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Convocazione assemblea: a entrambi i coniugi per la casa in comunione

19 agosto 2015


Convocazione assemblea: a entrambi i coniugi per la casa in comunione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 agosto 2015



Condominio: in regime di comunione dei beni dei coniugi, l’amministratore deve spedire l’avviso di convocazione per l’assemblea a entrambi i coniugi titolari dell’appartamento, altrimenti l’assemblea può essere annullata.

Se l’appartamento, all’interno del condominio, appartiene a entrambi i coniugi, perché sposati in regime di “comunione dei beni”, è meglio che l’amministratore spedisca l’avviso di convocazione dell’assemblea a entrambi i soggetti e non solo a uno dei due. Questo perché la Cassazione ha più volte ribadito che, nei confronti del condominio, ha rilievo il proprietario dell’appartamento, che in questo caso sono due e non uno soltanto. Benché capiti spesso che, all’interno della coppia, solo uno dei due coniugi si comporti, nei rapporti coi terzi, come proprietario dell’immobile, prendendosi cura della gestione dello stesso, del pagamento degli oneri condominiali, dei rapporti con l’amministratore, e sia di fatto l’unico a partecipare alle riunione di assemblea, tale aspetto è del tutto irrilevante: l’amministratore dovrà convocare tutti i proprietari.

Se la comproprietà fosse di due o più soggetti non sposati (si pensi a tre fratelli che ereditano la casa dai genitori) nessuno metterebbe in discussione che l’avviso di convocazione dell’assemblea debba essere spedito a ognuno di essi e non ad uno soltanto. Tuttavia, quando la comproprietà riguarda i coniugi conviventi questo principio subisce, nei fatti, un’attenuazione. Gli amministratori, infatti, sono soliti inviare un solo invito di convocazione dell’assemblea e non già uno per ogni proprietario.

La legge sancisce che, se l’immobile viene acquistato, durante il matrimonio, da coniugi in regime di comunione legale dei beni, lo stesso sarà di proprietà comune. Da ciò è possibile desumere che tanto il marito quanto la moglie dovranno essere convocati alle assemblee condominiali, in forza del codice civile [1]: la norma infatti precisa che “l’assemblea non può deliberare se non che tutti gli aventi diritto sono stati regolarmente convocati”.

In caso di mancata spedizione o consegna del doppio avviso di convocazione, l’assemblea potrebbe essere dichiarata nulla.

Prima della riforma del condominio, quando ancora nessuna norma stabiliva come dovesse avvenire la convocazione dell’assemblea, e i giudici ammettevano la possibilità della comunicazione verbale, si poteva al limite sostenere che, con l’avviso inviato ad uno solo dei due coniugi, quest’ultimo avrebbe – in virtù dei rapporti familiari, di convivenza e di solidarietà – informato anche l’altro; sicché, poteva anche ammettersi la possibilità di una singola convocazione.

Oggi però le cose stanno diversamente. Il codice civile è stato riformato e stabilisce espressamente le modalità con cui deve avvenire la convocazione dell’assemblea: con raccomandata, posta elettronica certificata (cosiddetta PEC), fax o consegna a mano.

Ecco perché, posta la specifica e “chiusa” elencazione operata dalla legge, è meglio inviare una convocazione per ciascuno dei due coniugi in regime di comunione, da recapitare a lui personalmente e separatamente rispetto a quella inviata all’altro coniuge.

Quali immobili rientrano nella comunione

La proprietà dell’appartamento (se a uno o a entrambi i coniugi) dovrà risultare all’amministratore dall’anagrafe condominiale. Tuttavia, qualora dovessero esservi dubbi, ricordiamo che se è vero che tutti i beni acquistati dai coniugi durante il matrimonio rientrano automaticamente nella comunione legale dei beni (salvo che la coppia abbia invece espressamente optato per il regime di separazione), tale regola incontra alcune eccezioni. Infatti non rientrano nella comunione i seguenti beni:

a) i beni di cui il coniuge era proprietario prima del matrimonio;

b) quelli acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione;

c) quelli di uso strettamente personale;

d) quelli che servono all’esercizio della professione;

f) quelli acquistati con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopra elencati, purché ciò sia espressamente dichiarato nell’atto di acquisto.

note

[1] Art. 1136 cod. civ. 6° co. come modificato dalla legge 220/2012.

[2] Art. 66 disp. att. cod. civ.

Autore immagine: 123rf com

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