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Ristoranti: mostrare il menu al cliente è obbligatorio

20 agosto 2015 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 agosto 2015



I ristoranti, attraverso il menu, devono informare i clienti sui prezzi applicati e limitarsi ad elencare le portate a voce non è sufficiente.

 

A tutti noi è capitato almeno una volta di mangiare in un ristorante in cui non viene mostrato un menu scritto, ma nel quale il cameriere elenca frettolosamente a voce i piatti proposti. Questo tipo di pratica presenta un doppio problema per il cliente:

– non consente di conoscere i prezzi delle portate;

– non permette di scegliere con la dovuta calma e di avere un quadro chiaro della proposta. In genere, chi ascolta un menu elencato a voce memorizza il primo piatto e l’ultimo e deve dare una risposta immediata al cameriere su quello che desidera ordinare.

Poter leggere il menu non solo è indice di trasparenza e correttezza, ma è anche un obbligo di legge per tutte le attività che somministrano cibi e bevande [1]. Il consumatore, pertanto, ha il diritto di conoscere i prezzi poiché la scelta di un eventuale acquisto passa anche per questo fattore.

Avere un listino dei prodotti da consumare è inoltre indispensabile per assolvere all’obbligo di indicare l’utilizzo di cibi surgelati (in particolare per quel che concerne il pesce). A stabilirlo è la Corte di Cassazione [2]. Se il ristoratore utilizza materie prime di tal fatta in luogo di quelle fresche, il cliente ne deve essere informato. In caso contrario, l’esercizio commerciale incorre nel reato di frode in commercio per aver consegnato al cliente un prodotto diverso da quello pattuito o dichiarato [3].

Inoltre, dal dicembre 2014, in applicazione delle disposizioni comunitarie [4], in tutti gli esercizi che somministrano alimenti, i clienti devono essere informati dell’eventuale presenza nei cibi di uno dei 14 principali allergeni [5], le sostanze alimentari che possono essere causa di allergia. Il Ministero della Salute, in una specifica circolare [6], ha stabilito che gli allergeni possono essere indicati direttamente nel “menu, su appositi registri o cartelli o su altro sistema equivalente, anche tecnologico, da tenere sempre in vista, così da consentire al consumatore di accedervi facilmente e liberamente”. In alternativa, gli esercenti devono indicare per iscritto, in maniera chiara e ben visibile, che le informazioni sulla presenza di eventuali prodotti che provocano allergie o intolleranze sono disponibili rivolgendosi al personale di servizio.

note

[1] D.lgs. 84 del 25.02.2000, emanato in attuazione della direttiva 98/6/CE relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi offerti ai medesimi.

[2] Cass. sent. n. 24190 del 24.05.2005.

[3] Art. 515 cod. pen.

[4] Regolamento CE n. 1169/11.

[5] Ecco l’elenco dei 14 principali allergeni, secondo il Regolamento CE 1169/11:

– cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo, avena, farro, kamut);

– crostacei;

– uova;

– pesce;

– arachidi;

– soia;

– latte e lattosio;

– frutta a guscio (mandorle, nocciole, noci di vario tipo, pistacchi);

– sedano;

– senape;

– semi di sesamo;

– anidride solforosa e solfiti in determinate concentrazioni;

– lupini;​​

– molluschi.​​

​​[6] Ministero della Salute, circolare del 6.02.2015.

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