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Dare del leccapiedi e leccaculo è ingiuria

21 Agosto 2015
Dare del leccapiedi e leccaculo è ingiuria

Neanche sul posto di lavoro il superiore gerarchico può rivolgersi con toni sprezzanti nei confronti del dipendente: il richiamo non consente l’ingiuria; scatta il reato per l’offesa benché fondata da comportamenti poco professionali.

Dare del “leccaculo” o anche solo del “leccapiedi” a qualcuno non è certo un’onorificenza, specie se a dirlo è il capo gerarchico del dipendente con riferimento al comportamento da quest’ultimo tenuto nei confronti di un altro vertice dell’azienda. A dirlo è la Cassazione [1]: nonostante la piaggeria dimostrata dal lavoratore, il vocabolo è un’offesa che reca pregiudizio all’onore della persona. Scatta dunque il reato di ingiuria (se, invece, proferito davanti ad altre persone, l’incriminazione potrebbe diventare quella della diffamazione).

Non rileva che la frase sia stata pronunciata in un evidente stato di alterazione psicologica conseguente all’atteggiamento poco professionale tenuto dalla vittima.

Nell’ambito degli ambienti lavorativi, il potere gerarchico, o comunque di sovraordinazione, consente di richiamare, ma non di ingiuriare il lavoratore dipendente o di esorbitare dai limiti di correttezza e del rispetto della dignità umana con espressioni che contengano un’intrinseca valenza mortificatrice della persona e si dirigano più che all’azione censurata, alla figura morale del dipendente, traducendosi in un attacco personale sul piano individuale, che travalichi ogni ammissibile facoltà di critica [2].

Così, le parole “leccapiedi” e “leccaculo” esorbitano certo dalla censura nei confronti del comportamento del dipendente, investendo invece la persona, tanto da mortificarne la figura morale.


note

[1] Cass. sent. n. 35013/2015.

[2] Cass. sent. n. 6758.

Autore immagine: 123rf com


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