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Se compri un bene da chi non è proprietario: possesso vale titolo

17 agosto 2015


Se compri un bene da chi non è proprietario: possesso vale titolo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 agosto 2015



Quali responsabilità per chi acquista, in buona fede, un bene da un venditore che, invece, sta spacciando merce rubata: l’istituto del “possesso vale titolo” per acquistare la proprietà dei beni mobili.

Che succede se entrando in un negozio, per esempio una gioielleria, acquisti – in buona fede, s’intende – della merce, per esempio una collana, che poi si scopre essere frutto di un furto? Sei costretto a restituire tale bene? Cosa potrebbe fare il legittimo proprietario nei tuoi riguardi qualora dovesse incontrarti per strada con il suo bene? Potrebbe la tua “buona fede” garantirti anche in assenza di un contratto scritto con il rivenditore?

Per rispondere a queste domande, facciamoci la domanda inversa. Cosa succederebbe se, all’improvviso, dovesse essere approvata una legge che rende responsabili i consumatori per l’acquisto, anche in buona fede, di prodotti appartenenti ad altri e facenti parte di refurtiva? Probabilmente, il mercato subirebbe un forte freno, la gente comincerebbe a porsi tante domande, a chiedersi se il venditore sia l’effettivo proprietario del bene venduto, a ragionare sul perché di certi “saldi stracciati”, a chiedersi se il prodotto possa essere stato rubato o usato in precedenza da altre persone. Insomma, in molti rinuncerebbero all’acquisto e l’economia nazionale ne risentirebbe in modo fortemente penalizzante.

Ecco perché, se è vero che in teoria, la merce rubata va restituita, in pratica le cose non stanno così. La legge [1], infatti, fissa una regola che i tecnici del diritto identificano con questa sintesi: “possesso vale titolo”. In base a tale norma:

– colui al quale sono alienati beni mobili da parte di chi non ne è proprietario ne acquista la legittima proprietà solo con il possesso: in pratica, per il solo fatto di “tenere tra le mani” o comunque di custodire a casa (o in altro luogo di propria disponibilità) il bene fa presumere che il possessore sia anche il legittimo titolare;

 

– ciò a condizione che l’acquisto del bene sia avvenuto in buona fede da parte dell’acquirente (il quale, altrimenti, risponderebbe di un vero e proprio illecito penale come la ricettazione);

– e purché sussista un titolo idoneo al trasferimento della proprietà: questo, di norma, è il contratto di vendita (ma anche una donazione). Ovviamente, il contratto non deve essere necessariamente scritto, ma potrebbe anche essere orale. Infatti, se andiamo in una gioielleria, non firmiamo quasi mai un documento con una scrittura privata. I contratti avvengono tutti per forma verbale, che l’ordinamento consente (si pensi anche all’acquisto del giornale, a un pranzo a ristorante, ecc.). Al massimo ci viene rilasciato uno scontrino o una prova d’acquisto: documenti che sarà sempre bene conservare non solo ai fini della garanzia.

Ciò significa, riprendendo l’esempio della gioielleria, che se abbiamo acquistato la collana in buona fede ne siamo diventati immediatamente e sicuramente proprietari, anche se a nostra insaputa questa non fosse appartenuta al venditore.

Avendo preso in consegna il bene, infatti, ne abbiamo assunto il possesso. Possesso peraltro – altra circostanza importantissima – che, fino a prova contraria, si presume sempre in buona fede e che è stato acquistato con un titolo idoneo (il contratto orale di vendita).

Cosa può fare il legittimo proprietario del bene? Certo non potrà prendersela con noi, ma potrà solo agire contro il venditore in mala fede.

Attenzione: la regola del possesso vale titolo si applica solo ai beni mobili. Questo perché, per gli immobili, l’acquirente può sempre controllare, in anticipo, se il venditore è l’effettivo proprietario: può farlo facendo una visura nei registri pubblici immobiliari, dai quali risulta chi sia l’effettivo intestatario del bene. Lo stesso dicasi per i beni mobili registrati (auto, moto, navi, ecc.).

Che succede se, invece, ti impossessi di una cosa altrui che è stata smarrita?

In questi casi opera invece un altro istituto che è quello della cosiddetta invenzione.

L’invenzione è l’appropriazione di una cosa smarrita. Il codice civile [2] stabilisce che:

– chi trova una cosa mobile deve restituirla al proprietario (a differenza del caso precedente del possesso vale titolo, qui c’è la consapevolezza di impossessarsi di un bene non proprio);

– se non si conosce il proprietario, la cosa deve essere consegnata al sindaco del luogo in cui è stata trovata (o all’ufficio per gli oggetti smarriti). Il sindaco provvederà a rendere noto il ritrovamento mediante pubblicazione della notizia nell’albo pretorio del Comune;

– il ritrovatore diventerà proprietario a titolo originario della cosa che ha rinvenuto se chi l’ha smarrita non si presenta a ritirarla entro un anno dalla pubblicazione del ritrovamento.

note

[1] Art. 1153 cod. civ.

[2] Artt. 927-930 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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