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Violazione dell’email all’indirizzo aziendale: non è reato

28 Agosto 2015
Violazione dell’email all’indirizzo aziendale: non è reato

La conoscenza dei colleghi della password non fa scattare il reato di violazione e sottrazione della corrispondenza online.

Oltre alla coscienza sociale e al divieto di invasione della altrui privacy, anche la Costituzione, ci ricorda che la corrispondenza è segreta e non può essere violata [1]: il che si estende anche alle email, posto che il legislatore del 1947 non poteva minimamente immaginare le evoluzioni del progresso tecnologico. Per cui, entrare nell’altrui indirizzo di posta elettronica per leggere le email costituisce sempre illecito: e ciò vale sia nell’ipotesi in cui detto accesso sia protetto da password, sia qualora non vi siano credenziali di accesso (si pensi anche al caso in cui il computer venga lasciato inavvertitamente acceso dal titolare, con il client di posta elettronica ancora aperto).

Una recente sentenza [1] del Tribunale di Cagliari, invece, esclude la responsabilità nei casi in cui la lettura dell’email riservata sia avvenuta da un account di posta dell’ufficio, il cui accesso è condiviso dai colleghi. In particolare, se una mail strettamente personale viene inviata all’indirizzo di posta elettronica dell’ufficio, dello studio o dell’agenzia cui accedono anche altri colleghi di lavoro, non scatta più il reato di violazione e sottrazione di corrispondenza on line. Infatti, il medesimo contesto lavorativo e la conoscenza della password di accesso da parte di altri soggetti escludono che la lettura della altrui posta elettronica possa equipararsi a quella della corrispondenza cartacea chiusa.

Può essere quindi assolto, tanto per fare un esempio, il lavoratore che legga e poi diffonda il contenuto di una mail riservata, rivolta al suo collega, ma spedita a un account di posta elettronica condiviso dagli altri colleghi.


note

[1] Art. 15 Cost.

[2] Trib. Cagliari, sent. n. 8 del 22.01.2015.

Autore immagine: 123rf com


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