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Divorzi: no trasferimento del genitore col figlio dal luogo di origine


Divorzi: no trasferimento del genitore col figlio dal luogo di origine

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2015



L’allontanamento del figlio dall’altro genitore non deve rendere difficoltose le frequentazioni tra i due o impedire al minore di mantenere un significativo legame con i parenti e l’ambiente ove è cresciuto.

Il genitore divorziato presso il quale sia stato allocato il figlio non può portare quest’ultimo in una regione lontana dal luogo in cui il bambino è cresciuto e ha costruito importanti rapporti interpersonali, se ciò è contrario al preminente interesse del minore. Lo ha chiarito il Tribunale di Caltanissetta in un recente decreto [1].

Stop quindi a quei genitori che, dopo la separazione o il divorzio, vanno via, in un’altra zona, creando così traumi nella crescita del minore, cui si aggiunge anche il distacco dalla figura dell’altro genitore, impossibilitato a una frequentazione quotidiana, e dai relativi parenti (nonni, zii, ecc.).

In caso di separazione o divorzio – si legge nel provvedimento – il figlio minorenne ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo [2].

Se i genitori sono in disaccordo sul cambio di residenza del figlio, decide il giudice tenendo in considerazione l’esclusivo interesse del minore: il magistrato, in altre parole, deve valutare se il trasferimento “si ponga o meno in contrasto con l’interesse dello stesso a un equilibrato e armonico sviluppo della personalità”.

Nel far ciò il magistrato deve contemperare una serie di interessi e valutare le seguenti circostanze

– accertare le ragioni del genitore con cui vive il bambino: per esempio, se il trasferimento si rende necessario per conservare il posto di lavoro o sfuggire a forme di emarginazioni o, invece, per ragioni più “voluttuarie”;

– valutare se gli incontri fra l’altro genitore e il figlio restino concretamente attuabili e non costringano, invece, il genitore stesso “a stravolgere le proprie abitudini di vita” e ad “affrontare sforzi economici insostenibili ovvero del tutto sproporzionati ai propri redditi” per poter vedere il figlio;

– verificare se siano assicurate le relazioni del minorenne “con le altre figure chiave della propria esistenza”, che “ne preservino la riconoscibilità (e la necessaria memoria) delle proprie origini geografiche, sociali e culturali”: il riferimento ai parenti e ai nonni è chiaro ed evidente;

– considerare l’età del figlio: infatti, più piccolo è il bambino, più difficoltoso sarà per questi mantenere un significativo legame con l’altro genitore non collocatario e i parenti lasciati nella città di partenza.

Ricordiamo che, a seguito delle recenti modifiche, il figlio che abbia compiuto i 12 anni deve essere sempre sentito dal giudice; così anche quelli di età inferiore se ritenuti dal tribunale capaci di discernimento. Eventualmente il magistrato potrà farsi coadiuvare da un consulente tecnico d’ufficio.

note

[1] Trib. Caltanissetta, sent. del 28.07.2015.

[2] Art. 337-ter cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

 Il Tribunale di Caltanissetta, sezione promiscua feriale, composto dai signori 

dott. Mario Amato Presidente 

dott. Calogero D. Cammarata Giudice rel. 

dott.ssa Ivana Mancuso Giudice 

letti gli atti del procedimento civile iscritto al n. …/2015 R.G.V.G. e sciogliendo la riserva assunta all’udienza del 23.7.2015;

premesso che con ricorso ex art. 710 c.p.c. (A) riferiva di essere genitore in regime di affidamento condiviso del minore (B), nato il … dall’unione con (C) e in tale qualità chiedeva di essere autorizzata a trasferire la residenza del figlio da YYY () a ZZZ (),ove intendeva trasferirsi per contrarre nuovo matrimonio ed eventualmente reperire un’occupazione lavorativa;

considerato che a tale richiesta si opponeva (C), il quale deduceva che lo spostamento del minore presso un’altra regione distante 1.500 km dall’attuale residenza in YYY sarebbe stato di sicuro pregiudizio al minore (di anni ..) perché avrebbe comportato uno sradicamento dall’ambiente sociale e scolastico frequentato, con perdita di significative relazioni con nonni materni e paterni, zii, cugini ed amici, regolarmente intrattenute dal minore con l’ulteriore conseguenza che tale spostamento avrebbe reso più difficoltosi (anche economicamente) e meno frequenti gli incontri tra padre e figlio, con ostacolo al proprio esercizio della responsabilità genitoriale e lesione del diritto del minore di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori;

considerata l’ordinanza resa dal collegio il 29.4.2015 con la quale è stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio;

considerata la relazione di consulenza depositata il 17.07.2015;

ritenuto preliminarmente che a mente del disposto di cui all’art. 337 ter c.c. il figlio minore, in caso di separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitorialela responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione alla salute , alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo 

conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice; 

ritenuto che i provvedimenti relativi alla prole devono essere adottati, sempre a mente del citato disposto normativo, con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa;

ritenuto che estranea al presente giudizio è la questione circa la volontà della ricorrente di trasferire la propria residenza venendo in considerazioni un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione non suscettibile di compressione se non nelle ipotesi tassativamente determinate dal legislatore;

ritenuto, per converso, che il Tribunale è chiamato a dirimere, nel rispetto dei principi sanciti dall’art. 337 ter Cod. Civ. il disaccordo dei genitori a proposito della residenza del minore che la ricorrente vorrebbe trasferire a ZZZ () ed il resistente mantenere a YYY;

ritenuto in punto di diritto che: “ In materia di disgregazione della famiglia non fondata sul matrimonio, sebbene la scelta della residenza da parte del genitore collocatario costituisca l’esercizio di un diritto di libertà, deve rilevarsi che rispetto a tale diritto l’altro genitore può opporre ragioni direttamente collegate all’interesse della prole, come nel caso di un evidente ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita, e il giudice dovrà valutare, nella persistenza del disaccordo fra i genitori, se il trasferimento di residenza del minore si ponga o meno in contrasto con l’interesse dello stesso a un equilibrato e armonico sviluppo della personalità, che si sostanzia anche nel diritto a conservare un rapporto significativo e continuativo con l’altro genitore, che potrebbe essere compromesso dal trasferimento della prole in un luogo distante dalla residenza del genitore non collocatario o, comunque, non facilmente raggiungibile” (cfr. Tribunale di Torino 8.10.2014);

ritenuto che secondo quanto affermato dalla condivisa giurisprudenza di merito, in materia di conflitto genitoriale in ordine alla residenza della prole, il giudice, per la decisione,deve attenersi a criteri oggettivi quali e collaudati nella letteratura di settore in materia di rilocazione dei figli tra i quali: a) l’ analisi delle motivazioni del trasferimento del genitore prevalentemente collocatario che deve avere ‘sostanziali’ ragioni per trasferirsi altrove non determinate (solamente) da più remunerative chance lavorative ovvero da un mero ‘cambio di ambiente sociale’ che offra (all’adulto e solo all’adulto) una più generale sicurezza rispetto a quella offerta dall’ambiente in cui ha convissuto con la prole fino al momento della richiesta; b) i tempi e le modalità di frequentazione tra il figlio/a ed il genitore non collocatario che il genitore, che intende trasferirsi, ritiene di poter garantire e che devono presentare profili di realistica fattibilità, che non costringano il genitore a stravolgere le proprie abitudini di vita ovvero ad affrontare sforzi economici insostenibili ovvero del tutto sproporzionati ai propri redditi; c) la necessità di verificare come e con

quali modalità siano salvaguardate e garantite le relazioni del minore con le altre figure chiave della propria esistenza, che, in rapporto di parentela con il genitore non collocatario, ne definiscano la sua identità familiare\parentale e ne preservino la riconoscibilità ( e la necessaria memoria) delle proprie origini geografiche, sociali e culturali; d) l’età dei figli in quanto minore è l’età e minore è la facilità ( e più compromessa la probabilità) di mantenere un significativo legame con il genitore non collocatario soprattutto quando l’ età della prole non abbia ancora consentito di sviluppare un legame significante con uno o con entrambi i genitori sì che l’analisi andrà focalizzata non solo sulle qualità della relazione già esistente, ma anche sulle potenzialità che – e sulla direzione verso la quale – tale relazione ha di svilupparsi (cfr. Tribunale di Milano sez. IX civ., ordinanza 12 agosto 2014 – est. Olindo Canali);

ritenuto che, come evidenziato da parte della dottrina, non debba operarsi alcun bilanciamento di interessi, ossia quello del genitore collocatario a fissare liberamente la propria residenza e quello del minore, in quanto tra di loro non comparabili poiché la tutela all’interesse del genitore alla sua libera circolazione ed alla sua realizzazione lavorativa potrà essere assicurata soltanto nella misura in cui la soluzione satisfattiva di tale interesse risulti pure quella che meglio realizza il preminente interesse del minore; 

ritenuto, nel merito, che appare opportuno riportare alcuni passaggi significativi della relazione predisposta dall’ausiliario del Tribunale il quale all’esito dell’indagine svolta ha avuto di accertare che : “…tanto la figura paterna quanto quella paterna per (B) ( ossia il minore di anni .. nato dall’unione delle parti in lite) rivestono un ruolo essenziale e costituiscono indispensabili figure di riferimento e di orientamento nel corso della sua quotidianità e della proiezione nel futuro. Il bambino, infatti vive bene e intensamente il rapporto con la mamma ma parla altrettanto bene del papà che lavora in … e non vede l’ora di stare con lui ogni volta che torna a YYY per venirlo a cercare, per giocare insieme a lui, per farsi condurre ovunque abbia desiderio di andare” (cfr. pag. 13 della relazione depositata il 17.7.2015);

ritenuto, altresì, che secondo quanto accertato dal consulente tecnico il minore ha consapevolezza del trasferimento a ZZZ e di essere contento del intraprendere il nuovo percorso di vita fuori dalla Sicilia sebbene abbia subito aggiunto che gli mancheranno oltre alle maestre, ai compagni di scuola, il suo paese e soprattutto gli mancheranno i nonni e gli mancherà il papà apparendo assai significativo quanto osservato dal consulente tecnico: “ durante il colloquio lo abbiamo visto improvvisarsi prestigiatore con la bacchetta magica per fare in modo che la casa dei suoi genitori, la scuola, gli amici e le maestre e tutte le persone che conosce, a cominciare dal suo papà, venissero trasportati per incanto ovunque la mamma abbia deciso di trasferirsi” (cfr. pag. 15 della citata relazione di consulenza);

considerato che il consulente ha accertato, altresì, che il bambino risulta attualmente inserito in un ottimale contesto familiare e sociale che favorisce lo sviluppo armonico della sua personalità ;

ritenuto, quanto ai possibili effetti di un trasferimento della residenza del minore a ZZZ () che l’ausiliario esposto come l’impatto iniziale con il nuovo ambiente con molta probabilità determinerà in lui instabilità emotiva per il fatto che i bambini sono abitudinari e hanno bisogno di certezze e stabilità ulteriormente evidenziando come il minore, per il solo fatto di essere stato coinvolto nelle diatribe dei propri genitori, ha subito un danno che ha scompaginato la sfera intima della propria coscienza personale e che potrebbe produrre ulteriori scompensi anche marcati e persistenti;

ritenuto, pertanto, che in ragione degli esiti della disposta consulenza tecnica, i cui esiti in quanto frutto di una puntuale indagine clinica e secondo metodo scientifico ben possono assumersi a fondamento della odierna statuizione, deve ritenersi che, allo stato, ed in ragione della ancora tenera età del minore il suo trasferimento a ZZZ al seguito della madre collocataria, non risponde al suo preminente interesse in quanto possibile fonte di disagi emotivi e relazionali in alcun modo compensati dalla presenza di entrambe le figure genitoriali e a fronte di un contesto, quale quello attuale, che garantisce stabilità, certezze e ne hanno assicurato sino ad oggi lo sviluppo armonico;

ritenuto che la ricorrente ha deciso il proprio trasferimento nel comune di ZZZ ( ) per contrarre un nuovo matrimonio e con il proposto di trovare impiego (cfr. ricorso introduttivo del presente giudizio) e dunque per attuare e consolidare una nuova prospettiva di vita in comune con il nuovo compagno;

ritenuto che evidente appare il disagio per il genitore non collocatario che deriverebbe dal trasferimento della residenza del minore non potendo svolgere il proprio ruolo genitoriale e assolvere alle responsabilità su di lui gravanti in un contesto quale quello di un comune del nord Italia notevolmente distante sia dal luogo di svolgimento dell’attività lavorativa ( …) che dal luogo ove risiedono i suoi genitori e dove di fatto si svolge il suo ruolo genitoriale, ossia YYY;

ritenuto che oltre alle difficoltà di ordine logistico che deriverebbero al resistente per effetto del mutamento della residenza del minore devono aggiungersi anche le difficoltà di ordine economico che incontrerebbe la parte, che percepisce un reddito mensile variabile di € 1300/ 1400, conseguenti alle non indifferenti spese di viaggio e di alloggio che dovrebbe sostenere per incontrare il figlio nel comune di ZZZ( );

ritenuto che sotto questo profilo il trasferimento della residenza del minore appare di pregiudizio per lo svolgimento della responsabilità genitoriale da parte del resistente privando di fatto il bambino del diritto a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo, come quello sino ad oggi in

instaurato, con il padre non potendo gli incontri svolgersi, per le palesate difficoltà logistiche e economiche, con la stessa cadenza e costanza di quelli attuali;

ritenuto conclusivamente che il trasferimento della residenza del minore non appare rispondere al suo preminente interesse morale;

ritenuto che le valutazioni e considerazioni odierne rese a seguito delle attività di indagine svolta sono pur sempre suscettibili di modifiche e rivalutazione conseguenti alla crescita del bambino, alla sua possibile graduale e progressiva conoscenza del nuovo contesto ove la madre vorrebbe trasferirsi, all’auspicato mutamento delle dinamiche genitoriali e , segnatamente, l’abbandono dello stato di conflittualità che attualmente caratterizza i rapporti tra le parti;

ritenuto, infine, con riferimento alle spese di lite che stante l’oggetto del presente giudizio la obiettiva novità delle questioni trattate in relazione al mutato quadro normativo ( D.lgs 154 /2013) ricorrono i presupposti per l’integrale compensazione restando a carico di entrambe le parti nella misura di metà per ciascuna le spese di consulenza;

P.Q.M.

rigetta il ricorso proposto da (A);

dichiara integralmente compensate le spese di lite;

pone a carico di entrambe le parti nella misura di metà per ciascuna le spese di consulenza.

Così deciso in Caltanissetta, nella camera di consiglio della sezione civile del Tribunale, il 23.7.2015.

Il Giudice rel.

Il Presidente

Depositato il 28 luglio 2015

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