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Se il bambino si fa male al luna park

28 agosto 2015


Se il bambino si fa male al luna park

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 agosto 2015



Nessuna responsabilità in capo al gestore del parco giochi per il danno procurato dal minore: i genitori mantengono il controllo sul proprio figlio.

Non perché è stato pagato il biglietto di ingresso al luna park, il gestore del parco giochi diventa responsabile per qualsiasi tipo di infortunio procurato ai frequentatori: difatti, nel caso di danno riportato da un minore, responsabili sono solo i suoi genitori (salvo, ovviamente, che si tratti di causa connessa a un difetto di manutenzione dei macchinari di intrattenimento, come le montagne russe, ecc.). Lo si evince da una recente sentenza del tribunale di Genova [1].

La vicenda

Il caso si riferisce alla caduta, da una parete attrezzata e conseguente frattura di un arto, di un bambino che, tuttavia, era accompagnato dalla mamma.

 

La motivazione

Secondo la pronuncia in commento, il gestore del parco giochi non ha un obbligo di sorveglianza sui singoli bambini, circostanza che, altrimenti, renderebbe eccessivamente gravoso, se non impossibile, l’esercizio di tale attività. È sufficiente, allora, che il luna park controlli che i minori siano sempre accompagnati dai genitori e che predisponga la cartellonistica recante gli obblighi da rispettare all’interno di ciascuno degli intrattenimenti (si pensi al divieto di utilizzare i giochi per bambini al di sotto di una certa età).

Insomma, il principio è quello della piena partecipazione dei genitori che accompagnino i rispettivi figli, nelle attività ludiche di questi ultimi.

Il dovere di vigilanza per l’accompagnatore non viene meno in forza dell’obbligazione contrattuale che deriva dall’acquisto del biglietto, non essendo questo trasferito all’ente che gestisce l’area.

Da ciò, e dai principi generali in materia civilistica, deriva anche la responsabilità dei genitori per i danni prodotti dai rispettivi figli a carico di terzi (per es. di altri bambini).

note

[1] Trib. Genova, sent. n. 652/2015.

Tribunale di Genova – Sezione II civile – Sentenza 24 febbraio 2015 n. 652

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

SEZIONE SECONDA

nella persona del giudice unico Dott. Vincenzo Basoli ha pronunciato la seguente

Sentenza

nella causa civile iscritta al R.G. n. 8458 /2012 promossa da:

Ar.Vi. (…) e Mo.Fr. (…), genitori esercenti la patria potestà sul minore An.Mo., elettivamente domiciliati in Genova presso l’avv. Pe.Ma. (…) che li rappresenta e difende per mandato in atti;

Attori

contro

Consorzio Agora’ Cooperativa Sociale (…), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata presso l’avv. Bo.Pa. (…) che la rappresenta e difende per mandato in atti;

Convenuto E contro

Rs. (…) con sede in VIA (…) 16122 GENOVA, in persona del legale rappresentante, rappresentato e difeso dall’avv. Da.Di. (…);

Parte chiamata in causa

Avente ad oggetto: Altre ipotesi di responsabilità Extracontrattuale non ricomprese nelle altre materie

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

Ar.Vi. e Mo.Fr., genitori di An.Mo. hanno convenuto in giudizio il Consorzio Ag. Cooperativa Sociale chiedendo che il Tribunale, accertata la responsabilità del consorzio convenuto, lo condanni al risarcimento dei danni per le lesioni subite in conseguenza della caduta di Andrea il giorno 19 giugno 2010 intorno alle ore 17,00 mentre si trovava all’interno della struttura dove la madre lo aveva accompagnato, ed era intento ad arrampicarsi autonomamente sulla parete attrezzata per l’arrampicata denominata “Di.”.

Gli attori esponevano che Andrea nella caduta dalla parete Di. aveva riportato frattura diafisiaria del femore destro era stato trasportato con ambulanza al pronto soccorso, ingessato ed il 21 giugno 2010 trasferito presso l’Azienda Ospedaliera dell’Università di Padova, dove veniva operato, in data 30.06,2010. Rimossi i fissatori esterni, posti durante la suddetta operazione, il bambino cadeva un’altra volta, dovendo subire una seconda operazione finalizzata alla risistemazione dei chiodi.

Ad entrambe le operazioni era seguito un periodo durante il quale il minore doveva portare il gesso, prima, e svolgere poi la necessaria riabilitazione.

I genitori del minore, quantificando il danno subito in 24.708,93 Euro, ne chiedevano il risarcimento, riducendolo poi ad Euro 18.000,00; RSA proponeva il pagamento di somma omnicomprensiva di 2.000,00 che non veniva accettata.

Poste queste premesse gli attori hanno proposto domanda di risarcimento del danno sostenendo la responsabilità del Consorzio sia sotto il profilo contrattuale poiché per accedere all’area è necessario pagare un biglietto sia sotto quello extracontrattuale.

Il Consorzio Ag. e la Rs. – chiamata in manleva dal Consorzio – si sono costituite contestando la fondatezza della domanda.

Ammesse ed assunte le prove per testi dedotte dalle parti e raccolte le dichiarazioni rese in interrogatorio da Vi.Ar. la causa è stata trattenuta in decisione.

Parte attrice fonda la pretesa sull’assunto che la tutela dei bambini all’interno della struttura sia affidata al personale del Consorzio e che di conseguenza quest’ultimo debba rispondere o in forza di obbligazione assunta per stipulazione del contratto in conseguenza del pagamento del biglietto di ingresso o per l’art. 2043 c.c.

Nessuna delle due prospettazioni è tale da consentire di ritenere fondata la domanda proposta.

Va premesso che in tanto è possibile configurare una obbligazione di controllo e vigilanza da parte del Consorzio in quanto dalle prove assunte e dalla ricostruzione del contenuto negoziale che consegue al pagamento del biglietto di ingresso all’area giochi, derivi esattamente il momento dell’insorgenza di tale obbligazione, il suo contenuto e le conseguenze di eventuali inadempimenti del Consorzio. In realtà – prendendo in esame il dedotto profilo contrattuale – deve escludersi che l’acquisto del biglietto di ingresso all’area giochi comporti a carico del Consorzio una obbligazione di sorveglianza e tutela riguardante ciascun bambino che utilizza le varie aree ed i giochi posti a disposizione e nel momento in cui vengono utilizzati.

Rapportando queste considerazioni al caso in oggetto – ed in particolare all’arrampicata dei bambini sulla parete attrezzata chiamata Di. – risulta infondata la pretesa di porre a carico del Consorzio una sorveglianza di tal genere; la vigilanza dovrebbe in effetti riguardare ciascun singolo bambino e di fatto risulterebbe con ciò posta a carico del Consorzio una obbligazione

del tutto squilibrata ed in alcun modo riconducibile all’obbligazione assunta con il pagamento del semplice biglietto di ingresso.

In realtà con l’acquisto del biglietto il genitore o l’accompagnatore ed il bambino – di età compresa fra sei e dodici anni – hanno diritto ad accedere all’area giochi ed il bambino ad utilizzarli senza che possa porsi a carico del consorzio – accanto alla obbligazione di porre a disposizione dei bambini accompagnati da adulti strutture ludiche pienamente funzionanti – una ulteriore obbligazione di sorveglianza, non della struttura in se e della non pericolosità dei giochi, ma del bambino in quanto intento ad utilizzare i giochi ed in questo caso, per quel che qui interessa, della parete Di.. Una sorveglianza ‘mirata’ rivolta cioè al singolo bambino dovrebbe essere organizzata ed avrebbe effetto con l’affidamento del bambini ad un incaricato e la presenza dei genitori o accompagnatori sarebbe quindi del tutto inutile non richiesta e neppure possibile; l’affidamento ad un incaricato del consorzio potrebbe costituire il momento dal quale l’obbligazione di sorveglianza viene in essere con esclusione del dovere dei genitori – accompagnatori di tutela dei minori.

Nel caso in esame tuttavia al di la dell’affermazione di un generico dovere di sorveglianza, non risulta né dedotto né affermato che si sia verificato e ci sia stato alcun affidamento del bambino e che quindi il genitore abbia potuto far conto su una tutela e sorveglianza dell’incaricato e che il Consorzio abbia concretamente assunto un tale obbligo di vigilanza.

Al contrario occorre osservare che l’organizzazione dell’area giochi è ‘aperta’ e gestita con riferimento non al concetto di affidamento di vigilanza del bambino ma al diverso sistema di una piena partecipazione, coinvolgimento e controllo dei genitori o degli adulti che li accompagnano sulle attività ludiche dei bambini.

Queste conclusioni trovano pieno riscontro nelle risultanze dell’attività istruttoria svolta.

Il teste Va.De., dipendente del Consorzio ha dichiarato che è compito degli adulti accompagnatori vigilare sui minori per impedire sia che si facciano male sia che utilizzino attrazioni non dedicate alle loro rispettive età; ha inoltre ribadito che nella struttura ci sono numerosi cartelli ed indicazioni recanti obblighi e divieti da rispettare all’interno della struttura stessa, tra cui il divieto di ingresso nell’area del Di. ai bambini di età inferiore ai sei anni.

La presenza di avvertimento collocato vicino al gioco è confermata dalle dichiarazione della teste An.Ga. e dalle foto allegate alla relazione del perito della compagnia di assicurazione e la sig.ra Ar.Vi. in interrogatorio ha ammesso di aver visto il cartello, visibile in una delle foto predette ed allegato alle produzioni del Consorzio convenuto.

Il dovere di vigilanza a carico degli adulti che accompagnano il bambino non viene quindi meno in forza dell’obbligazione contrattuale che deriva dall’acquisto del biglietto di ingresso, con la conseguenza che il predetto dovere permane immutato e riguarda quindi, in considerazione della varia tipologia dei giochi, non solo il “come” vale a dire il modo in cui il bambino utilizza certi giochi ma anche il “se” il bambino possa essere in grado di utilizzare i singoli giochi senza correre rischi.

Non sembra superfluo osservare che – al di là degli avvisi che il Consorzio indica per limitare l’uso di certi giochi ad una certa fascia di età – solo l’accompagnatore è in grado di rendersi conto delle effettive capacità del bambino e della sua possibilità di superare gli ostacoli del gioco senza correre rischi e quindi di scegliere se e come consentire certi giochi – in particolare ci si riferisce sempre alla arrampicata di An. sulla Di., parete alta due metri.

La difesa di parte attrice ribadisce che la madre del piccolo An. era assieme al figlio al momento del verificarsi del sinistro, ma a causa delle numerose persone che transitavano ai piedi dell’attrazione, non le è stato possibile soccorrerlo al momento della caduta: di conseguenza la responsabilità dell’evento sarebbe imputabile al Consorzio in quanto la collocazione specifica dell’attrazione, anche per come essa è stata sistemata, era di per sé inadeguata ad accogliere un numero elevato di utenti in completa sicurezza.

Precisa al riguardo che lo spazio antistante l’attrazione è di una grandezza pari a 4 metri X 2 e sostiene che quando l’affluenza è massima, è letteralmente impossibile accedervi e rimanere in prossimità dei bambini.

Questi rilievi vanno in realtà inseriti nelle considerazioni che si sono sopra esposte in relazione al dovere di vigilanza – che permane in capo agli accompagnatori e non viene trasferito al Consorzio – destinato ad assumere valore se posto in relazione alla concreta valutazione della situazione nell’evidente senso che per bambini della fascia di età ai quali non è vietata l’arrampicata, (ma si ripete che Andrea non avrebbe potuto accedere a quel gioco) va pur sempre valutato il rischio e l’eventualità di cadute. Nell’impossibilità di essere vicini al minore per affollamento – ma sul punto l’istruttoria non ha fornito riscontri in tal senso – avrebbe dovuto semplicemente impedirsi quel gioco.

Non è stata fornita alcuna prova dell’insufficienza del tappetino posto ai piedi della parete né è stato dedotto che l’attrezzatura – parete presentasse al momento dell’incidente difetti in grado di determinare pericoli anche in presenza di un utilizzo assolutamente corretto.

In una fattispecie che presenta alcune chiare similitudini con il caso in esame – discostandosi solamente per il titolo della responsabilità dedotto ex art. 2051 c.c. – la Corte di Cassazione (sez. III, sentenza 25.08.2014 n. 18167) ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni subiti da un bambino di sei anni sulla base dell’assunto che un genitore (o comunque un adulto) che accompagna un bambino ha un dovere di vigilanza laddove quest’ultimo si appresti ad utilizzare un gioco, da cui possono derivare possibili rischi, comunque prevedibili con l’ordinaria diligenza. Nel caso in discussione era certamente prevedibile con ordinaria diligenza il rischio di caduta del bambino, ulteriormente evidente per la sua età, non era stata richiesta alcuna specifica vigilanza – che peraltro il Consorzio non aveva alcun obbligo di fornire – e non può dirsi fosse venuto meno il dovere di controllo, di decisione e di vigilanza della madre che lo accompagnava.

Queste medesime considerazioni in fatto valgono sotto il diverso profilo ad escludere responsabilità riconducibili all’art. 2043 c.c.

La domanda va respinta.

Le spese di causa seguono la soccombenza si liquidano in dispositivo e vengono poste a carico di parte attrice anche nei confronti della Rs. sulla base del principio di causalità poiché la chiamata in causa della società di assicurazione si è resa necessaria in relazione alle tesi sostenute da parte attrice, essendo a tal fine sufficiente rilevare che l’instaurazione del rapporto processuale fra il chiamante e il chiamato è giustificata dal contenuto della domanda proposta dall’attore verso il convenuto.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione respinte, così provvede:

1. Respinge la domanda proposta da parte attrice;

2. Condanna parte attrice a rifondere al Consorzio Ag. Soc. Cooperativa Sociale ed alla Rs. le spese di causa che liquida per ciascuna parte in Euro 3.200,00 per compenso oltre rimborso spese forfetarie nella misura del 15% del compenso liquidato.

Così deciso in Genova il 20 febbraio 2015. Depositata in Cancelleria il 24 febbraio 2015.


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