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Lo sai che? L’avvocato a spese dello Stato per il pensionato

Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2015

Sono pensionato con moglie a mio carico al 100% con un reddito lordo familiare di 22.282,00: ho diritto ad un avvocato a spese dello stato?

La legge [1] stabilisce che:

Può essere ammesso al patrocinio chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 11.528,41 (importo aggiornato al 14 agosto 2015).

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.

Ai fini della determinazione dei limiti di reddito, si tiene conto anche dei redditi che per legge sono esenti dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ovvero ad imposta sostitutiva.

Ciò significa che per verificare se il lettore può essere ammesso al patrocinio gratuito a spese dello Stato, occorre sommare al suo personale reddito imponibile ai fini Irpef, quello dei familiari che convivono con lui.

Il reddito imponibile che occorre valutare (quello dell’interessato e dei suoi familiari conviventi che deve essere sommato al primo) è quello risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi; all’ammontare del reddito imponibile, poi, si devono sommare (a titolo esemplificativo e secondo quanto l’Agenzia delle Entrate ha indicato con Risoluzione del 15.01.2008 n. 15/E):

1)        eventuali redditi percepiti, ma esenti ai fini Irpef (ad esempio eventuale assegno sociale, o indennità e assegni erogati ai ciechi civili, ai sordomuti e agli invalidi civili);

2)        eventuali redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta (ad esempio gli interessi sui conti correnti bancari o postali);

3)        eventuali redditi soggetti ad imposta sostitutiva (ad es. interessi sui BOT o su altri titoli del debito pubblico);

4)        eventuale rendita per inabilità permanente;

5)        eventuale reddito derivante da assegno di mantenimento (separazione e divorzio), sia del coniuge, che dei figli;

6)        eventuali redditi da lavoro occasionale, anche non valutabili ai fini IRPEF;

7)        eventuali redditi di provenienza illecita;

8)        eventuali proventi di reato;

9)        eventuali redditi derivanti da locazioni abitative e commerciali;

10)      eventuali pensioni di anzianità ;

11)      eventuali pensioni sociali;

12)      eventuali pensioni di guerra;

13)      eventuale rendita da proprietà immobiliari;

14)      eventuale reddito da lavoro sommerso (lavoro a nero).

Una volta calcolato in questa maniera il reddito imponibile dell’interessato e quello (eventuale) dei suoi familiari, da essi potranno essere dedotti i soli oneri deducibili (ad esempio eventuali contributi previdenziali ed assistenziali versati) sempre indicati nell’ultima dichiarazione dei redditi.

Riassumendo: calcolato il reddito imponibile del lettore (nella maniera sopra indicata) e detratto da esso eventuali oneri deducibili, al risultato ottenuto andranno sommati eventuali redditi imponibili (calcolati allo stesso modo e deducendo da essi eventuali oneri deducibili) dei familiari che convivono con l’interessato.

Se il risultato complessivo così ottenuto (Suo reddito personale più reddito dei Suoi familiari conviventi) sarà inferiore ad Euro 11.528,51 l’interessato avrà diritto a richiedere ed ottenere l’assistenza di un legale a spese dello Stato.

Infine, e solamente per le cause penali, il limite di reddito di Euro 11.369,24 annui viene aumentato di Euro 1.032,91 per ogni familiare convivente.

note

[1] Art. 76 del d.p.r. n. 115 del 2002.

Autore immagine 123rf com


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