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Lo sai che? Fuga di gas nell’appartamento del vicino: lecito forzare la porta

Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2015

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> Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2015

Nessuna violazione di domicilio o lesione della privacy per chi agisce per evitare pericoli gravi alle persone: fuga di gas o cortocircuito legittimano lo “sfondamento” della porta.

La puzza di gas dalla porta del vicino di casa si risolve, di norma, con una semplice telefonata e un avvertimento all’interessato. Ma che succede se il periodo è quello estivo e il proprietario dell’appartamento è in vacanza? Probabilmente, la soluzione più semplice sarà quella di telefonare ai vigili del fuoco, lavandosene le mani. Tuttavia, in casi di emergenza, potrebbe essere necessario intervenire in prima persona, eventualmente staccando gli allacci delle utenze che, dall’impianto centralizzato, si diramano all’appartamento. O, addirittura, sfondare la porta ed entrare per evitare pericoli più grossi, come danni gravi allo stabile e, quindi, alle persone che lo abitano.

Sebbene la legge vieti la violazione del domicilio e sanzioni penalmente tutte le conseguenti effrazioni ed introduzioni nella privata dimora di terzi [1], sono sempre possibili le eccezioni quando si tratta di tutelare interessi di rango superiore, come appunto la sicurezza e l’incolumità delle persone. È proprio il caso degli appartamenti chiusi per settimane a causa delle vacanze estive, dove si possono verificare fughe di gas e corti circuiti.

La norma che, in via generale e per qualsiasi tipo di illecito, scrimina chi agisce per scopi nobili è contenuta nel codice penale [2]: non è punibile – afferma la legge – chi ha commesso il fatto (illecito) per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona.
Ben si comprende come il carattere generico della disposizione in commento (non a caso inserita nella parte generale del codice penale) la renda applicabile a qualsiasi tipo di reato: l’importante è che vi sia un interesse di grado superiore da proteggere e che si verta in una situazione di urgenza ed emergenza, ossia la necessità di evitare un rischio per la vita umana propria e/o delle altre persone del condominio. In tal caso, ben si potrà agire per arginare il pericolo.

Inoltre, prosegue il codice penale [2], detto pericolo non deve essere stato determinato dalla stessa persona che viola il domicilio altrui.

Si può quindi affermare che, in caso vi sia un grave pericolo per le persone derivante da un appartamento sito nel condominio, allora i condòmini saranno legittimati ad accedere allo stesso per metterlo in sicurezza, anche senza il consenso del proprietario.
Il fatto di essere scriminati dall’illecito penale, però, non evita l’obbligo di risarcire il danno procurato al terzo proprietario (si pensi, ad esempio, alla rottura di un vetro o allo sfondamento della porta d’ingresso).
Il Codice civile [3], infatti, afferma che “quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile, al danneggiato è dovuta un’indennità, la cui misura è rimessa all’equo apprezzamento del giudice”.

note

[1] Art. 641 cod. pen.

[2] Art. 54 cod. pen.

[3] Art. 2045 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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