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Le sentenze delle Commissioni Tributarie e giudizio di ottemperanza


> L’esperto Pubblicato il 13 agosto 2015



Il passaggio in giudicato delle sentenze, esecuzione forzata e giudizio di ottemperanza.

Quando la sentenza tributaria non può più essere oggetto di impugnazione si dice che passa in giudicato formale.

Tali sentenze possono essere impugnate soltanto con una revocazione straordinaria.

Il contribuente può solo dare inizio:

—  all’esecuzione forzata secondo le norme del codice di procedura civile;

—  al giudizio di ottemperanza (v. sotto).

Anche le sentenze tributarie, come quelle civili, se passate in giudicato formale producono effetto tra le parti, i loro eredi ed aventi causa.

Pertanto la sentenza passato in giudicato non può avere effetto nei confronti dei terzi e soprattutto non può pregiudicarli.

In tal senso si esprime anche la Corte costituzionale affermando che un sistema che toglie ad alcuni condebitori di un tributo la possibilità di difesa autonoma del proprio interesse perché fa espandere gli effetti del giudicato ottenuto nei confronti di altro coobligato è da condannare (sent. n. 48 del 30-4-1968, Corte costituzionale).

È importante inoltre specificare, sempre in tema di giudicato che la sentenza penale non ha effetto diretto nel processo tributario. A prova di ciò vi è la constatazione che nel processo tributario sono previste delle limitazioni alla facoltà probatorie delle parti (ad esempio il divieto della prova testimoniale) non previste, invece, nel processo civile.

Ne deriva che il giudicato non è opponibile a chi non ha partecipato al processo o non è stato messo in grado di esserne parte.

Il giudizio di ottemperanza

L’art. 70 del D.Lgs. 546/92 dispone che la parte che sia interessata può chiedere l’ottemperanza agli obblighi che scaturiscono dalla sentenza della Commissione tributaria, che sia passata in giudicato.

Come detto, lo stesso giudice tributario è competente in materia e, pertanto, l’interessato dovrà depositare ricorso alla segreteria della Commissione tributaria provinciale (qualora la sentenza passata in giudicato sia stata da questa emessa) o alla segreteria della Commissione tributaria regionale (in tutti gli altri casi).

Perché si possa procedere è necessario un giudicato definitivo nonché la messa in mora della pubblica amministrazione. Ai sensi del 2˚ comma dell’art. 70, infatti, il ricorso sarà proponibile solo dopo che sia scaduto il termine fissato dal legislatore per l’adempimento dell’ufficio finanziario o dell’ente locale. In mancanza di un termine l’interessato dovrà mettere in mora, a mezzo di Ufficiale giudiziario, la parte inadempiente e — decorsi trenta giorni dalla messa in mora — potrà proporre ricorso fino a quando l’obbligo non venga adempiuto.

Il ricorso dovrà avere i seguenti requisiti:

—  essere redatto in doppio originale;

—  contenere l’esposizione sommaria dei fatti in base ai quali viene proposto. La mancanza dell’esposizione dei fatti costituisce causa d’inammissibilità del ricorso;

—  avere in allegato copia della sentenza definitiva e copia conforme o originale dell’atto di messa in mora, ove necessario;

—  essere indirizzato al presidente della Commissione;

—  essere depositato presso la segreteria della Commissione che ha emesso la sentenza.

Tutti i provvedimenti emessi in base al suddetto art. 70, saranno immediatamente esecutivi.

Ciascuna delle parti del giudizio di ottemperanza potrà impugnare la sentenza resa dal collegio solo dinanzi alla Corte di Cassazione per inosservanza delle norme che disciplinano il procedimento.

Una volta che verranno posti in essere tutti i provvedimenti ritenuti necessari in base al giudizio di ottemperanza — sia che li abbia emessi direttamente il Collegio sia che vi abbia provveduto il componente all’uopo delegato o il commissario ad acta — il Collegio potrà dichiarare chiuso il procedimento emettendo apposita ordinanza.

Manuale di Diritto Tributario

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