituzione di giurisdizioni speciali, occorre accertare, di volta in volta, se la controversia devoluta ai giudici tributari abbia effettivamente natura tributaria o meno.

Infine il 3° comma stabilisce che il giudice tributario ha il potere di risolvere in via incidentale qualsiasi questione da cui dipende la decisione della controversia sottoposta al suo esame. Fanno solo eccezione le questioni afferenti querela di falso e stato o capacità delle persone, diverse dalla capacità di stare in giudizio: tali ultime questioni, infatti, rientrano nella esclusiva competenza dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Sono inoltre escluse dalla giurisdizione tributaria, per cui rientrano nella competenza del giudice ordinario, le vertenze che riguardano gli atti dell’esecuzione forzata successivi alla notifica delle cartelle di pagamento o degli avvisi che contengono l’intimazione ad adempiere l’obbligazione scaturente dal ruolo.

Appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario anche le cause di opposizione di terzo nonché quelle proposte contro l’agente della riscossione.

Infine, i regolamenti governativi o ministeriali ed i regolamenti degli enti locali che istituiscono o disciplinano tributi sono atti amministrativi non impugnabili dinanzi al giudice tributario, ma possono essere impugnati dinanzi al giudice amministrativo.

Per quanto riguarda invece la competenza territoriale, la Commissione provinciale è competente per le controversie che si instaurano tra contribuenti e uffici finanziari (o agenti della riscossione) che hanno sede nella circoscrizione provinciale. Il riferimento è quindi quello della sede dell’ufficio che ha emesso l’atto impugnato dal contribuente.

Le Commissioni regionali decidono, invece, sugli appelli presentati contro il giudizio delle Commissioni provinciali della regione.

Composizione delle Commissioni

Le Commissioni provinciali e regionali si articolano in sezioni il cui numero è determinato in base al flusso medio dei procedimenti. Ogni sezione è composta di un numero minimo di sei membri — un Presidente, un vice-presidente e almeno quattro giudici tributari — e potrà quindi costituire due collegi giudicanti, dato che ciascun collegio giudicherà con tre votanti.

Viene così garantita una maggiore qualificazione professionale dei giudici tributari, sia attraverso la previsione di requisiti generali determinati sulla base di criteri rigorosamente obiettivi, sia attraverso norme più rigide sull’incompatibilità dei componenti delle Commissioni tributarie che esercitano attività professionali.

In particolare (artt. 3-5 D.Lgs. 545/92):

—  i presidenti delle Commissioni tributarie e i presidenti di sezione devono essere scelti tra i magistrati;

—  i vice presidenti possono essere scelti anche tra i giudici tributari con cinque o dieci anni di servizio (a seconda che si tratti di Commissioni provinciali o regionali) in possesso di laurea in economia e commercio o giurisprudenza;

—  i componenti le Commissioni provinciali possono essere scelti tra persone provviste di determinate qualificazioni professionali (ad es. magistrati, dipendenti pubblici, ex ufficiali della Guardia di finanza, periti commerciali, revisori ufficiali dei conti, insegnanti in materie giuridiche ed economiche) che da almeno due anni — ad eccezione dei magistrati e dei laureati in giurisprudenza o economia e commercio — hanno avuto specifiche esperienze lavorative nel settore;

—  i componenti le Commissioni regionali possono essere scelti, oltre che tra le categorie professionali indicate per le Commissioni provinciali (ma con maggiori qualificazioni), anche tra gli ex ispettori del Servizio centrale ispettori tributari, i notai e gli iscritti negli albi professionali degli avvocati, procuratori, dottori commercialisti che abbiano esercitato la professione per almeno dieci anni e coloro che sono stati iscritti negli albi di cui sopra o dei ragionieri e dei periti commerciali che hanno esercitato attività come amministratori, sindaci, dirigenti di società di capitali o di revisori dei conti. Qualora si rendessero vacanti posti nelle Commissioni regionali, questi possono essere colmati da componenti le Commissioni provinciali che abbiano completato l’incarico per cinque anni, anche in assenza dei requisiti prima citati.

I componenti delle Commissioni tributarie non possono, in ogni caso, svolgere il loro incarico presso le suddette Commissioni oltre i settantacinque anni di età, indipendentemente dalle funzioni svolte e non possono permanere per più di 5 anni nella stessa sezione della Commissione di cui fanno parte.

Tra le cause di incompatibilità, disciplinate dall’art. 8 D.Lgs. 545/92, si ricorda quella relativa ai soggetti iscritti in appositi albi professionali ma che comunque esercitino, anche in forma non individuale, attività di consulenza tributaria, assistenza o rappresentanza dei contribuenti nei rapporti con l’amministrazione finanziaria. Resta chiaramente ferma la possibilità per i dottori commercialisti iscritti negli appositi albi di svolgere, se sono rispettate le condizioni di legge, la funzione di giudice tributario.

Non possono essere, inoltre, componenti di commissione tributaria provinciale i coniugi, i conviventi o i parenti fino al secondo grado o affini in primo grado di coloro che, iscritti in albi professionali, esercitano, anche in forma individuale, attività di consulenza tributaria.

All’accertamento delle cause di incompatibilità provvede il Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria.

Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria

Di notevole portata è il capo III del D.Lgs. 545/92 che disciplina la costituzione, la composizione, le attribuzioni ed il funzionamento del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria che può definirsi l’organo di autogoverno dei giudici tributari.

Il Consiglio di presidenza della giustizia tributaria è costituito con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, dura in carica quattro anni ed è composto da undici membri eletti tra i giudici tributari e da quattro componenti eletti da Camera e Senato tra professori universitari in materie giuridiche o tra i soggetti abilitati alla difesa dinanzi alle Commissioni tributarie che risultino iscritti ai rispettivi albi professionali da almeno dodici anni: tra essi il Consiglio nomina un presidente tra i componenti eletti dal Parlamento. I componenti del Consiglio di presidenza sono eletti da tutti i componenti delle Commissioni tributarie provinciali e regionali e non sono rieleggibili (art. 17 del D.Lgs. 545/92).

Il Consiglio, tra le altre competenze:

—  vigila sulla composizione delle Commissioni;

—  valuta i titoli dei componenti;

—  formula proposte ed esprime pareri sulle disposizioni che regolano il funzionamento delle Commissioni;

—  delibera su tutte le materie attribuitagli dalla legge.

Il Consiglio di presidenza vigila, altresì, sul funzionamento dell’attività giurisdizionale delle Commissioni tributarie e può disporre ispezioni nei confronti del personale giudicante affidandone l’incarico ad uno dei suoi componenti.

Per offrire, infine, maggiori garanzie circa il corretto funzionamento della giustizia tributaria è stata contemplata l’alta sorveglianza sulle Commissioni tributarie, affidata al Presidente del Consiglio dei ministri e la facoltà per il Ministro dell’economia e delle finanze di richiedere al Consiglio di presidenza e ai presidenti delle Commissioni informazioni circa il funzionamento della giustizia tributaria (art. 29 D.Lgs. 549/92).

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