Le banche stanno per reintrodurre l’anatocismo sugli interessi

26 agosto 2015


Le banche stanno per reintrodurre l’anatocismo sugli interessi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 agosto 2015



La capitalizzazione degli interessi passivi viene ripristinata attraverso la bozza della delibera attuativa del Cicr presentata da Bankitalia.

Che alle banche non sia mai andata giù la storia che, con la Legge di Stabilità 2014 [1], il Governo abbia dichiarato illegale l’anatocismo bancario si era capito già da tempo e soprattutto dal fatto che, nonostante le numerose sconfitte riportate presso diversi tribunali d’Italia (in ultimo a seguito della class action accolta, qualche giorno fa, dal Tribunale di Milano), la pratica è proseguita ugualmente, a danno dei numerosi correntisti. E così, visto che né la politica, né la magistratura hanno mostrato intenzione di venire incontro ai “poveri” forzieri degli istituti di credito (nonostante l’allarme da questi lanciato), ci hanno pensato loro stessi, i rappresentanti del mondo bancario, a farsi la legge da soli. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire perché l’attuale situazione dovrebbe far temere chi ha un conto corrente o un prestito.

Come avevamo già spiegato, in quattro parole, nell’articolo “Anatocismo sugli interessi della banca: il punto della situazione”, la legge di Stabilità del 2014 aveva dichiarato illegittima la pratica – più volte condannata dai tribunali e dalla stessa Cassazione – delle banche di calcolare ogni tre mesi (o, a volte, ogni anno) gli interessi non solo sul capitale prestato al cliente, ma sul capitale sommato dei precedenti interessi (è, appunto, il cosiddetto anatocismo): un sistema che lievita non di poco le somme da pagare all’istituto di credito per ogni scoperto o mutuo.

Facciamo un esempio per comprendere meglio questo meccanismo: immaginiamo un prestito (ad esempio, di 100 euro) che, in un dato periodo (in ipotesi: un trimestre), frutta interessi (poniamo di 4 euro); l’anatocismo consiste nel fatto che, qualora questi interessi non vengano pagati dal cliente, si “capitalizzano”, vale a dire si sommano al capitale (100 più 4). Così, nel periodo successivo di computo degli interessi (dopo cioè tre mesi, in questo esempio), gli interessi non si calcolano più su 100 ma su 104. E così via di periodo in periodo.

In buona sostanza, gli interessi non vengono calcolati solo sul capitale, ma anche sugli interessi non pagati, il che ne aumenta gli importi.

Questa pratica, benché vietata espressamente dal codice civile, con un artificio interpretativo della norma è stata a lungo applicata dalle banche e, anche dopo un intervento storico della Cassazione, utilizzata ugualmente. Probabilmente le banche hanno ritenuto più conveniente riportare, di tanto in tanto, qualche condanna da parte dei tribunali piuttosto che rinunciare a questa illegalità.

Finché è intervenuta una legge di fine 2013 (la legge di Stabilità per il 2014) che, senza mezzi termini, ha dichiarato illegittimo l’anatocismo. Ma ha subordinato l’efficacia della norma a una delibera attuativa che avrebbe dovuto adottare il Cicr (Comitato Interministeriale per il Credito e il risparmio). Delibera che – come già immaginerete – non è mai stata adottata.

E allora è di nuovo intervenuta la magistratura a tutelare i consumatori: storica la sentenza dello scorso inverno del Tribunale di Milano che ha ritenuto il divieto dell’anatocismo già efficace e in vigore nonostante l’inerzia del Cicr. La pronuncia è stata poi seguita da altri tribunali (Torino invece si è espresso in senso opposto).

Ed è qui che è intervenuta la pressione più consistente delle banche affinché fosse fatta chiarezza, una volta per tutte, sulla questione. Ma poiché il Governo ci aveva ormai messo la faccia sulla battaglia anti-anatocismo, non restava che scrivere quella “benedetta” delibera del Cicr nel modo più indolore possibile per le parti. E così siamo arrivati ad oggi.

La Banca d’Italia ha messo a pubblica consultazione la proposta di delibera del Cicr fino al 23 ottobre. Il testo prevede che “nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori che creditori” e che “gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.

Tradotto in soldoni, viene ripristinato l’anatocismo, alle seguenti condizioni:

– venga calcolato non più ogni tre mesi ma (come minimo) ogni anno;

– il conteggio degli interessi si effettua il 31 dicembre di ciascun anno (o, se anteriore, il giorno in cui termina il rapporto da cui gli interessi si originano);

– l’anatocismo può essere previsto purché la banca lo applichi non solo nei casi in cui esso sia a suo vantaggio (ossia in ipotesi di “saldo debitore” del cliente, ossia di passivo sul conto), ma anche a suo svantaggio (ossia in ipotesi di “saldo creditore” del cliente, ossia di attivo);

– gli interessi, sia attivi sia passivi, divengono esigibili con il decorso di 60 giorni dal ricevimento da parte del cliente dell’estratto conto o delle comunicazioni. decorsi 60 giorni (o il termine superiore eventualmente concordato), il cliente può autorizzare l’addebito degli interessi (sul conto o sulla carta di credito). Decorsi 60 giorni (o il termine superiore eventualmente concordato), il cliente può autorizzare l’addebito degli interessi (sul conto o sulla carta di credito). Così la somma addebitata va a far parte del capitale, sul quale si calcolano gli interessi.

Dunque, l’anatocismo esce dalla porta ma rientra dalla finestra. Nella bozza di regolamento del Cicr, non si cancella infatti la prassi di effettuare l’anatocismo e cioè di conteggiare “interessi sugli interessi”, ma la si pospone solamente di 60 giorni. Questa disciplina attuativa sta venendo alla luce sotto l’evidente impulso del moltiplicarsi di sentenze per lo più sfavorevoli al sistema bancario.

La consultazione avrà un rapido svolgimento, in modo da avere le nuove norme vigenti per gli interessi che matureranno dal 1° gennaio 2016.

LA PROPOSTA DI BANKITALIA IN SINTESI

1) gli interessi maturati non possono produrre interessi (divieto di anatocismo);

2) il divieto si applicherà «a tutte le operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito» ma non agli interessi di mora, disciplinati dal Codice civile;

3) per i rapporti regolati in conto corrente (per esempio le aperture di credito) e per le carte revolving, gli interessi dovranno essere conteggiati (il 31 dicembre di ogni anno o il giorno dell’estinzione del rapporto) con pari periodicità, comunque non inferiore a un anno;

4) gli interessi dovranno essere contabilizzati separatamente dal capitale e diverranno esigibili dopo 60 giorni (o termine superiore) dal ricevimento dell’estratto conto, decorsi i quali il cliente potrà autorizzare l’addebito degli interessi sul conto o sulla carta e questi produrranno interessi;

5) il contratto potrà stabilire che, decorsi i 60 giorni, i fondi accreditati sul conto siano impiegati per estinguere il debito di interessi;

6) in caso di chiusura del rapporto il debito per capitale potrà produrre interessi mentre non lo potrà il debito per interessi.

note

[1] L. n. 143/13.

Autore immagine: 123rf com

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