HOME Articoli

Lo sai che? Tamponamento auto: chi ha colpa per l’incidente?

Lo sai che? Pubblicato il 30 agosto 2015

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 30 agosto 2015

Circolazione e condotta di guida, incidenti stradali e scontro tra veicoli, tamponamento, presunzione di inosservanza della distanza di sicurezza a carico del conducente del veicolo tamponante, necessità per il tamponante di provare che la collisione è avvenuta per cause a lui non imputabili.

Una delle tipologie più frequenti di sinistro stradale tra veicoli è costituita dal tamponamento: benché il termine venga impropriamente usato per qualsiasi tipo di scontro, in verità il tamponamento si verifica quando un veicolo, proveniente da dietro, urti contro un altro veicolo posto davanti e procedente nella stessa direzione di marcia.

Comunemente si suole dire che “chi tampona ha sempre torto”. In realtà non è così e la frase non descrive, con precisione, qual è il vero regime di responsabilità in casi del genere. Per comprenderlo, però, facciamo un passo indietro.

In caso di incidenti, esiste il principio della “pari responsabilità” o anche detto “concorso di colpa”: in pratica, la legge presume, già solo perché c’è stato il sinistro, che entrambi i conducenti coinvolti abbiano colpa al 50%, a meno che uno di essi riesca a dimostrare:

– di aver rispettato il codice e di aver tenuto una condotta di guida prudente;

– che l’altro conducente ha violato le norme sulla circolazione stradale e le regole di prudenza.

Solo con tale dimostrazione, la responsabilità – dacché era al 50% – può spostarsi totalmente a carico dell’altro conducente o ripartirsi tra i due secondo percentuali differenti (per es. 75% e 25%).

In buona sostanza, si parte sempre da una presunzione di colpa al 50%, fino a prova contraria, ossia salvo che la parte non provi di aver fatto di tutto per evitare il danno.

Questo principio, però, non vale più in caso di tamponamenti: al posto della co-responsabilità al 50%, si presume in automatico che chi tampona ha una responsabilità del 100% per lo scontro, salvo che questi dimostri di non aver potuto evitare l’impatto. In pratica, è sempre consentita la cosiddetta prova contraria.

Dunque, non è corretto dire che “chi tampona ha sempre torto”, ma piuttosto bisognerebbe affermare che “chi tampona ha torto a meno che non dimostri che l’urto è avvenuto non per sua colpa”.

Questo perché – secondo il codice della strada [2] – il conducente di un veicolo deve essere sempre in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del proprio mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede: l’avvenuta collisione pone a suo carico una presunzione di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa [1], il medesimo resta gravato dall’onere di dare la prova contraria.

La “prova contraria” che libera da responsabilità il veicolo che ha tamponato consistente nella dimostrazione che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

Nel caso poi di tamponamenti a catena, la giurisprudenza afferma la responsabilità del conducente dell’ultimo veicolo della colonna soltanto quando questa sia ferma; nell’ipotesi di colonna in movimento, si ritiene invece applicabile la regola generale del concorso al 50% [1] con conseguente presunzione di colpa in eguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante.

GLI OSTACOLI IMPREVEDIBILI

Esistono però delle situazioni in cui, anche in ipotesi di tamponamento, non vale la regola della presunzione di responsabilità integrale a carico di chi tampona. Si tratta dei casi in cui l’auto vada a sbattere contro ostacoli imprevedibili posti sulla carreggiata di marcia. Si pensi al veicolo che vada a finire contro un rimorchio fermo su un’autostrada perché staccatosi improvvisamente dalla motrice.

In verità, in casi del genere, non si può neanche parlare di un tamponamento vero e proprio, ma solo di un impatto contro un ostacolo imprevedibile.

Ebbene, come ha precisato la Cassazione in una recentissima sentenza [3], qui non vige la regola della distanza minima di sicurezza dal mezzo del precede, perché si tratta di ostacoli imprevedibili. La presunzione del mancato rispetto della distanza di sicurezza non riguarda il caso in cui il tamponamento sia il risultato di un ostacolo fisso e imprevedibile, come quello di un rimorchio si stacca dall’autotreno.

Questo significa anche che, a differenza di quanto spesso verbalizzano le forze dell’ordine, il semplice urto non implica necessariamente una violazione.

note

[1] Art. 2054 cod. civ.

[2] Art. 149 cod. str.

[3] Cass. sent. n. 17206/2015.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 21.09.2007, n. 19493

Per il disposto dell’art. 149, comma 1, del vigente codice della strada (d.lgs. n. 285 del 1992) il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede, per cui l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054, comma secondo, cod. civ., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 15.02.2006, n. 3282

In caso di tamponamento tra veicoli – che si verifica anche quando il contatto tra il veicolo tamponato e il tamponante sia soltanto parziale – per il disposto dell’art. 107 del previgente codice della strada (applicabile “ratione temporis” al sinistro per cui è causa), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione “de facto” di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 comma secondo cod. civ., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 12.11.1998, n. 11444

Per il disposto dell’art. 107 del previgente codice della strada (d.P.R. 15 giugno 1959 n. 393), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 comma secondo c.c., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 17.08.1995, n. 8917

Per il disposto dell’art. 107 del previgente codice della strada (D.P.R. 15 giugno 1959 n. 393), il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 comma secondo c.c., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili. Il principio e la presunzione anzidetti operano, ai sensi dell’art. 2054 c.c., nei riguardi di tutti i veicoli senza guida di rotaie e, quindi, anche per i trattori agricoli che si trovino a circolare su strada.

 

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 21.04.1990, n. 3343

Nell’ipotesi di tamponamento di un veicolo cagionato dal mancato rispetto della distanza di sicurezza da parte del conducente del veicolo che segue, poiché ai sensi dell’art. 107, primo comma, del codice della strada, il detto conducente deve essere in grado di garantire “in ogni caso” l’arresto tempestivo del veicolo, evitando collisioni con il veicolo che lo precede, il fatto stesso dell’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione di fatto di inosservanza della distanza di sicurezza con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui al secondo comma dell’art. 2054 c.c., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto del veicolo e la conseguente collisione sono stati determinati da causa a lui non imputabile in tutto o in parte (1).

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 13.07.2005, n. 14741

La presunzione di concorso in pari grado di colpa posta dall’art. 2054, secondo comma, cod. civ. in caso di collisione tra veicoli – tra i quali va classificata anche la bicicletta -, in mancanza di un accertamento concreto del giudice del merito delle rispettive responsabilità, non è esclusa in caso di tamponamento, cioè dalla circostanza che i veicoli procedano nella medesima direzione, e quindi la collisione avvenga da tergo.

 

TAMPONAMENTI A CATENA

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 29.05.2003, n. 8646

Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione l’art. 2054, secondo comma, c.c. con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato), fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso, invece, di scontri successivi fra veicoli facenti parte di una colonna in sosta, unico responsabile delle conseguenze delle collisioni è il conducente che le abbia determinate tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 07.07.1999, n. 7020

Nel tamponamento a catena di autoveicoli in movimento trova applicazione, relativamente agli autoveicoli intermedi con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna, l’art. 2054, secondo comma c.c. con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in eguale misura in entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli tamponati e tamponanti, fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, qualora non sia fornita la prova liberatoria di avere fatto tutto il possibile per evitare il danno.

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 26.01.1995, n. 935

Nel tamponamento a catena dei veicoli in movimento trova applicazione, con riguardo ai veicoli intermedi -e, quindi, con esclusione del primo e dell’ultimo veicolo della colonna- il secondo comma dell’art. 2054 c.c., con conseguente presunzione iuris tantum di colpa in uguale misura a carico di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli tamponato e tamponante, fondata sull’inosservanza della distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante qualora non sia fornita da essi la prova liberatoria di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno ed ancorché uno solo dei conducenti e/o l’autoveicolo da questi condotto abbia riportato danni (1).

Tribunale di Lodi civile, Sentenza 08.03.2001, n. 230

In caso di tamponamento a catena, nei confronti dei conducenti dei veicoli che si trovano in posizione intermedia tra il primo e l’ultimo veicolo della catena, si applica il principio di presunzione di corresponsabilità sancito dal secondo comma dell’art. 2054 codice civile, poiché deve presumersi che in siffatta ipotesi tali conducenti non abbiano osservato la distanza di sicurezza rispetto al veicolo antistante, sempreché essi non dimostrino di aver fatto di tutto per evitare il danno.

Tribunale di Milano civile, Sentenza 06.06.1994

In tema di tamponamento a catena, quando non sia possibile ricostruire l’esatta dinamica del fatto e, quindi, individuare con certezza l’atto generatore dei singoli danni alle cose e alle persone, opera la presunzione di colpa di cui al secondo comma dell’art. 2054 c.c.; con la conseguenza che deve presumersi che tutti i conducenti, la cui condotta colposa potrebbe avere causato il danno in questione, abbiano ugualmente concorso alla sua produzione.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 26 maggio – 27 agosto 2015, n. 17206
Presidente Salmè – Relatore Barreca

Svolgimento del processo

1.- B.J.T. convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Venezia – sezione distaccata di Portogruaro la Zaninello Trasporti di Boscarato Marcellina e C. S.n.c. e l’Italica Assicurazioni S.p.a. (poi Riunione Adriatica di Sicurtà S.p.A.), per ottenere il risarcimento dei danni subiti nell’incidente accadutogli quando, mentre percorreva l’autostrada a bordo del proprio autocarro, era andato a collidere contro un rimorchio, di proprietà della prima delle convenute ed assicurato con la secondar che si era staccato dalla motrice e si era arrestato sulla corsia di marcia.
La domanda venne respinta dal Tribunale.
2.- L’attore propose appello per ottenere l’accoglimento della domanda originaria e le convenute proposero appello incidentale per ottenere la restituzione degli importi già versati a titolo di acconto e la riforma della pronuncia di primo grado di compensazione delle spese di lite.
La Corte d’appello di Venezia, con sentenza non definitiva pubblicata il 21 luglio 2009, accogliendo l’appello principale, condannò le convenute in solido a risarcire il danno sofferto dall’appellante, rigettando l’appello incidentale, e, con sentenza definitiva pubblicata il 24 maggio 2012, determinò il danno non patrimoniale spettante all’appellante principale e condannò le appellate, in solido tra loro, al versamento, detratti gli acconti già corrisposti, rivalutati alla data della pronuncia, oltre interessi; pose a carico delle appellate le spese di CTU e quelle due gradi di giudizio.
3.- Allianz S.p.A. (già Riunione Adriatica di Sicurtà S.p.A.) propone ricorso principale con un motivo, illustrato da memoria.
B.J.T. si difende con controricorso e propone ricorso incidentale con due motivi.
L’altra intimata non si difende.

Motivi della decisione

1.- Il resistente ha eccepito l’inammissibilità del ricorso principale per invalidità della procura speciale, in quanto figurerebbe come rilasciata da uno soltanto dei due procuratori della società assicuratrice ricorrente e consisterebbe in un mandato del tutto generico. L’eccezione va rigettata.
Il mandato è apposto a margine del ricorso (cfr., da ultimo, Cass. ord. n. 1205/15) e reca le due firme, autenticate dal difensore, dei procuratori della Allianz S.p.A. menzionati nell’epigrafe del ricorso come rappresentanti della società ricorrente (secondo quanto risultante dal relativo statuto). La procura speciale non è inficiata dalla mancata espressa menzione di uno dei due nel testo a stampa del mandato, poiché la firma della procura è sufficiente ad attribuirne la paternità ad entrambi, nella qualità indicata in ricorso, e ribadita accanto a ciascuna delle due firme; entrambe inoltre devono ritenersi ben autenticate dal difensore pur con un unico visto (cfr. Cass. n. 27555/11, in motivazione).
2.- Con l’unico motivo del ricorso principale si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 149 C.d.S. (decreto legislativo n. 285 del 1992), 2043, 2054 cod. civ. e 41 cod. pen., in relazione all’art. 360 n. 3 cod. proc. civ., nonché omessa e/o insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all’art. 360 n. 5 cod. proc. civ..
La compagnia di assicurazioni censura la sentenza non definitiva nella parte in cui ha ritenuto non applicabile l’art. 149 C.d.S. ed ha ricostruito il sinistro non come tamponamento, ma come scontro tra l’autocarro Iveco guidato dall’appellante e l’ostacolo fermo rappresentato dal rimorchio lasciato lungo la carreggiata dall’autotreno di proprietà della società appellata, ritenendo questo evento non prevedibile dal veicolo che sopraggiungeva.
Secondo la ricorrente principale la norma del codice della strada su menzionata si dovrebbe applicare al caso di specie, perché anche l’arresto improvviso di un veicolo costituisce un fenomeno della circolazione ed a tale ipotesi si dovrebbe ricondurre anche quella di un rimorchio che, staccatosi dalla motrice, si arresti sulla carreggiata.
Dato ciò, il conducente del veicolo sopraggiungente avrebbe dovuto essere in grado di garantire l’arresto tempestivo del mezzo, mantenendo la distanza di sicurezza, sicché l’avvenuta collisione porrebbe a suo carico la presunzione della relativa inosservanza.
2.1.- Inoltre, la motivazione sarebbe incongrua ed illogica nella parte in cui avrebbe reputato come non prevedibile il fatto che sulla carreggiata vi fosse un veicolo fermo, mentre sarebbero inconferenti i rilievi della Corte d’Appello secondo cui il conducente dell’autocarro percepì che il rimorchio era fermo soltanto a breve distanza dall’ostacolo e secondo cui trova applicazione la presunzione dell’ultimo comma dell’art. 2054 cod. civ..
3.- Il motivo è infondato quanto al primo profilo. L’art. 14 9 del codice della strada introdotto con decreto legislativo 30 aprile 1992 n. 285 non si applica nel caso di veicolo fermo sulla carreggiata per cause diverse dalla circolazione, per come è fatto palese anche dalla lettera del primo comma. Questo, nel suo inciso iniziale, fa espresso riferimento alla situazione che si verifica “durante la marcia” dei veicoli, imponendo ai conducenti di tenere la distanza di sicurezza, “rispetto al veicolo che precede”, vale a dire rispetto al veicolo che stia circolando avanti a quello obbligato a garantire l’arresto tempestivo onde evitare collisioni.
I precedenti citati in ricorso a sostegno della tesi della ricorrente si riferiscono a fattispecie in cui il veicolo tamponato, regolarmente circolante, si sia fermato per esigenze connesse alla circolazione (cfr. Cass. n. 19493/07, n. 12108/06); analogamente è a dirsi per tutti i precedenti citati in memoria (cfr., oltre quelli riferiti l’ipotesi tipica del tamponamento tra veicoli in movimento, Cass. n. 4021/13, relativo a tamponamento a catena di veicoli incolonnati; Cass. n. 11444/98, relativo a veicolo fermo per precedente incidente). Va, in particolare affermato che la presunzione de facto di mancato rispetto della distanza di sicurezza posta dall’art. 149 del codice della strada non concerne il caso del tamponamento del veicolo che, per una situazione anomala, avulsa dalle esigenze del traffico, costituisca un ostacolo fisso ed imprevedibile rispetto al normale andamento della circolazione stradale (cfr. Cass. n. 27134/06).
La norma pertanto non è applicabile al sinistro per cui è ricorso, che si è verificato perché il rimorchio si è staccato dalla motrice dell’autotreno – per come ricostruito dalla sentenza, sul punto non contestata dalla ricorrente.
3.1.- Quanto al resto, il motivo è, per un verso, inammissibile poiché involge l’accertamento dei fatti che il giudice del merito ha reso palese con motivazione congrua e logica; per altro verso, infondato per la parte in cui assume che vi sarebbe stato il superamento della presunzione di cui al quarto comma dell’art. 2054 cod. civ., sulla quale la decisione si fonda. Quanto alla ritenuta imprevedibilità dell’ostacolo, la Corte d’Appello ha considerato le condizioni di tempo e di luogo del sinistro, evidenziando, in particolare, che il conducente dell’autocarro non si trovò di fronte ad un arresto improvviso del veicolo che lo precedeva, bensì – come detto – di fronte ad un ingombro fisso, che, considerati la tipologia della strada e le caratteristiche del rimorchio, oramai staccato dalla motrice e lasciato lungo la carreggiata dall’autotreno, esulava dalle situazioni normalmente prevedibili come conseguenza della circolazione.
Analogamente è a dirsi quanto all’accertamento relativo ai tempi di avvistamento dell’ostacolo, avendo il giudice argomentato in punto di arresto improvviso del rimorchio causato “dal meccanismo di frenatura automatica”, di condizioni di tempo e di visibilità nonché di condotta di guida del conducente dell’autocarro (anche in riferimento alla velocità).
Esula dal giudizio di legittimità la rivalutazione di tutte siffatte circostanze, così come preteso dalla compagnia ricorrente.
3.2.- La Corte veneziana ha ritenuto che le circostanze di fatto come sopra accertate imponessero di ritenere che l’autotreno con rimorchio “presentasse qualche vizio di costruzione o non fosse stato sottoposto ad adeguata manutenzione”, con conseguente responsabilità presunta del proprietario per i danni da questi derivanti.
L’assunto della ricorrente secondo cui questa ragione della decisione verrebbe ad essere superata mediante l’applicazione dell’art. 149 del codice della strada resta confutato da quanto già detto in merito all’inapplicabilità di questa norma, nonché in merito all’indagine del giudice di merito che non ha ravvisato alcuna colpa nella condotta di guida del veicolo sopraggiungente.
Ed invero, una volta esclusa la presunzione di colpa del conducente del veicolo che si è scontrato con un altro fermo sulla carreggiata, a causa di un vizio di costruzione o di un difetto di manutenzione, ed escluso altro comportamento colpevole dello stesso conducente (arg. da Cass. n. 4754/04, impropriamente citata a sostegno del ricorso), resta operante la presunzione di responsabilità del proprietario del secondo veicolo ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 2054 cod. civ. In conclusione, il ricorso principale va rigettato.
4.- Col primo motivo del ricorso incidentale, la sentenza è censurata per violazione dell’art. 360 n. 5 cod. proc. civ., nella parte in cui ha detratto dall’ammontare del danno complessivamente liquidato in favore di B.J.T. gli acconti già versati (nelle date del 16 gennaio 1996 e del 20 gennaio 1996, secondo quanto si legge in sentenza), rivalutati alla data della pronuncia.
Il ricorrente incidentale sostiene che l’errore sta nel fatto che la Corte di merito non ha considerato che gli acconti erano riferiti al danno patrimoniale, specificamente ai danni causati all’autocarro, che, come dice la stessa sentenza, non erano stati richiesti perché già pagati. A riscontro del motivo il ricorrente incidentale indica anche gli atti di controparte, riportando quanto in proposito si legge nella comparsa conclusionale in appello della compagnia di assicurazione.
Quest’ultima, pur avendo depositato memoria ai sensi dell’art. 378 cod. proc. civ., non ha confutato quanto sostenuto col ricorso incidentale.
4.1.- Il motivo appare fondato e va accolto.
La Corte d’Appello, nel liquidare il danno non patrimoniale alla persona non avrebbe potuto detrarre gli acconti che erano stati corrisposti per il risarcimento della diversa voce del danno patrimoniale al veicolo.
La sentenza va cassata sul punto e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, questa Corte, decidendo nel merito, esclude che dall’importo liquidato a titolo di danno non patrimoniale debbano essere detratti gli acconti già corrisposti. Di conseguenza va corretto il dispositivo della sentenza, eliminando il seguente inciso: “detratti gli acconti versati da RAS S.p.a., rivalutati alla data odierna dalle date dei rispettivi versamenti”.
5.- Col secondo motivo il ricorrente incidentale lamenta violazione di legge e vizio di motivazione relativamente alla decisione di rigetto della domanda di risarcimento del danno patrimoniale alla persona. Egli sostiene che il giudice di merito avrebbe dovuto ritenere in re ipsa la prova dell’impossibilità di trovare lavoro per le incapacità dipendenti dalla malattia ovvero avvalersi della prova presuntiva.
Richiama, quindi, gli esiti della CTU ed i documenti prodotti nei gradi di merito.
Il motivo non merita di essere accolto.
5.1.- Esso è infondato per la parte in cui assume che il danno patrimoniale, in specie il danno da lucro cessante per riduzione della capacità lavorativa, possa ritenersi in re ipsa a seguito dell’accertamento di siffatta riduzione da parte del consulente tecnico medico legale.
È orientamento oramai consolidato di questa Corte che l’accertamento dell’esistenza di postumi permanenti incidenti sulla capacità lavorativa specifica non comporta l’automatico obbligo di risarcimento del danno patrimoniale da parte del danneggiante, dovendo comunque il soggetto leso dimostrare, in concreto, lo svolgimento di un’attività produttiva di reddito e la diminuzione o il mancato conseguimento di questo in conseguenza del fatto dannoso (così, da ultimo, Cass. n. 15238/14), pur essendo evidentemente possibile fare ricorso alla prova presuntiva (cfr. Cass. n. 1690/08, n. 17514/11, n. 2644/13, n. 25634/13 ed altre).
5.2.- Peraltro, la Corte di merito ha evidenziato in motivazione come, nel caso di specie, non fosse sufficiente all’accoglimento della domanda la dichiarazione dei redditi, prodotta dal danneggiato solo per l’anno 1994 -immediatamente precedente il sinistro (accaduto il 23 gennaio 1995), in presenza di altri elementi (tra cui le informazioni raccolte dal consulente medico-legale) atti a dimostrare che egli aveva continuato a lavorare quanto meno fino al 2004.
Questo accertamento di fatto non è validamente contestato, poiché il ricorrente si limita a contrapporvi soltanto il proprio assunto di avere svolto “fino al 2004 qualche lavoretto e poi basta”, senza indicare quali sarebbero le fonti di prova atte a dimostrare tale assunto, delle quali il giudice di merito non avrebbe tenuto conto (non essendo idoneo allo scopo il certificato INAIL, riprodotto in ricorso ed attestante il grado di riduzione della capacità lavorativa, dal momento che questo ha la medesima portata probatoria del corrispondente accertamento medico legale, di cui all’orientamento sopra richiamato).
5.3.- Dato quanto fin qui esposto, è corretto l’argomentare del giudice di merito secondo cui il decremento di reddito non avrebbe potuto essere presunto.
Trattandosi di soggetto percettore di reddito anche dopo il sinistro, malgrado la sopravvenuta riduzione della capacità lavorativa, sarebbe stato onere del danneggiato fornire, come detto in sentenza, un “termine di paragone”, vale a dire dare la prova del reddito ricavato negli anni successivi al sinistro; questo avrebbe potuto essere comparato con quello dichiarato nell’anno immediatamente precedente, sia per dimostrare il decremento del reddito prodottosi dopo il sinistro (lucro cessante passato) sia per fondare la prova presuntiva del probabile futuro decremento (o mancato incremento) di reddito (lucro cessante futuro).
In mancanza, il giudice non si sarebbe potuto servire del criterio c.d. del triplo della pensione sociale di cui all’art. 4 della legge n. 39/77 (cfr., tra le altre, Cass. n. 19357/07), così come sostenuto col secondo motivo del ricorso incidentale. Questo motivo va perciò rigettato.
Considerati il rigetto del ricorso principale e di uno dei due motivi del ricorso incidentale, si ritiene di giustizia la compensazione integrale delle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte, decidendo sui ricorsi, rigetta il ricorso principale ed il secondo motivo del ricorso incidentale; accoglie il primo motivo del ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata nei limiti di questo accoglimento e decide nel merito secondo quanto specificato in motivazione, eliminando dal dispositivo della sentenza impugnata il seguente inciso: “detratti gli acconti versati da RAS S.p.a., rivalutati alla data odierna dalle date dei rispettivi versamenti”.
Compensa interamente tra le parti le spese del giudizio di cassazione.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI