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Separazione, divorzio e figli tra coniugi di stati diversi

17 Agosto 2015


Separazione, divorzio e figli tra coniugi di stati diversi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Agosto 2015



Cosa avviene nel caso di matrimonio e successiva separazione o divorzio tra soggetti appartenenti a stati membri europei differenti e quali sono le norme che regolano l’affidamento dei figli minori.

Separazioni e divorzi costituiscono, ormai, una delle fette più ampie del contenzioso in tribunale. Con la sostanziale politica di apertura coi Paesi extracomunitari e l’unione europea, poi, è aumentato il numero di matrimoni contratti tra soggetti di diverse nazionalità. Il che ha subito posto problemi di difficile soluzione, almeno dal punto di vista processuale, in caso di separazione.

La nostra legge prevede il diritto di mantenimento in capo al coniuge più debole economicamente, a meno che questi non venga ritenuto, dal giudice della separazione, responsabile della rottura del matrimonio per un comportamento giudicato colpevole e in violazione delle norme sulla famiglia (infedeltà, abbandono del tetto coniugale, ecc.). È il cosiddetto addebito.

Ma come si regolano gli altri Stati europei? E soprattutto – questione di non poco conto – quali norme bisogna applicare alle separazioni e divorzi tra coniugi che siano cittadini di Stati membri diversi? Infine, come si regolano gli altri Paesi in materia di affidamento dei figli minori?

Ciascun Paese dell’U.E. ha, ovviamente, la propria disciplina applicabile ai cittadini residenti, poiché non esiste una normativa unica a livello comunitario. È stato solo avviato un procedimento di cooperazione rafforzata voluto da 14 Paesi che ha portato all’emanazione, nel 2010, di un importante regolamento europeo [1]. Tali Stati sono Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna, Ungheria.

Secondo il regolamento, i coniugi possono decidere, di comune accordo, che sia applicata alla loro separazione personale o al divorzio la legge dello Stato:

– nel quale risiedono;

– dove risiede uno dei coniugi se l’altro ha cambiato residenza;

– in cui ha la cittadinanza uno dei coniugi; presso il cui tribunale l’istanza è stata presentata.

Se i coniugi non raggiungono alcun accordo, il divorzio o la separazione sono disciplinati dalla legge dello Stato in cui essi riedono al momento della presentazione della domanda.

In caso di conversione della separazione personale in divorzio, si applica, a quest’ultimo, la stessa legge che è stata applicata per la separazione.

Ovviamente, il tribunale compente a decidere, risolverà la controversia in base alle norme del proprio orientamento, trascurando quelle invece dello stato dell’altro coniuge. Ciò vale anche in materia di affidamento dei figli.

Per esempio, nel caso in cui un italiano si sposi con una donna lettone, e tra i due intervenga la separazione, la regola vorrà che l’affidamento del minore sia di tipo “condiviso” e la donna non potrà tornare – salvo comprovate e gravi ragioni, dietro autorizzazione del giudice – nel proprio Paese, impedendo all’uomo di vedere la propria prole.

Negli ultimi decenni, si è andato affermando, un po’ in tutti i Paesi europei, il principio secondo cui, per il sano ed equilibrato sviluppo del minore, entrambi i genitori debbano essere considerati affidatari. L’affidamento a un solo genitore tende, pertanto, a rimanere una ipotesi residuale da applicare solo quando il giudice lo ritenga più proficuo nell’interesse del minore. L’Italia ha aderito a questa impostazione solo di recente (nel 2006) quando altri Stati invece (v. Inghilterra e Galles, nel 1991) ne erano dotati già da 15 anni prima.

Come in Italia, anche in Germania esiste una legge sull’affidamento condiviso (entrata in vigore nel 1998) considerata la regola generale. Stesso discorso in Olanda, dove la normativa è del 1998.

Pure in Francia, in caso di separazione o divorzio, la potestà sui figli minori resta assegnata a entrambi i genitori. Nei casi residuali in cui il giudice affidi l’esercizio della potestà a uno solo dei genitori, l’altro (ad eccezione dei casi molto gravi) ha il diritto di visitare il figlio, sorvegliarne l’educazione e di essere informato sulle scelte importanti che lo riguardano.

In Inghilterra e Galles, il cosiddetto Children Act (la legge sui bambini) è entrata in vigore nel 1991. Anche in tale caso si stabilisce che i genitori, anche dopo la separazione, continuano a esercitare congiuntamente la potestà sui minori, senza alcuna necessità che vi sia una pronuncia da parte di un giudice. Questa può solo essere richiesta in casi molto gravi in cui paia giustificato l’affidamento a uno solo dei genitori. Inoltre la normativa inglese sostituisce il nostro diritto di visita con quello meno penetrante di residenza e di relazione.

note

Autore immagine: 123rf com


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