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Casa assegnata alla moglie: si può vendere, ma…

18 agosto 2015


Casa assegnata alla moglie: si può vendere, ma…

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 agosto 2015



Cassazione: il giudice può revocare l’assegnazione alla donna della casa coniugale quando i figli siano divenuti autosufficienti economicamente, ma non può accordare all’acquirente il diritto a una indennità di occupazione dell’immobile.

Che succede se, dopo la separazione, il giudice assegna la casa coniugale alla donna, perché collocataria dei figli minori, sebbene l’immobile sia di proprietà dell’ex marito? L’uomo dovrà fare le valigie e andare via, ma non perde certo il diritto di proprietà sul proprio bene. Questo significa che ben potrebbe venderlo a un terzo, sebbene quest’ultimo, almeno per il momento, non può ancora entrare nella casa acquistata, almeno finché perdura il provvedimento di assegnazione emesso dal giudice. È necessario, insomma, che il tribunale riveda la decisione e revochi l’assegnazione della casa.

La revoca dell’assegnazione della casa coniugale, che può essere chiesta anche dallo stesso terzo acquirente, può avvenire quando:

– i figli siano andati a vivere altrove (anche se la madre è rimasta nell’immobile), in quanto è venuto meno lo scopo della stessa assegnazione che è quello di consentire ai minori di continuare a vivere nello stesso habitat domestico;

– la madre sia andata a vivere altrove (in tal caso ai figli non spetta il diritto a rimanere nell’immobile);

– i figli, benché continuino a vivere nella casa coniugale, abbiano tuttavia raggiunto l’indipendenza economica tale da consentirgli di vivere altrove.

Il terzo acquirente dell’immobile potrebbe, dunque, ricorrere al giudice per far accertare che si è verificata una delle predette condizioni e chiedere la revoca dall’assegnazione.

Con una recente sentenza [1], poi, la Cassazione ha chiarito che il nuovo proprietario non ha diritto a chiedere, alla donna e ai figli che hanno abitato l’appartamento, un’indennità di occupazione calcolata dal momento della vendita. Infatti l’occupazione del bene, nel periodo dell’assegnazione giudiziale del tetto, è ancora giustificata dalla pronuncia di separazione o divorzio del tribunale e, quindi, è “a titolo gratuito”.

Al contrario, se dopo la sentenza che accerti il venir meno delle condizioni per l’assegnazione della casa coniugale, la donna e i ragazzi non liberano l’immobile, al nuovo proprietario è dovuta la corresponsione dell’indennità di occupazione.

 

note

[1] Cass. sent. n. 15367/2015.

Autore immagine: 123rf com

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4 Commenti

  1. Dopo la separazione l’appartamento di mia proprietà è stato assegnato a mia moglie ( ho un minore ) al compimento della maggiore età di mia figlia, posso chiedere di tornare in possesso della mia casa consentendo a mia figlia ormai maggiorenne di continuare a risiedere in quella casa al compimento dei 18 anni di mia figlia e di conseguenza dell’allontanamento della mia ex ? Grazie

  2. salve, mi riferisco sempre al solito problema dell’immobile, la mia situazione è che siamo proprietari con mia ex moglie del50% ciascuno, mi posso staccare il mio 50% con una divisione facendomi un’altro ingresso .

  3. Sono divorziata con due figli minori. Ho lasciato la casa coniugale che mi era stata assegnata per vivere altrove. In sede di divorzio si era stabilito che l assegno per i figli sarebbe aumentato con la vendita dell immobile. Ora il mio ex mi chiede di ritirare lui la mia parte dell abitazione per andarci a vivere.
    Vorrei sapere se in questo caso avrei comunque diritto all aumento dell assegno o solo con vendita a terzi?
    Grazie

  4. La casa assegniate ame con 2 figli minori, ex marito ( proprietario unico dell’appartamento) dice che deve soldi in banca e che la banca se la prenderà la casa e ci butta fuori. ( non ho reddito e non mi versa mantenimento solo piccolo mantenimento per bisogni di figli) è possibile? Grazie

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