Pensione anticipata: uscita con penalità o prestito pensionistico?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 agosto 2015



Nuove ipotesi per il pensionamento anticipato: decurtazione percentuale, calcolo della pensione col contributivo e prestito previdenziale; resta in piedi anche la proposta dell’assegno per gli over 55.

Settembre è alle porte, e col rientro dalle ferie si dovrebbe finalmente arrivare ad un punto di svolta nella questione della riforma previdenziale, la quale, pare, sarà attuata con la Legge di Stabilità 2016.

Sono state formulate, nei mesi passati, diverse ipotesi di pensione anticipata, poiché è ormai palese l’inadeguatezza del Decreto Salva Italia, meglio noto come Riforma Fornero [1], che ha lasciato senza tutela un gran numero di lavoratori. Molti sono, infatti, i soggetti over 50 che si trovano senza stipendio né pensione: i vari decreti di salvaguardia non sono, purtroppo, stati sufficienti ad arginare l’emergenza causata dall’aspro innalzamento dell’età pensionabile, e la Settima Salvaguardia, prevista anch’essa per settembre, probabilmente non riuscirà, da sola, a cambiare la situazione. Altrettanto numerosi sono, per di più, i soggetti ormai anziani che vorrebbero lasciare il lavoro, per problemi fisici e familiari, ma devono comunque attendere la maturazione dei parametri imposti da Monti e dalla Fornero.

Ecco perché l’esigenza di un nuovo pensionamento anticipato si è fatta sempre più impellente e non può essere rinviata, nonostante le limitazioni imposte dall’Europa e, conseguentemente, dalla Ragioneria dello Stato.

Ma vediamo ora le diverse proposte formulate per consentire il collocamento a riposo in anticipo rispetto ai requisiti previsti dal Salva Italia.

Una prima ipotesi, fortemente caldeggiata dal Presidente dell’Inps, Tito Boeri, consisterebbe nel consentire un’uscita dal lavoro con parametri estremamente flessibili, ma col calcolo della pensione interamente contributivo: in pratica, una sorta di estensione a tutti dell’Opzione Contributiva, nota come Opzione Donna, che permette di pensionarsi a 57 anni e 3 mesi d’età (58 e 3 mesi per le lavoratrici autonome), se si possiedono almeno 35 anni di contribuzione. L’assegno è, però, calcolato interamente col metodo contributivo, e bisogna inoltre attendere, dalla maturazione dei requisiti, una “finestra” di 12 mesi (18 mesi per le autonome).

Un’altra proposta, recentemente formulata, è quella del “prestito pensionistico”: esso consentirebbe l’uscita dal lavoro con alcuni anni di anticipo (alcune relazioni parlano di un massimo di 3 anni, altre di 5), grazie a un “prestito previdenziale” pari alle annualità di contribuzione mancanti per la quiescenza, che andrebbe, poi, restituito a rate, sui cedolini di pensione.

L’ipotesi prevalente, comunque, resta quella della pensione anticipata con penalizzazione percentuale: nelle ultime formulazioni si parla di un’uscita possibile con un minimo di 63 anni d’età (e non più 62) e 35 anni di contributi, e di una decurtazione dell’assegno previdenziale del 3% annuo, per ogni anno mancante all’età prevista per la pensione di vecchiaia. La penalizzazione diminuirebbe all’aumentare degli anni di contributi(oltre i 35).

Tutte e tre le proposte sono state giudicate positivamente, per quanto concerne l’impatto sulle casse statali, a lungo termine, poiché comportano una decurtazione degli assegni, in certi casi anche consistente; tuttavia, destano forti perplessità nel breve termine, poiché aumenterebbero il numero degli aventi diritto alla pensione, e non si sa se l’erario sia in grado di reggere un’impennata delle richieste, considerando anche le recenti restituzioni dovute alla bocciatura del blocco delle perequazioni.

Resta in piedi, infine, la proposta dell’assegno agli over 55 privi di lavoro, pensione ed ammortizzatori sociali, anche se non è chiaro come sarà pianificato il reperimento di risorse in merito.

Quel che è certo è che almeno una di queste ipotesi dovrà essere accolta: non si deve pensare, difatti, solo al lato negativo, ossia alla maggiore spesa nell’immediato, per il pensionamento di un più alto numero di persone, ma anche, e soprattutto, ai benefici che ne deriveranno, non ultima la sicurezza sociale di migliaia di famiglie, assieme al tanto auspicato ricambio generazionale.

note

[1] D.L. 201/2011.

Autore immagine: 123rf com

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11 Commenti

  1. …questi parlano, ma di fatti non ne concludono.Speriamo che sia la volta buona. Dopo 40 anni di lavoro e’ giusto andare in pensione, che controllino il troppo nero e si abbassino i loro stipendi e ruberie ,cosi’ i soldi li trovano.

  2. L’assegno per gli over 35 ve lo dico io dove si può reperire togliendo i 35 euro agli extra comunitari clandestini che stanno invadendo l’europa!!!!!

  3. Ma la proposta Damiano (41 anni di contributi indipendentemente dall’età) è andata in cavalleria? Tra queste proposte ne trovo una ( uscita a 63 ANNI CON PENALIZZAZIONE) che, per me, è addirittura peggiorativa rispetto alla Fornero.

  4. Ma non vi accorgete che tutte e tre le proposte sono delle truffe e degli inganni colossali come anno fatto con la riforma fornero!!
    vi prendono in giro e voi a cercare di capire quale’ la miglior offerta del mese, dopo 35 45 55 65 quanti cavoli sono loro di anni di, al momento di andare in pensione vieni anche penalizzato e sei anche contento e che diavolo ma quando imparerete a non votare e iniziate a far valere i vostri veri diritti.:;

  5. Adesso ci hanno stancato. Parlano, parlano e non decidono mai e se lo fanno è sempre con ritardo e in modo penalizzante per i poveri lavoratori. Nel DDL cd Damiano si fissa l’età minima pensionabile a 62 anni con penalità decrescente fino ai 41 anni. Adesso sembra che non vada più bene. Ci avrei giurato che sarebbe andata così. Caro Renzi, ti giuro che strappo la tessera e ti voterò contro. Perchè, dico, cosa si può chiedere ancora ad un lavoratore che a fine anno ha raggiunto 41 anni di contributi, per di più con il riscatto oneroso di altre posizioni contributive. Sono una massa di inconcludenti che pensano solo ai cavoli loro fregandosene dei lavoratori. Ci ricorderemo al momento del voto perchè viene sempre applicato il famigerato detto: “si predica bene e si razzola male”.

    1. io penso che una donna a 65 anni abbia tutto il diritto di scegliere se andare in pensione o meno a prescindere

  6. noi dopo tanti anni di lavoro dobbiamo scegliere la modalità per essere fregati di meno, loro dopo qualche anno hanno diritti e che pensioni!!! Ma quando la smetteranno di prenderci in giro? e poi perchè anche loro non vanno in pensione scegliendo una delle proposte che vengono fatte a noi comuni mortali e con gli anni di contributi che hanno veramente versato? Siamo veramente nauseati di tutto ciò !

  7. io penso che soprattutto una donna quando ha lavorato 35/ 40 anni ha fatto piu che egregiamente il giusto eta’ anagrafica a parte

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