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Figlio fuoricorso all’università: il mantenimento resta

27 Agosto 2015
Figlio fuoricorso all’università: il mantenimento resta

Separazione: l’obbligo di versare l’assegno mensile di mantenimento per il figlio cessa solo se si dimostra l’indipendenza economica dello stesso.

L’obbligo, per il coniuge separato, di versare l’assegno di mantenimento per i figli cessa definitivamente solo se viene dimostrata l’indipendenza economica degli stessi, ossia la capacità di procurarsi autonomamente un reddito (anche se precario): così il fatto che il giovane sia da più anni fuoricorso all’università e se la prenda comoda, non fa venir meno il dovere di contribuzione. È quanto ammonisce, in continuazione, la giurisprudenza e, in particolare, quella della Cassazione [1].

L’aver percepito il giovane, di tanto in tanto, un reddito saltuario – senza i caratteri della stabilità – non fa venir meno il dovere di mantenimento. Così, tanto per fare un esempio, lo stipendio per un’attività stagionale legata al mese estivo non è sufficiente ad escludere il mantenimento. Un contratto a tempo con l’università, come quello di ricercatore, invece, è stato considerato, da alcuni giudici, un reddito sufficiente a far cessare il mantenimento. Anche il contratto a tempo determinato è della stessa natura (salvo che si tratti di un brevissimo periodo).

La Suprema Corte ricorda che l’obbligo di mantenimento dei figli cessa solo se si prova l’indipendenza economica degli stessi. Il figlio deve, cioè, godere di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita ovvero deve sottrarsi volutamente allo svolgimento di attività lavorativa adeguata.


note

[1] Cass. ord. n. 4534/14.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 10 dicembre 2013 – 26 febbraio 2014, n. 4534
Presidente Di Palma – Relatore Dogliotti

Fatto e diritto

In un procedimento di modifica delle condizioni di divorzio tra I.V. e M.G. , il Tribunale di Palermo, con provvedimento del 5 agosto 2010, rigettava la domanda di esclusione dell’obbligo di mantenimento, da parte della madre, per il figlio maggiorenne, ma non autosufficiente economicamente. La Corte d’Appello, con provvedimento in data 21/7/2011, in riforma, escludeva tale obbligo.
Ricorrono per cassazione I.V. e il figlio S. .
Resiste con controricorso M.G. .
Il giudice a quo si limita ad affermare che negli anni 2006 – 2007, il figlio maggiorenne è stato percettore di reddito e che il periodo di studi universitari, protrattosi oltre il corso regolare, fa ritenere che egli sia “colpevole” in ordine alla sua non autosufficienza economica.
Giurisprudenza consolidata di questa Corte (tra le altre, Cass. N. 14123 del 2011) precisa che l’obbligo genitoriale cessa solo ove si provi il presupposto dell’indipendenza economica, nel senso che il figlio goda di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita ovvero volutamente si sottragga allo svolgimento di attività lavorativa adeguata.
Non ha considerato il provvedimento impugnato la natura e i caratteri del reddito percepito dal figlio delle parti, risalente ad alcuni anni prima e limitato nel tempo, come appare pacifico tra le parti stesse, e nulla ha osservato circa l’affermato peggioramento delle condizioni del genitore convivente, ora collocato in quiescenza, e padre di una bambina.
Va pertanto accolto il ricorso, cassato il provvedimento impugnato con rinvio al giudice a quo, in diversa composizione, che pure si pronuncerà sulle spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa il provvedimento impugnato e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione.
In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere generalità ed atti identificativi, a norma dell’art. 52 D.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.


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