Diritto e Fisco | Articoli

Se il cane del vicino abbaia e fa rumore: tutela e risarcimento

16 Agosto 2015
Se il cane del vicino abbaia e fa rumore: tutela e risarcimento

Disturbo della quiete pubblica per l’abbaiare di cani: rumore degli animali,  riposo delle persone, tutela civile e penale, risarcimento del danno, denuncia, citazione.

Il cane del vicino, quando abbaia, fa troppo rumore? Come stabilire se si tratta di una soglia di chiasso che può dirsi tollerabile o meno? Quale tipo di tutela prevede la legge (penale, civile, ecc.) e come è possibile difendersi? È davvero giusto tenere gli animali in un recinto, in pieno centro abitato, ben sapendo che, in questo modo, i loro latrati arrecheranno disturbo alla quiete delle persone, sia durante il giorno che nella notte? Qual è un possibile fac simile di querela che si può depositare ai carabinieri per segnalare il problema ed, eventualmente, come ottenere il risarcimento per il danno subito?

In questa breve guida, corredata da un bel po’ di sentenze, cercheremo di fare luce sui diritti e doveri dei proprietari di cani, un argomento che ritorna sempre utile, specie ora che la più recente riforma del condominio ha espresso il divieto, per i regolamenti (salvo quelli approvati all’unanimità) e le assemblee, di vietare ai proprietari degli appartamenti la possibilità di detenere animali in casa.

La soglia di rumore oltre la quale il latrato del cane è vietato

La legge non fissa una misura di decibel oltre la quale l’abbaiare del cane è vietato. Né tantomeno fissa un orario entro il quale i latrati sono consentiti e un altro, invece, in cui anche i cani devono fare silenzio.

Il codice civile [1] si limita a stabile che i rumori possono essere vietati solo se superano la soglia della “normale tollerabilità”, un termine volutamente generico proprio per tenere conto della diversa condizione dei luoghi. In una zona periferica o di campagna, per esempio, dove il rumore di fondo è scarso, la “normale tollerabilità” sarà anch’essa più bassa e, dunque, risulterà più facile da percepire (e anche più molesto) un lieve rumore rispetto, invece, a un centro urbano dove il chiasso delle auto e dei clacson copre anche i fragori più evidenti. Inoltre, ciò che è tollerabile in un luogo o a una determinata ora, non lo è in un altro luogo o a un’ora diversa, dovendosi anche tener conto di come la normale tollerabilità viene intesa, in quel luogo e in quel tempo, dalla coscienza sociale.

Il limite della tollerabilità delle immissioni, quindi, non ha carattere assoluto ma deve essere fissato con riguardo al caso concreto. Di conseguenza la valutazione diretta a stabilire se le immissioni restino comprese o meno nei limiti della norma deve essere riferita, da un lato, alla sensibilità dell’uomo medio (ossia prescindendo da considerazioni attinenti alle singole persone interessate alle immissioni) e, dall’altro, alla situazione locale.

Ai fini della valutazione del limite di tollerabilità delle immissioni acustiche, la giurisprudenza utilizza il cosiddetto criterio comparativo: in pratica, viene preso a riferimento il rumore di fondo della zona, vale a dire quel complesso di suoni di origine varia e non identificabile, continui e caratteristici della zona, sui quali si innestano, di volta in volta, rumori più intensi. Tale criterio consiste nel confrontare il livello medio del rumore di fondo con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, al fine di verificare se sussista un incremento non tollerabile del livello medio di rumorosità. In particolare, secondo la giurisprudenza, il rumore si deve ritenere intollerabile allorché, sul luogo che subisce le immissioni, si riscontri un incremento dell’intensità del livello medio del rumore di fondo di oltre 3 decibel. Questo valore viene solitamente considerato il limite massimo accettabile di incremento del rumore, tenuto conto di tutte le caratteristiche del caso concreto, ed è stato riconosciuto anche dalla Cassazione come “un valido ed equilibrato parametro di valutazione” per un idoneo contemperamento delle opposte esigenze dei proprietari.

Data la natura del criterio di valutazione generalmente adoperato, normalmente, in sede giudiziaria, per accertare il livello di tollerabilità di un’immissione sonora si fa ricorso a una consulenza tecnica d’ufficio.

Azione civile, di risarcimento, o penale?

Quando il rumore crea un danno al vicino, quest’ultimo può agire per il risarcimento con un’azione di carattere civile.

Se l’esistenza delle immissioni illegittime risulterà accertata, il giudice ordinerà al responsabile di adottare le necessarie misure per far cessare i rumori molesti, condannandolo al risarcimento degli eventuali danni anche non patrimoniali (danno biologico, morale ecc.).

Se il cane appartiene a un soggetto che non è proprietario ma solo affittuario dell’immobile, nessun problema: l’azione può essere rivolta anche nei confronti dell’inquilino, comodatario ecc.

La questione può diventare più seria, e comporta anche risvolti penali, quando le immissioni rumorose (sempre a condizione che siano oltre il limite della normale tollerabilità) sono tali da recare disturbo non solo ad uno o più specifici soggetti, ma a un numero indefinito di persone (si pensi al latrato che non fa dormire, durante la notte, tutto il quartiere). In tal caso scatta il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone [2]). In passato è stata confermata la condanna dei proprietari a due mesi di carcere, senza concessione delle attenuanti generiche e della condizionale, per non aver impedito ai loro cani di abbaiare di notte, disturbando il sonno del vicinato.

Per cui è esclusa la responsabilità penale (ma resta solo quella civile, e il conseguente obbligo al risarcimento del danno) quando i latrati rechino disturbo agli occupanti di un solo appartamento. Il reato, infatti, è previsto per tutelare la quiete e la tranquillità pubblica: “pubblica” appunto e non, invece, di un numero determinato di individui.

Insomma, per valutare se sussiste il reato di disturbo del riposo delle persone è prima necessario valutare se, in concreto, il rumore provocato dai cani sia davvero tale da mettere in crisi, in generale, la quiete pubblica, e non solo la tranquillità di uno o più specifiche persone: il momento in cui si passa dall’illecito civile (per le immissioni rumorose, con conseguente risarcimento del danno) a quello penale (disturbo del riposo e della quiete, con relativa pena) è valutare “quante” persone sono state molestate: una o poche specificamente individuate nel primo caso, molte e indeterminate nel secondo.

La Corte ha inoltre ritenuto penalmente rilevante l’insistente abbaiare di un cane per una notte intera, sebbene ad intervalli [3].

L’illecito, inoltre, sussiste anche se non viene provato l’effettivo disturbo arrecato dall’animale, ma la semplice potenzialità a disturbare terzi soggetti. Pertanto, se anche nessuno si lamenta, le autorità possono intervenire ugualmente [4].

Il comportamento del padrone del cane

Il padrone dell’animale – sia esso proprietario dell’appartamento o semplice inquilino o anche figlio dei padroni di casa (ma se minore ne rispondono i genitori) – deve tenere un comportamento diligente e scrupoloso onde evitare di arrecare molestia ai proprietari limitrofi. Questo significa evitare di lasciare l’animale da solo se ciò disturba il quadrupede e lo rende nervoso.

Ad ogni modo, la tutela civile o penale scatta anche se il titolare del cane non ha colpa. Il cane che abbaia frequentemente durante la notte è di per sé motivo di disturbo per la quiete pubblica.

Secondo la Cassazione, la presenza di un cane all’interno di una struttura condominiale non deve essere lesiva dei diritti degli altri condomini, sicché i proprietari dell’animale devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e prevenire le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale stesso, soprattutto nelle ore notturne; occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Il collarino anti abbaio è lecito?

Una sentenza ha stabilito che abbaiare è un diritto esistenziale del cane [5]. Il “collarino anti abbaio” (che produce una scossa elettronica) deve pertanto considerarsi uno strumento lesivo dei diritti dell’animale. Meglio optare per un corso di addestramento specifico.

Se sei in affitto e l’abbaiare del cane del vicino non ti fa dormire

La Cassazione [6] ha ritenuto che la soglia di rumori oltre la normale tollerabilità costituisce una giusta causa per il recesso dalla locazione. Con la conseguenza che l’inquilino costretto a sopportare il latrato continuo del cane del vicino può disdettare, prima della normale scadenza, il contratto di affitto.

Lo stesso discorso può essere fatto anche per qualsiasi altro tipo di rumore, purché:

– sopravvenuto,

– imprevedibile,

– proveniente da terzi,

– di portata superiore alla normale tollerabilità, tale cioè da ingenerare condizioni di stress per il disturbo alla quiete e al riporto notturno.

Se oltre al rumore del latrato ci si mettono i cattivi odori

Secondo la Cassazione, se più di un vicino si lamenta per gli odori sgradevoli che provengono dal recinto del cane, inondato di escrementi, tanto da ammorbare l’aria, per il padrone scatta il reato di “getto pericoloso di cose” [7].

Perché scatti quest’ulteriore reato è necessario che la condizione ambientale sia divenuta intollerabile. In questo caso, conviene chiedere l’intervento del personale dell’Asl che, con una certificazione, dichiarino lo stato di abbandono dell’area e le condizioni insalubri dell’aria.


MODELLO DI QUERELA 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI ….

Denuncia – querela

Io sottoscritto sig. …, nato a …. il … ed residente in … denuncio quanto segue.

Il sig. Tizio, che abita nella mia stessa via al numero civico …, è proprietario di alcuni cani che, abbaiando in continuazione, da oramai molto tempo arrecano continuo disturbo alla quiete di tutti noi abitanti nella zona.

I continui strepiti dei suoi animali, superando la normale tollerabilità, disturbano il nostro riposo propagandosi e rimbombando in tutto il quartiere densamente abitato come potrà agevolmente verificarsi tramite le misurazioni di rito ma anche assumendo informazioni dai residenti che in passato ebbero ad organizzare una consistente raccolta di firme contro tale perdurante e fastidiosissima situazione.

Ciò nonostante, alla data odierna questa condotta omissiva del sig. Tizio continua a permanere invariata e risulta di tutta evidenza essere gravemente lesiva del riposo e della quiete delle numerose persone che come me abitano nel circondario.

Ciò premesso, propongo formale querela nei confronti di Tizio, domiciliato in …, chiedendone la punizione per tutti i reati che si riterranno configurati dai fatti esposti.

Dichiaro di voler essere avvisata circa l’eventuale archiviazione eleggendo domicilio presso la mia abitazione sita in …

Luogo, data

Firma.

Lettera del conduttore per la comunicazione del recesso per gravi motivi

Raccomandata A.R

Egr. Sig. <…>

via <…>, n. <…>

CAP <…> Città <…>

Oggetto: Comunicazione di recesso dal contratto di locazione dell’immobile in <…>, via <…>, n. <…> art. 3, comma 6, legge n. 431/1998

Nella mia qualità di conduttore dell’immobile sito in <…>, via <…>, n. <…>, di <…>, comunico la mia volontà di recedere dal contratto di locazione stipulato in data <…>, registrato il <…>, per i sopraggiunti seguenti gravi motivi che qui di seguito espongo:

“Il cane del vicino, sig. …., sito nell’appartamento di cui all’interno n…., per i suoi continui latrati, costituisce un grave disturbo al riposo e alla quiete dello scrivente, superiore alla normale tollerabilità, che impedisce il pacifico godimento dell’immobile”.

Le confermo quindi che provvederò a rilasciare l’immobile nella Sua piena disponibilità a far tempo dal <…> (almeno sei mesi dalla data della comunicazione) .

Sarà mia cura relazionarLa prossimamente al fine di concordare le modalità per la consegna delle chiavi, previo sopralluogo nell’immobile locatomi onde accertarne lo stato manutentivo.

Attendo un cortese riscontro e porgo nel contempo i migliori saluti.

Luogo e data, <…>

Il conduttore, <…>

Sezione III, sentenza 30 giugno 2015 n. 13328 – Pres. Spirito; Rel. Rossetti; Pm (diff.)

note

[1] Art. 844 cod. civ.

[2] Art 659 cod. pen.

[3] Cass. sent. n 8351/2014.

[4] Cass. sent. n. 36241/2004.

[5] Giudice di Pace di Rovereto sent. del 11.8.2006.

[6] Cass. sent. n. 12291/14 del 30.05.2014.

[7] Cass. sent. n. 45230/14 del 3.11.2014.

I gravi motivi che consentono il recesso del conduttore dal contratto di locazione, ai sensi degli artt. 4 e 27 della legge 27 luglio 1978, n. 392, devono essere determinati da fatti estranei alla sua volontà, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, tali da rendere oltremodo gravosa la sua prosecuzione, potendo consistere anche in molestie di fatto da parte di un terzo, in presenza delle quali il conduttore ha unicamente la facoltà, e non l’obbligo, di agire personalmente contro il terzo stesso ai sensi dell’art. 1585 cod. civ. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta l’applicazione di tali principi fatta nella sentenza impugnata, secondo la quale la dismissione della detenzione dell’immobile era legittimamente dipesa dal disturbo della quiete e del riposo notturno arrecato al conduttore dal continuo abbaiare di un cane).

Cass. sent. n. 12291/2014

L’utilizzo di collare elettronico, che produce scosse o altri impulsi elettrici trasmessi al cane tramite comando a distanza, integra il reato di cui all’art. 727 c.p., concretizzando una forma di addestramento fondata esclusivamente su uno stimolo doloroso tale da incidere sensibilmente sull’integrità psicofisica dell’animale.

Cass. sent. n. 38034/2013

Il collare elettronico è incompatibile con la natura del cane: esso si fonda sulla produzione di scosse o altri impulsi elettrici che, tramite un comando a distanza, si trasmettono all’animale provocando reazioni varie. Trattasi in sostanza di un addestramento basato esclusivamente sul dolore, lieve o forte che sia, e che incide sull’integrità psicofisica del cane poiché la somministrazione di scariche elettriche per condizionarne i riflessi ed indurlo tramite stimoli dolorosi ai comportamenti desiderati produce effetti collaterali quali paura, ansia, depressione ed anche aggressività (confermata la condanna nei confronti dell’imputato perché deteneva un cane in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze, utilizzando un collare elettrico al fine di reprimere comportamenti molesti).

Cass. sent. n. 38034/2013

La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare (esclusa, nella specie, la sussistenza del reato contestato agli imputati per non aver impedito il latrato del loro cane, atteso che dalla motivazione della sentenza non risultava che, oltre ai denuncianti, altre persone almeno potenzialmente avessero potuto essere disturbate dai latrati del cane degli imputati).

Cass. sent. n. 6685/2013

La consulenza tecnica d’ufficio non è un mezzo istruttorio in senso proprio, avendo la finalità di coadiuvare il giudice nella valutazione di elementi acquisiti o nella soluzione di questioni che necessitino di specifiche conoscenze. Il suddetto mezzo di indagine non può pertanto essere utilizzato al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume e può essere quindi legittimamente negata qualora la parte tenda con essa a supplire alla deficienza delle proprie allegazioni o offerte di prova, ovvero di compiere una indagine esplorativa alla ricerca di elementi, fatti o circostanze non provati (fattispecie relativa all’onere in capo al denunciante di fornire la prova della molestia dovuta all’abbaiare di un cane).

Cass. sent. n. 12990/2013

Rientra nello schema dell’azione generale di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. la domanda relativa al danno che incide su un diritto inviolabile della persona, quale il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni che può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano (Nella specie, accertate le immissioni di rumore molto fastidiose nell’appartamento degli attori, quali eventi da ascriversi ad un comportamento negligente ed imprudente della convenuta, che lasciava il cane da solo nel suo appartamento anche nelle ore notturne senza curarsi dei pregiudizi arrecati ai suoi vicini dal continuo abbaiare dell’animale, il Trib. ha accolto la domanda risarcitoria).

Trib. Lucca, sent. n. 40/2014

Per configurare il reato di disturbo al riposo e alla quiete delle persone è necessario che le emissioni sonore moleste siano idonee ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone in presenza di un luogo abitato (esclusa, nella specie, la configurabilità del reato, atteso che l’abbaiare del cane era idoneo a disturbare solo i vicini di casa e non un numero indeterminato di persone).

Cass. sent. n. 15230/2012

In merito al reato di cui all’art. 659 c.p.: per la sussistenza dell’elemento psicologico della contravvenzione, attesa la natura del reato stesso, è sufficiente la volontarietà della condotta desunta dalle obbiettive circostanze di fatto, non occorrendo, altresì, l’intenzione dell’agente di arrecare disturbo alla quiete pubblica; altro elemento essenziale della fattispecie è l’idoneità del fatto ad arrecare disturbo ad un numero indeterminato di persone e non già l’effettivo disturbo alle stesse (confermata, nella specie, la pena inflitta ai proprietari di un cane che, non impedendo il continuo abbaiare dell’animale, anche e soprattutto nelle ore notturne, impedivano il riposo e le normali occupazioni dei vicini di casa).

Cass. sent. n. 715/2010

La presenza di un cane all’interno di una struttura condominiale non deve essere lesiva dei diritti degli altri condomini, sicché i proprietari dell’animale devono ridurre al minimo le occasioni di disturbo e prevenire le possibili cause di agitazione ed eccitazione dell’animale stesso, soprattutto nelle ore notturne; occorre, però, tenere presente che la natura del cane non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare e che episodi saltuari di disturbo da parte dell’animale possono e devono essere tollerati dai vicini, in nome dei principi del vivere civile.

Cass. sent. n. 7856/2008

Il reato di cui all’art. 659 c.p. (disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone) ha natura di reato di pericolo presunto; ai fini della sua configurazione, pertanto, non è necessaria la prova dell’effettivo disturbo di più persone, ma è sufficiente l’idoneità del fatto a disturbare un numero indeterminato di persone. (In applicazione di questo principio la Corte ha censurato la decisione del giudice di merito che ha pronunciato declaratoria di non luogo a procedere in ordine al reato di cui all’art. 659 c.p. sulla base della considerazione che l’abbaiare del cane non disturbava tutti i vicini).

Cass. sent. n. 40393/2004

La Corte, preso atto che l’abbaiare di un cane dell’imputato aveva arrecato disturbo soltanto ai vicini di casa, né poteva essere altrimenti, in quanto gli altri edifici erano molto distanti dalla detta abitazione, ha ritenuto non sussistente il reato di cui all’art. 659, comma 1 c.p., rilevando che il fatto poteva al più integrare un illecito civile. L’abbaiare può configurare il reato soltanto se abbia recato disturbo (o sia oggettivamente idoneo a recarlo) ad una pluralità di persone, incidendo così sulla pubblica tranquillità.

Cass. sent. n. 1394/2000

Ai fini della configurabilità della contravvenzione prevista dall’art. 659 c.p. è necessario che i lamentati rumori abbiano attitudine a propagarsi e a costituire un disturbo per una potenziale pluralità di persone, ancorché non tutte siano state, poi, disturbate. (Fattispecie nella quale il giudice di merito aveva ritenuto sussistere il disturbo all’occupazione e al riposo delle persone nel fatto di soggetto che non impediva gli strepiti e l’abbaiare di un cane tenuto presso la propria abitazione. Nell’enunciare il principio di cui in massima, la S.C., sulla premessa di fatto che il disturbo era arrecato esclusivamente ai vicini di casa, ha escluso la configurabilità del reato).

Cass. sent. n. 1394/1999


94 Commenti

  1. Io vivo al primo piano, sotto di me una mamma e due bambini che urlano tutto il giorno e un cane che abbaia ogni tanto quando lo lasciano da solo in casa (come tutti i cani normali). Sotto di loro una strana famiglia di un padre disabile, una madre comparsa da poco e un figlio tossicodipendente e hanno un cane che vive leteralmente in giardino giorno e notte da 2 mesi (e siamo a fine febbraio). Il figlio non so dove è sparito nel frattempo ma nessuno fa uscire il cane e non si prende cura di lui, almeno prima lui lo faceva entrare in casa di notte e si riusciva a dormire per qualche ora… Questo cane oltre ad abbaiare come tutti i cani quando passa gente in strada e per i gatti e ucellini in giro, abbaia 24 ore su 24 guardando la loro porta d’ingresso e sperando che qualcuno gli apra la porta e lo faccia entrare. Cosi sono passati questi ultimi 2 mesi d’inverno. Nel resto del tempo abbaia solo dalle 7 del mattino fino a mezzanotte circa, facendo piccole pause. Si sente a 500m da casa negli orari di traffico intenso alle 20:00 di sera per esempio (figuriamoci alle 2 di notte nel silenzio sotto la mia finestra). Pare che nessuno si lamenta e da fastidio solo a me, senno non mi spiego come sia possibile che nessuno li denuncia.
    Io passo quasi tutto il tempo in casa e vi assicuro, non si può studiare, lavorare, parlare con qualcuno durante la cena, dormire, guardare la tv che dovrei alzare fino a dare fastidio io stessa a mezzo quartiere… ho mal di testa ogni santo giorno, esaurimento nervoso e comincio a non sopportare i cani (e sono pure animalista). Fino a poco tempo fa io stessa convivevo con 6 cani in appartamento ma loro abbaiavano solo se qualcuno bussava alla porta e questo mi fa pensare veramente che non dipende ne dalla natura del animale (“i cani sono cani e devono abbaiare”), ne dall’educazione, ma di come li tieni e le attenzioni che gli dai. Un cane abbandonato in un giardino per 2 mesi d’inverno di sicuro non è ben trattato… gli buttano qualcosa da mangiare e via. Non li ho mai visti raccogliere i bisogni, tanto il giardino è grande e chi li trova più… Non li ho mai sentiti dire basta, non abbaiare, anzi, una volta il padre tornava in pomeriggio a casa e chiedeva al cane come mai non abbaia. Sono rimasta stupita perchè era la prova che loro sapevano benissimo cosa fa quel cane e non facevano niente per non dare fastidio al quartiere. E sono le tipiche persone che sono le prime a lamentarsi degli altri e anche le prime a dare fastidio – tipo 3 giorni interi con tagliaerba dalla mattina alla sera sotto la mia finestra si, ma le mie 2 gocce d’acqua quando bagno le mie piante no. Il padre che suona con la macchina sotto la mia finestra 2 volte al giorno si, ma io a sbattere il piumone dal mio balcone no. Addirittura ogni cosa mia che cade nel loro giardino o la buttano o la lasciano a terra cosi il cane ci fa la pipì sopra ogni giorno e se me la vado a chiedere mi dicono di non buttare la mia spazzatura nel loro giardino (il mio copridivano buttato giu dal vento sarebbe la spazzatura). Con gente cosi non lo credo possibile convivere perchè starebbero male anche fra di loro se vanno a vivere in un bosco sperduto. Per avere un cane educato dovrebbero essere educati anche i padroni no?

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube