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Lo sai che? Eredità: possibile diseredare qualcuno?

Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2015

Successione legittima, testamentaria e necessaria: diseredare coniuge,  figli, ascendenti (genitori, nonni), fratelli e parenti; limiti, condizioni, indegnità.

Ti diseredo!”: chissà quante volte abbiamo detto o sentito gridare, nell’ira, questa frase; ma è davvero possibile diseredare qualcuno per la nostra legge? E, in caso positivo, quando ciò è davvero possibile? Cerchiamo di comprenderlo rapidamente in questa sintesi.

Per un imprescindibile dovere di solidarietà familiare, nessuno può escludere dall’eredità o trattare in modo disuguale i propri congiunti. Ecco perché l’esclamazione “ti diseredo!” è più suggestiva che altro, non avendo un vero e proprio fondamento giuridico. Difatti la legge prevede che una quota del patrimonio di ognuno di noi debba necessariamente essere riservata ai rispettivi parenti più prossimi (detti legittimari) ossia: coniuge, figli e ascendenti (genitori, nonni e bisnonni se ancora in vita).

È quella che viene detta successione legittima e che si distingue dalla successione testamentaria (che scatta in presenza di testamento) e dalla successione legittima (quando invece il de cuius muore senza aver fatto testamento o il testamento è invalido).

Dunque, i legittimari sono quelli che non possono essere mai diseredati (salvo alcune eccezioni che a breve vedremo) e che, pertanto, hanno sempre diritto di beneficiario della quota a essi riservata dalla legge.

Il testatore può disporre, in definitiva, solo della parte del suo patrimonio che eccede tale quota.

La ripartizione della quota di eredità tra i legittimari può essere sintetizzata nel seguente modo.

Al coniuge superstite (anche se separato, ma purché non ancora divorziato) è riservata la metà del patrimonio del defunto. Se insieme al coniuge c’è anche un figlio, al coniuge residua solo 1/3 del patrimonio del defunto; se invece ci sono più figli, al coniuge spetta solo 1/4 del patrimonio.

Se la separazione invece si è chiusa con la cosiddetta imputazione di addebito nei confronti del coniuge (ossia a questi il giudice abbia attribuito la responsabilità della crisi del matrimonio), il coniuge con l’addebito non ha diritto alla riserva.

Al figlio unico (o ai suoi discendenti) è riservata la metà del patrimonio. Se i figli sono più di uno hanno diritto ai 2/3 da dividere in parti uguali.

Agli ascendenti (genitori, nonni, bisnonni) è riservato (ma solo se non ci sono figli del de cuius) 1/3 del patrimonio oppure 1/4 se vi è anche il coniuge superstite.

Se uno di tali soggetti è stato diseredato, può ricorrere al tribunale per ottenere quanto a lui spettante per legge.

Chi può essere diseredato

Gli unici eredi legittimi che possono essere diseredati legittimamente sono i fratelli, tutti i loro discendenti (nipoti del testatore) e gli altri parenti che non ricadono nelle suddette categorie. Basterà semplicemente scrivere nel testamento che tali soggetti vengono esclusi dalla successione (in tal modo costoro non riceveranno alcunché e l’eredità andrà agli altri eredi). Basterà scrivere nel testamento: “Escludo dalla mia successione mio fratello Tizio” oppure “Diseredo mia sorella Caia”. Al contrario, frasi come queste non possono essere rivolte nei confronti di coniuge, figli, ascendenti (genitori, nonni).

Quando si può diseredare per indegnità

Come anticipato prima, vi sono alcuni casi – che potremmo definire “eccezionali” – nei quali, per la loro gravità, è sempre consentito diseredare qualcuno dei soggetti “protetti” (coniuge, figli, ascendenti). Ma qui non è sufficiente la semplice affermazione contenuta nel testamento (come visto per i fratelli e gli altri parenti): è necessaria una sentenza del giudice che accerti una delle seguenti cause di indegnità:

– se l’erede ha ucciso o tentato di uccidere la persona della cui eredità si tratta (si pensi la moglie che tenti di avvelenare il marito al solo scopo di diventare erede);

– se l’erede ha favorito il suicidio della persona se questa era minorenne oppure inferma di mente o incapace per abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti;

– se l’erede ha indotto la persona, con dolo o violenza, a fare un testamento in suo favore, oppure ha alterato il testamento già esistente o addirittura ne ha compilato di suo pugno uno falso.

L’indegno, tuttavia può essere riabilitato (cioè perdonato) dalla persona della cui eredità si tratta, ma ciò deve avvenire davanti al notaio o nello stesso testamento.

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Autore immagine: 123rf com


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