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Arresto nullo fuori dal territorio della polizia municipale

24 agosto 2015


Arresto nullo fuori dal territorio della polizia municipale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 agosto 2015



Funzioni di polizia giudiziaria per la polizia municipale solo quando è in servizio e nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza.

È nullo l’arresto fatto dalla polizia municipale, nel ruolo di polizia giudiziaria, fuori dal suo territorio. Con una recente sentenza, la Cassazione [1] ha ricordato infatti che, a differenza di polizia e carabinieri, i vigili urbani possono operare solo nello stretto raggio di azione della loro “giurisdizione” territoriale: in caso contrario, se cioè gli agenti superano i confini di loro competenza, il provvedimento è nullo.

La vicenda

Il caso è quello di un dipendente che, dopo aver timbrato il badge, si era assentato più volte dal posto di lavoro. La municipale lo ha seguito, ma nel pedinamento, culminato nell’arresto, ha sconfinato dai limiti territoriali di propria competenza.

L’arresto fuori confine

L’arresto fuori dalla competenza territoriale viene considerato effettuato da soggetti non legittimati, in quanto privi della qualifica di agenti o ufficiali della polizia giudiziaria. Tale è la situazione degli appartenenti al corpo di Polizia municipale al di fuori del proprio Comune ossia al di là dell’ambito territoriale entro cui tale qualifica gli è riconosciuta dalla legge [2].

L’attuale normativa è chiara nel delimitare al territorio comunale la qualifica di agenti di polizia giudiziaria dei vigili urbani. In particolare la legge [2] dispone quanto segue:

“1. Il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche: a) funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del Corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo [3]; b) servizio di polizia stradale [4]; c) funzioni   ausiliarie   di   pubblica   sicurezza [5].

A sua volta il codice di procedura penale [6] stabilisce che sono agenti di polizia giudiziaria: (…) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio.

Le operazioni esterne di polizia, d’iniziativa dei singoli durante il servizio, sono ammesse solo in caso di necessità dovuta alla flagranza dell’illecito commetto nel territorio di appartenenza [7].

Ne consegue che la qualifica di agenti di polizia giudiziaria attribuita ai vigili urbani è limitata nel tempo (ossia “quando sono in servizio”) e nello spazio (“nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza”), a differenza di altri corpi (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.) i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio.

note

[1] Cass. sent. n. 35099/2015.

[2] Art. 5 L. n. 65 del 1986 e art. 57, co. 2, lett. b, cod. proc. pen.

[3] Ai sensi dell’art. 221, terzo co., cod. proc. pen.

[4] Ai sensi dell’art. 137 del testo unico delle norme sulla circolazione stradale approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 giugno 1959, n. 393.

[5] Ai sensi dell’art. 3 della L. n. 65/1986.

[6] Art. 57, co. 2, lett. b, cod. proc. pen.

[7] Art. 4, n. 4, lett. b) L. n. 65/1986.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 10 giugno – 21 agosto 2015, n. 35099
Presidente Gentile – Relatore Diotallevi

Ritenuto in fatto

1. M.M. propone ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale di Ancona, n. 6940/14, pronunciata in data 26 settembre 2014.
Il provvedimento impugnato ha convalidato l’arresto eseguito nei confronti dell’odierno ricorrente, colto nella flagranza del reato di tentata truffa aggravata, di cui all’art. 640, comma 2, c.p. Più precisamente, l’arrestato, impiegato presso il Comando di Polizia Municipale di Ancona, veniva sorpreso, dopo essere stato pedinato per l’intera mattinata, presso la propria abitazione in orario di lavoro, sebbene il suo ingresso al comando fosse stato previamente registrato tramite l’esibizione, da parte di un collega, del badge dello stesso arrestato. Veniva invece rigettata la richiesta di applicazione di una misura cautelare.
2. Il ricorso si articola in quattro distinti motivi.
2.1. Con il primo motivo, si lamenta l’inosservanza degli artt. 381 e 57 c.p.p., nonché dell’art. 5 della L. n. 65 del 1986.
Nello specifico, si argomenta che l’arresto de quo, qualificabile come “arresto facoltativo”, ex art. 381 c.p.p., sarebbe stato eseguito da soggetti a ciò non legittimati, in quanto privi della qualifica di agenti o ufficiali di polizia giudiziaria. Il ricorrente addiviene a questa conclusione dopo aver constatato che la misura pre-cautelare in questione è stata applicata da appartenenti al corpo di Polizia Municipale di Ancona all’interno del territorio del Comune di Osimo e, quindi, al di fuori dell’ambito territoriale entro cui agli operanti avrebbe potuto riconoscersi la suddetta qualifica, ai sensi dell’art. 5 della L. n. 65 del 1986 e dell’art. 57, comma 2, lett. b), c.p.p..
2.2. Con il secondo motivo, si deduce, ex art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p., l’erronea applicazione dell’art. 640 c.p..
Nel dettaglio, si sostiene che il contestato arresto sarebbe stato posto in essere in assenza di un titolo di reato atto a giustificarlo, dal momento che non poteva configurarsi il delitto di truffa, essendo stato il badge falsamente impiegato soltanto mezz’ora prima dell’arresto; il periodo di tempo trascorso tra i due eventi non avrebbe quindi potuto considerarsi economicamente apprezzabile, cosi come richiesto dalla giurisprudenza di legittimità in ipotesi di tal fatta.
Inoltre, il Tribunale di Ancona non avrebbe considerato che il soggetto arrestato avrebbe potuto dare comunicazione al proprio comandante del ritardo e recuperare quest’ultimo procrastinando il normale orario di servizio.
2.3. Con il terzo motivo, si contesta, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p., l’erronea applicazione degli artt. 56 e 640 c.p., nonché, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., la manifesta illogicità della motivazione con cui il giudice a quo ha convalidato l’arresto pur avendo qualificato il fatto di reato come tentata truffa aggravata.
In particolare, si afferma che il tentativo di truffa, costituendo una figura di reato distinta dalla truffa consumata, non rientrerebbe tra gli illeciti che giustificano l’applicazione della misura dell’arresto facoltativo, né alla stregua del comma 1 né alla stregua del comma 2 dell’art. 381 c.p.p..
2.4. Con il quarto motivo, il ricorrente deduce, ex art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p., la manifesta illogicità della motivazione, nella parte in cui il Tribunale ha ritenuto sussistente la gravità del fatto, la reiterazione del reato e la necessità di interrompere la condotta criminosa.
Nel dettaglio, la gravità sarebbe esclusa dall’esiguo ritardo e dal fatto che, nei mesi precedenti, l’arrestato si era recato al lavoro nonostante avesse riportato un infortunio. La reiterazione costituirebbe invece una supposizione del giudicante, non emergendo dagli atti alcun elemento a supporto. Infine, il soggetto in discorso non avrebbe denotato alcuna pericolosità.
3. Con requisitoria scritta, il P.G. chiede l’accoglimento del ricorso, ritenendo fondato il terzo motivo.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato rispetto al primo motivo. L’accoglimento dello stesso assorbe ogni ulteriore valutazione in ordine agli altri motivi dedotti.
2. Osserva la Corte che l’arresto de quo, qualificabile come “arresto facoltativo”, ex art. 381 c.p.p., è stato eseguito da soggetti a ciò non legittimati, in quanto privi della qualifica di agenti o ufficiali di polizia giudiziaria. La misura pre-cautelare in questione è stata infatti applicata da appartenenti al corpo di Polizia Municipale di Ancona all’interno del territorio del Comune di Osimo e, quindi, al di fuori dell’ambito territoriale entro cui agli operanti avrebbe potuto riconoscersi la suddetta qualifica, ai sensi dell’art. 5 della L. n. 65 del 1986 e dell’art. 57, comma 2, lett. b), c.p.p.. Le disposizioni di legge sul punto sono univoche nel delimitare al territorio comunale la qualifica di agenti di polizia giudiziaria dei vigili urbani. L’art. 5 citato recita espressamente: “1. Il personale che svolge servizio di polizia municipale, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, esercita anche: a) funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del Corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo, ai sensi dell’articolo 221, terzo comma, del cod. di proc. pen.; l’art. 57, comma 2, lett. b), c.p.p. prevede: “Sono agenti di polizia giudiziaria:…b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie forestali e, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio, mentre l’art. 4, n. 4, lett. b), L. n. 65 del 1986 dispone che..” b) le operazioni esterne di polizia, d’iniziativa dei singoli durante il servizio, sono ammesse esclusivamente in caso di necessità dovuto alla flagranza dell’illecito commesso nel territorio di appartenenza”. La giurisprudenza ha applicato puntualmente il quadro normativo come ricostruito affermando che “a norma dell’art. 57.2, lett. b), cod. proc. pen., sono agenti di polizia giudiziaria, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio. Consegue che la qualifica di agenti di polizia giudiziaria attribuita ai vigili urbani è limitata nel tempo (“quando sono in servizio”) e nello spazio (“nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza”), a differenza di altri corpi (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.) i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio (Sez. I, Sent. n. 8281 del 09/05/1995 Ud. (dep. 22/07/1995) Rv. 202121).
Alla luce delle suesposte considerazioni l’arresto non poteva essere convalidato proprio perché operato da soggetti non legittimati in violazione del c.d. principio di territorialità, dovendosi escludere che nel caso di specie possa ravvisarsi un’ipotesi di arresto in flagranza operato dalla Polizia Municipale di Ancona nell’inseguire un soggetto, fuori del Comune di Ancona, subito dopo la commissione del reato perpetrato nel luogo di appartenenza degli Agenti della Polizia Municipale. L’arresto è infatti avvenuto fuori del territorio di Ancona, a seguito di un servizio di appostamento, iniziato in orario precedente alla consumazione, o meglio al tentativo di consumazione, della truffa aggravata, cosi qualificato il fatto dal giudice della convalida. Deve pertanto essere annullata l’ordinanza impugnata, senza rinvio, nonché il provvedimento di arresto operato il 29 settembre 2014 dalla Polizia Municipale di Ancona nei confronti di M.M. .

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata senza rinvio nonché il provvedimento di arresto operato il settembre 2014 dalla Polizia Municipale di Ancona nei confronti di M.M.

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1 Commento

  1. Non concordo con la decisione della consulta per due motivi:
    1^ trattasi di continuazione di reato,pertanto assimilabile alla flagranza.
    2^ il cod penale prevede l’arresto,appunto,in presenza di flagranza di reato,la possibilità di arresto da parte del privato cittadino

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