Diritto e Fisco | Articoli

Il mutuo sulla casa si paga anche dopo la separazione

14 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 agosto 2015



Separazione: spese per il completamento o la ristrutturazione dell’immobile, contratto di mutuo sottoscritto dagli ex coniugi, rimborso e compensazione con gli alimenti dovuti per il figlio.

I crediti alimentari dovuti dal genitore all’ex coniuge, per il mantenimento del figlio, non sono da questi compensabili con altri crediti da questi vantati. Inoltre, il titolare del mutuo con la banca, non può esimersi di corrispondere la rata mensile, benché il finanziamento sia stato contratto in costanza di matrimonio, in regime di comunione. È quanto si evince da una recente sentenza della Cassazione. Ma procediamo con ordine.

Nel caso di coniugi in comunione legale dei beni il Codice Civile [1] esclude dalla comunione legale i beni acquisiti dopo il matrimonio per effetto di successione o donazione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla comunione. In mancanza di un’espressa volontà contraria dei donanti, dunque, il fabbricato allo stato rustico donato dai suoceri entra nella proprietà esclusiva del figlio donatario.

Nel caso in cui le somme occorrenti per il completamento dell’immobile siano state affrontate da entrambi i coniugi mediante comune sottoscrizione di un atto di mutuo con un istituto di credito, occorre distinguere tra i rapporti interni ai sottoscrittori del finanziamento e quelli esterni con la banca.

Per quanto concerne la banca, è chiaro che quest’ultima non sarà vincolata dalla situazione matrimoniale dei beneficiari del prestito, potendo pretendere secondo le regole ordinarie il pagamento solidale da parte di entrambi i coniugi e, nel caso di inosservanza dell’obbligo di restituzione, anche nei confronti di chi ha prestato la garanzia. Nel caso di morosità, la banca potrà dunque scegliere o di aggredire il bene immobile se vi è stata concessione di ipoteca, come avviene di norma; o di agire nei confronti di ciascuno degli obbligati in solido, chiedendogli il pagamento del dovuto, salve le azioni interne per regolamentare l’azione cosiddetta di regresso tra i condebitori; o agire nei confronti di entrambi i coobbligati; o, infine, nei confronti degli eventuali fideiussori.

La Corte di Cassazione ha più volte stabilito che l’immobile realizzato su suolo di proprietà esclusiva di uno dei coniugi è di proprietà di quest’ultimo, salvo il diritto di credito dell’altro coniuge che ha contribuito alla costruzione – o al completamento dell’immobile donato allo stato rustico – per la metà del valore dei materiali e della manodopera impiegati [2].

Ci si chiede a questo punto: le somme a credito del coniuge non proprietario dell’immobile possono essere compensate con quelle che egli è tenuto a pagare a titolo di alimenti per i figli?

A tal proposito soccorre nuovamente il codice civile [3] la previsione del che stabilisce che i crediti alimentari non possono in nessun caso essere opposti in compensazione all’altra parte, a maggior ragione quando sono stati disposti soltanto in favore dei figli perché l’altro coniuge non vi ha diritto.

Tenuto conto di quanto detto, il coniuge non proprietario non potrà esimersi dalla sua responsabilità per il pagamento del mutuo che dovrà essere rimborsato tenendo fede al contratto stipulato con la banca. Egli non potrà neppure pretendere di compensare il suo credito per le spese sostenute per la ristrutturazione o l’arredamento della casa, con le somme di cui fosse debitore a titolo di alimenti a favore dei figli. Occorre in questo caso che il coniuge non proprietario si munisca di tutta la documentazione necessaria o comunque si procuri le prove utili a dimostrare le spese fatte per il completamento o la ristrutturazione dell’immobile di proprietà esclusiva dell’altro.

Avuta contezza di quanto speso, costui dovrà diffidare l’altro a rimborsare la metà di quanto è stato speso per l’immobile durante la convivenza matrimoniale anticipando, in caso contrario, l’intenzione di rivolgersi al giudice per ottenere una sentenza che accerti l’ammontare del suo credito e condanni l’altro a corrispondergliela.

Qualora la diffida rimanga senza esito, non gli rimarrà che agire per aver riconosciuto dal Giudice il suo diritto di credito nei confronti del coniuge; esso riguarda, come si è visto, la metà di quanto è stato speso per materiali e mano d’opera necessari per la ristrutturazione o il completamento.

I beni mobili acquistati insieme, per esempio l’arredamento, rientrano invece nella comunione legale e vanno divisi a metà; ma anche qui occorre prima vedere se sono stati assegnati ad uno dei due nella sentenza di separazione o nei provvedimenti temporanei emanati dal Presidente del Tribunale: il coniuge non possessore ne sarà comproprietario, ma dovrà lasciarli nella casa coniugale che il Tribunale assegna, “con i mobili che la arredano”, di regola, a colui cui vengono affidati i figli.

note

[1] Art. 179 cod. civ.

[2] Cass. n. 2354/2005

[3] Art. 447 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI