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Fondo patrimoniale e divorzio: un vincolo a tempo indeterminato?

16 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 agosto 2015



La progressiva perdita di importanza dell’istituto del Fondo patrimoniale aggravata dalla possibilità di pignoramento entro l’anno dalla sua costituzione, discende anche da alcune caratteristiche che consigliano estrema prudenza prima di costituirlo.

È stata già introdotta dal Governo la norma che prevede la pignorabilità del bene facente parte del Fondo patrimoniale entro un anno dalla sua costituzione [1]. Ciò significa che il creditore non avrà bisogno di instaurare una causa per dimostrare che la costituzione del Fondo era stata adottata quale misura per proteggere un bene – normalmente la casa coniugale – da eventuali procedure esecutive. Chi ha un credito potrà agire sul bene direttamente senza dover prima passare da un Tribunale se l’azione viene iniziata entro l’anno dalla stipula presso il notaio del relativo atto pubblico.

La nostra legislazione tende oramai a togliere significato ad un istituto che era stato introdotto nell’ordinamento insieme alla riforma del diritto di famiglia intervenuta nel 1975 [2] e che aveva previsto, tra l’altro, il regime legale della comunione dei beni se i coniugi non avevano optato al momento del matrimonio, o successivamente, per quello della separazione dei beni.

Vi erano già, però, alcune controindicazioni all’utilizzo di questo istituto che, spesso, non vengono sufficientemente valutate prima di istituire il Fondo patrimoniale e che, successivamente, possono portare i coniugi a pentirsi di aver stipulato questo tipo di atto, apparentemente di grande utilità per proteggere alcuni beni nel caso in cui gli affari di uno degli interessati avessero cominciato ad andar male.

Una delle conseguenze più gravose – a parte il pesante vincolo che costringe ad andare dal Giudice per modificarlo qualora se ne ravvisi la necessità – previste dal Codice Civile riguarda il caso dell’esistenza di figli minori.

Il Codice [3] che regola l’ipotesi della sua cessazione, stabilisce che il Fondo patrimoniale si estingue in seguito all’annullamento del matrimonio, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. E se questa potrebbe sembrare una conseguenza logica del venir meno dello scopo dell’istituto, che è quello di destinare dei beni ai bisogni della famiglia, molti non fanno in genere caso ad un altro effetto, anch’esso previsto dal medesimo articolo nel secondo comma: se vi sono figli minori, il vincolo dura fino a che essi non hanno raggiunto la maggiore età.

Non è raro il caso di coniugi divorziati che, sebbene abbiano sciolto definitivamente il loro matrimonio con il divorzio, si trovano legati al vincolo costituito quando le cose andavano bene, per molti anni ancora dopo aver cessato qualunque rapporto. Se vi sono più figli, occorre che tutti abbiano raggiunto la maggiore età. E questo potrebbe ancora non bastare!

Intanto occorre dire che per modificare la struttura del Fondo patrimoniale occorrerà rivolgersi al Tribunale dei Minorenni e questo implica già un procedimento complesso e costoso, nel quale è necessario rivolgersi ad un avvocato. Secondo molti studiosi ed anche per alcuni Tribunali, inoltre, il Fondo perdura anche oltre la maggiore età dei figli, se essi non hanno raggiunto l’autosufficienza economica. La stessa disciplina applicata in materia di alimenti: i genitori, infatti, possono essere obbligati a corrisponderli anche dopo i diciotto anni, se i figli non hanno raggiunto l’indipendenza economica.

Si tratta di situazioni nelle quali, in definitiva, i coniugi si troveranno per molti anni a non poter disporre del bene, sebbene il matrimonio sia cessato da tempo.

E se questo è già un effetto della legislazione esistente, non è da escludere che ulteriori interventi possano ulteriormente peggiorarla.

Attenzione, dunque: il rimedio potrebbe essere peggiore del male!


note

[1] L. 17/05/1975 n.151

[2] Decreto legge n. 83/2015 del 27.06.2015

[3] Art. 171 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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