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Lo sai che? Totalizzazione, cumulo e ricongiunzione, come funzionano?

Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 13 agosto 2015

Qual è la soluzione migliore per unire gli anni di contributi accreditati in gestioni diverse: totalizzazione, cumulo o ricongiunzione?

Il mercato del lavoro, rispetto a pochi decenni fa, è notevolmente cambiato, e sono sempre più rari i casi in cui un soggetto vanti un unico rapporto d’impiego nell’arco della vita lavorativa. Nella maggioranza dei casi, proprio a causa della pluralità degli impieghi svolti, si possiedono contributi in differenti gestioni previdenziali: tale fatto non impedisce, comunque, di poter beneficiare di un’unica pensione.

È possibile, infatti, unire tutti i contributi, usufruendo della totalizzazione, del cumulo, oppure della ricongiunzione.

La ricongiunzione dei contributi

Tale modalità di recupero della contribuzione, istituita nel 1979 [1], consiste nel ricongiungere quanto versato alla gestione presso la quale matura la pensione: la ricongiunzione, tuttavia, è a titolo oneroso, e comporta dei costi piuttosto pesanti. Gli oneri variano notevolmente a seconda dell’età e del sesso del richiedente, nonché del numero di anni da ricongiungere e della collocazione temporale dei periodi da recuperare.

Solitamente, i contributi sono ricongiunti dal Fondo Pensione dei Lavoratori Dipendenti (FPLD) alle gestioni sostitutive dello stesso, o viceversa; esiste, però, anche la possibilità di ricongiungere i contributi dalle gestioni dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, agricoli) al FPLD , con la riduzione dell’onere al 50%.

Una legge del 1990[2], poi, permette la ricongiunzione dalle casse dei liberi professionisti al fondo pensione lavoratori dipendenti, oppure alle gestioni sostitutive o degli autonomi : non è previsto, però, alcuno sconto.

La ricongiunzione, infine, non è consentita per la contribuzione versata alla Gestione Separata (quella nella quale confluiscono i contributi dei parasubordinati o dei professionisti “senza cassa”).

La totalizzazione

La totalizzazione[3] è una modalità di recupero dei contributi non onerosa, applicabile sia alla pensione di vecchiaia, che a quella d’anzianità ,con requisiti differenti da quelli previsti dalla Legge Fornero: i requisiti per fruire del trattamento di vecchiaia in totalizzazione, nel 2015, sono il possesso di 20 anni di contributi e di un’età pari a 65 anni e 3 mesi (sia per gli uomini che per le donne); per ottenere la pensione d’anzianità in totalizzazione, invece, occorrono 40 anni e 3 mesi.

Lo svantaggio risiede nel fatto che il calcolo della pensione avvenga interamente col metodo contributivo, in proporzione a quanto accreditato in ogni fondo o cassa, a meno che non si raggiunga il diritto ad un’autonoma pensione in una delle gestioni nella quale sono versati i contributi, purchè si tratti di una gestione Inps o Inpdap.

Il cumulo, o totalizzazione retributiva

Il cumulo è un nuovo istituto previsto dalla Legge di Stabilità 2013 [4]: il suo funzionamento è simile a quello della totalizzazione, in quanto unisce i contributi a titolo gratuito, ma permette di determinare la quota di pensione maturata presso ciascuna gestione secondo le regole di quel fondo, e non obbligatoriamente col contributivo .

Il metodo utilizzato dipenderà dall’anzianità del lavoratore, determinata considerando tutte le gestioni: saranno conteggiati col contributivo, pertanto, gli anni posteriori al 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995; per chi vanta oltre 18 anni di contribuzione alla stessa data, saranno quantificati col contributivo gli anni dal 2012 in poi.

Attenzione, però: il cumulo retributivo può essere fruito solo qualora non si maturi il trattamento di vecchiaia presso alcuna delle gestioni dove risultano versati i contributi; inoltre, non è consentito per la contribuzione accantonata presso le casse professionali e per la gestione separata.

I parametri da applicarsi, per accedere alla pensione con tale istituto, saranno quelli di vecchiaia o anzianità più elevati tra i requisiti di tutti gli ordinamenti che disciplinano le singole gestioni.

Il cumulo per artigiani e commercianti

In base ad una normativa del 1990 [5], è possibile unire a titolo gratuito la contribuzione versata alla Gestione Inps artigiani e commercianti, con quanto versato presso il Fondo dei lavoratori dipendenti. Il trattamento si otterrà sommando le due quote, calcolate separatamente sui contributi da lavoro dipendente e su quelli da artigiano/commerciante.

La pensione supplementare

Quando si possiedono dei contributi accreditati nell’ Assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e superstiti (AGO) , ma questi risultino insufficienti per perfezionare una pensione autonoma, può essere richiesta, al compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia, la pensione supplementare. Possono effettuare la domanda i pensionati presso un Fondo che sostituisce, esclude o esonera dall’AGO .

Il riscatto

Per giungere alla pensione, può essere utile, infine, anche recuperare degli anni non coperti da contribuzione, mediante l’istituto del riscatto. In pratica, l’Ente previdenziale offre la possibilità di aggiungere gli anni scoperti, in cambio del pagamento di un onere, che varia in base all’età, alla collocazione temporale dei periodi, ed alla retribuzione o reddito del contribuente.

È possibile riscattare, ad esempio, i periodi lavorativi non coperti da contribuzione , oppure alcune tipologie di corso di studi ( Corso di Laurea, Diploma universitario, etc…).

note

[1] L.29/1979.

[2] L. 45/1990.

[3] L.42/2006.

[4] L.228/2012.

[5] L.223/1990.

Autore immagine: 123rf com


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