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Ricorso in Commissione tributaria: sospensione dell’atto impugnato

14 agosto 2015 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 14 agosto 2015



Cause e procedimento davanti alla Commissione tributaria contro l’Agenzia delle Entrate, Equitalia o altri enti impositori: la sospensione giudiziale, amministrativa, la sospensione dell’esecuzione delle sanzioni, la conciliazione giudiziale.

L’art. 47 del D.Lgs. n. 546/92 introduce una sostanziale novità nel contenzioso tributario riconoscendo alla Commissione tributaria un’ampia potestà cautelare fino ad oggi negata.

Nella normativa regolata dal D.P.R. 636/72 il giudice tributario era, infatti, privo di poteri al riguardo, mentre ampio potere cautelare era riconosciuto all’intendenza di finanza che, con provvedimento amministrativo e non giurisdizionale, poteva procedere alla sospensione della riscossione. L’art. 39 del D.P.R. 602/73 stabilisce la sospensione amministrativa della riscossione in presenza di ricorso contro il ruolo; disposizione similare è prevista per i tributi indiretti.

Attualmente, quindi, coesistono due tipi di sospensione: giudiziale e amministrativa.

Il ricorrente può, pertanto, chiedere la sospensione dell’atto impugnato sia davanti al giudice tributario, sia alla Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.

La sospensione giudiziale

La sospensione giudiziale introdotta nel nuovo rito tributario dall’art. 47 del D.Lgs. 546/92 può essere proposta per gli avvisi di accertamento, di liquidazione del tributo, di riscossione, di esecuzione sia per le imposte dirette che indirette. La richiesta di sospensione deve essere formulata alternativamente nell’atto del ricorso, oppure con un’apposita istanza (separata dal ricorso) notificata alle parti e depositata nella segreteria della Commissione. Fondamentale è l’indicazione della «motivazione» nell’istanza presentata dal ricorrente, necessaria al fine di consentire al Collegio di verificare l’esistenza di un danno grave e irreparabile e il fondamento delle ragioni per cui è stata richiesta la sospensione.

Il procedimento prevede che la Commissione fissi la data di trattazione dell’udienza. Tale data deve essere comunicata alle parti almeno dieci giorni prima.

Il Collegio, dopo aver ascoltato le parti in Camera di consiglio ed aver esaminato nel merito la richiesta, emetterà un’ordinanza motivata e non impugnabile che può:

—  respingere la richiesta;

—  sospendere interamente l’esecuzione fino alla data di pubblicazione della sentenza di 1˚ grado;

—  sospendere parzialmente l’esecuzione fino alla data sopraindicata;

—  accordare la sospensione (parziale o totale, nei termini innanzi detti) subordinandola, tuttavia, alla prestazione di adeguata garanzia a mezzo di cauzione, fideiussione bancaria o fideiussione assicurativa.

L’istanza di sospensione è decisa entro centottanta giorni dalla data di presentazione della stessa.

Se viene accordata la sospensione, entro novanta giorni dalla pronuncia dovrà essere fissata l’udienza di trattazione della controversia.

In via del tutto eccezionale il presidente, in attesa che il Collegio si pronunci sulla sospensione, può emettere motivato provvedimento temporaneo di sospensione che produrrà effetti fino alla pronuncia del Collegio.

Si è detto in precedenza che l’ordinanza di sospensione non è impugnabile: ciò nondimeno, il provvedimento sarà revocabile o modificabile su istanza motivata di parte, qualora questa dimostri che sono mutate le circostanze su cui si fondava la originaria richiesta.

La sospensione giudiziale dell’esecuzione delle sanzioni

L’art. 19 del D.Lgs. 472/97 ha introdotto una nuova forma di sospensione giudiziale, stabilendo che le Commissioni tributarie regionali possono sospendere l’esecuzione delle sanzioni, pur in presenza di una sentenza dei giudici di prima istanza favorevole all’amministrazione finanziaria.

Questa sospensione diventa atto dovuto nei casi in cui gli interessati producono idonea garanzia anche attraverso polizza fideiussoria.

Per quanto attiene alle modalità e ai limiti per la concessione della sospensione, le Commissioni tributarie regionali dovranno ottemperare alle previsioni normative contenute nell’art. 47 del D.Lgs. 546/92 relative alla sospensione giudiziale di competenza delle Commissioni provinciali.

La sospensione amministrativa

Oltre la sospensione giudiziale il ricorrente può chiedere anche la sospensione amministrativa. In tal caso, l’istanza va inoltrata alla Direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate.

La sospensione in via amministrativa può essere chiesta sia per le imposte dirette che indirette, ivi compresa l’imposta sul valore aggiunto.

Il ricorrente potrà richiedere alternativamente, o contemporaneamente, le due sospensioni. Nell’ipotesi in cui ne venga concessa una si determinerà l’arresto dell’altro eventuale procedimento (amministrativo o giudiziale).

Si rammenta che nell’ambito dell’esercizio del potere di autotutela l’amministrazione finanziaria può sospendere un proprio atto (v. titolo I, cap. VI, par. 8, di questa parte).

Iscrizione di ipoteca e sequestro conservativo: nuove competenze della Commissione tributaria

Le misure di tutela del credito dell’amministrazione finanziaria quali l’iscrizione di ipoteca sui beni del trasgressore e il sequestro conservativo, prima di competenza del tribunale, sono state attribuite dall’art. 22 del D.Lgs. 472/97 alla Commissione provinciale tributaria.

La conciliazione giudiziale

Tale istituto, disciplinato dall’art. 48 del D.Lgs. 546/92, è volto a definire in via preventiva le controversie. Esso può aver luogo solo davanti alla Commissione provinciale e non oltre la prima udienza.

La richiesta di conciliazione, sia totale sia parziale, può avvenire da entrambi le parti tramite un’apposita istanza.

Qualora una delle due parti abbia proposto la conciliazione e l’altra non vi abbia aderito, la Commissione può stabilire un termine, non superiore a sessanta giorni, per la formulazione di una nuova proposta.

Se la conciliazione ha luogo, viene redatto apposito processo verbale nel quale sono indicate le somme dovute a titolo d’imposta, di sanzioni e interessi. Tale processo costituisce titolo per la riscossione delle somme dovute.

Il pagamento delle somme dovute dal contribuente può essere effettuato sia in un’unica soluzione che in forma rateale. Il numero massimo di rate trimestrali consentito è di otto di pari importo, estendibile a dodici se la somma determinata è superiore a 50.000 euro.

In caso di pagamento rateale, il mancato versamento di anche una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva, comporta l’iscrizione a ruolo delle somme residue dovute e delle sanzioni di cui all’art. 13 del D.Lgs. 471/97, applicate in misura doppia, sul residuo importo (art. 48, co. 3bis, D.Lgs. 546/92).

La conciliazione si perfeziona con il versamento delle suddette somme, o della prima rata, entro venti giorni dalla redazione del processo verbale.

Nell’ipotesi di avvenuta conciliazione, le sanzioni si riducono nella misura del 40% delle somme irrogabili in relazione all’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione. La misura delle sanzioni non può essere comunque inferiore al 40% dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo. Il mancato pagamento comporterà l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo di una somma convenuta e la perdita del beneficio della riduzione delle sanzioni.

Un’altra importante disposizione introdotta dal D.Lgs. 218/97 riguarda il venir meno del divieto di restituzione delle somme già versate dai contribuenti all’ente impositore.

Opinioni

La conciliazione è considerata da una parte della dottrina un accordo transattivo. Per Tesauro questa tesi non è accettabile in quanto la transazione si realizza quando le parti, per mettere fine ad una lite, possono disporre liberamente dei loro diritti: l’Amministrazione finanziaria, invece, non è libera di disporre del suo diritto. La conciliazione, quindi, si configura come un istituto autonomo che non si effettua necessariamente attraverso reciproche concessioni delle parti.

Oltre alla conciliazione giudiziale propriamente detta è possibile una conciliazione stragiudiziale la quale avviene d’ufficio sulla base di un preventivo accordo tra gli interessati.

È chiaro, infine, che se la conciliazione è totale si estingue il giudizio; se è parziale la causa continua per le controversie non conciliate.

Da ultimo si ricorda che nei casi di reclamo e mediazione disciplinati dell’art. 17bis del D.Lgs. 546/1992 (vedi supra par. 3, lett. B) non è possibile utilizzare l’istituto della conciliazione giudiziale.

Manuale di Diritto Tributario

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