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Lo sai che? Tettoia: permesso a costruire e distanza minima

Lo sai che? Pubblicato il 20 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 agosto 2015

Tre metri di distanza dalla finestra del vicino e concessione edilizia: in caso di mancato rispetto scatta l’abuso edilizio e la demolizione dell’opera.

Se ancorata al muro in modo stabile, la tettoia di copertura necessita del permesso a costruire: infatti, tale manufatto non costituisce una pertinenza, né un intervento di manutenzione straordinaria ma è da considerare come una nuova costruzione che necessita del rilascio del titolo edilizio. In difetto scatta il reato di abuso edilizio [1].

È quanto chiarito dalla Corte d’Appello di Napoli in una recente sentenza [2].

La questione è stata più volte chiarita, con orientamento unanime dalla giurisprudenza. Così il Tar Lazio [3], nel 2012, ha chiarito che la tettoia, pur avendo carattere pertinenziale rispetto all’immobile, incide sull’assetto edilizio preesistente e pertanto è soggetta a concessione edilizia.

Più di recente si segnala una sentenza della Cassazione [4] secondo cui è necessario il previo rilascio del permesso a costruire da parte del Comune prima della costruzione di una tettoria ancorata al muro: irrilevanti, sono, a riguardo, le novità legislative approvate di recente dal cosiddetto “Piano Casa” che ha liberalizzato la materia degli interventi sulla casa.

Il problema dell’installazione della tettoia riguarda parecchie famiglie. Non solo, però, i proprietari dell’immobile, ma anche i vicini di casa e, in particolare, quelli del piano superiore, che potrebbero così vedersi privati della veduta e dell’aria proveniente da sotto. Dunque, oltre al rispetto della normativa urbanistica bisogna anche considerare le distanze minime in senso verticale, rispetto al proprietario del piano sovrastante. In proposito, secondo la Cassazione [5], la tettoia non può essere costruita a meno di tre metri dalla finestra del vicino; in difetto può scattare l’ordine di demolizione.

Il codice civile, del resto, è chiaro [6]: è fatto divieto di costruire a distanza inferiore di tre metri dalle vedute dirette aperte sulla costruzione del fondo finitimo: la violazione si realizza in forza del mero fatto che la costruzione è a distanza inferiore a quella stabilita, a prescindere da ogni valutazione in concreto se essa sia o meno idonea ad impedire o ad ostacolare l’esercizio della veduta [7]. La norma infatti garantisce al titolare della veduta un diritto al rispetto della distanza legale da parte della costruzione del vicino, a prescindere da ulteriori condizioni del caso concreto che, quindi, non incidono. Infatti, secondo la Suprema Corte [8], il panorama rappresenta un vantaggio, una qualità positiva per un immobile che ne accresce il pregio e il valore rispetto a immobili analoghi.

Pertanto la tettoia, anche se abbia ricevuto il permesso a costruire, va rimossa se ostruisce la veduta sulla strada al condomino del piano di sopra; essa deve sempre rispettare (non solo in orizzontale, ma) anche in verticale la distanza minima fra costruzioni; la tettoia che toglie aria a finestre e vani (perché posta a una distanza esigua dal balcone sovrastante) è da ritenersi quindi “intollerabile”.

note

[1] Art. 44 T.U. edilizio (D.p.r. n. 380/2001).

[2] C. App. Napoli, sent. del 10.02.2015.

[3] Tar Lazio sent. n. 769/2012.

[4] Cass. sent. n. 27575/2015.

[5] Cass. sent. n. 7269/2014.

[6] Art. 907 cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 11199/2000; Cass. sent. n. 12299/1997.

[8] Cass. sent. n. 3679/1999.

Autore immagine: 123rf com


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